Stinger | Recensione film

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stingerIl Newark, un sottomarino americano con reattore nucleare, scompare misteriosamente al largo delle coste della California. Il governo, per recuperarlo, allestisce una squadra di soccorso che, a bordo di un mezzo speciale, raggiunge il sottomarino. Penetrati al suo interno, scoprono una tremenda situazione: tutto l’equipaggio è stato tremendamente massacrato da qualcosa di misterioso. Ben presto il gruppo scoprirà il legame tra il massacro e una perdita del reattore che ha contaminato il laboratorio interno del Newark, creando qualcosa di letale e molto feroce.

Negli ultimi anni sta riprendendo quota (nel senso che si sfornano parecchi titoli come accadeva negli anni 70 e 80, anche se di qualità decisamente inferiore a quei tempi d’oro) il vecchio e simpatico filone della “Eco-vengeance”. Quest’ultimo ci ha regalato molti ottimi lavori, ma oggi, purtroppo, genera dei prodotti mediocri come questo “Stinger” (2005) di Martin Munthe. I difetti sono moltissimi e tutti tremendamente evidenti.
La storia è davvero minimale: praticamente non c’è la più piccola sorpresa (la morale ambientalista è appena accennata, per non dire inesistente). I mostri si scoprono quasi immediatamente ed, inoltre, non vi è alcun colpo di scena o effetto sorpresa.
Il finale, ad onor del vero, vorrebbe rappresentare un colpo di scena ma più che altro si rivela scontato ed offensivo. Il prologo appare troppo breve, confuso e inutile; sul perché degli scorpioni non viene data alcuna chiara indicazione (lo spettatore è meglio che tiri semplicemente ad indovinare che fa decisamente prima e meglio).
C’è, in effetti, molta azione, ma si cade nella noia e soprattutto nella più totale ridicolaggine: allora, abbiamo una scazzottata che dire demenziale è dire troppo poco; abbiamo delle sparatorie con fucili giocattolo e colpi a salve, in cui i marines non riescono a colpire degli scorpioni grossi come mucche a meno di mezzo metro di distanza; senza poi dimenticare alcune sequenze che vorrebbero essere comiche ma che, in realtà, tolgono il respiro come un nodo scorsoio.
I dialoghi sono tutti troppo ridicoli, assurdi e insulsi per essere riportati. I personaggi sono ovviamente quelli tipici del genere ma addirittura meno caratterizzati di quanto uno pensi: abbiamo la solita dottoressa che cerca di salvare tutti dal terribile esperimento sfuggito al controllo del governo; il solito marine coraggioso e tutto muscoli e azioni, ma senza un briciolo di cervello; i soliti comprimari fifoni che cercano di salvare la pelle in tutti i modi possibili; la carne da macello ovvero le vittime predestinate (come entrano in scena già si capisce che faranno una brutta fine); la solita bonazza che ci regala scene di parziale nudo nei momenti meno azzeccati (nel caso di specie si apparta col tizio di turno, in un corridoio vicino alla zona stracolma di scorpioni giganti; tutto insomma molto logico e sensato, dopotutto chi non vorrebbe un po di intimità all’interno di un sottomarino nucleare infestato da enormi scorpioni?); senza poi dimenticare l’immancabile villain di turno più squallido degli ultimi anni (che cerca di appropriarsi dell’esperimento a fini di lucro).
Tutto appare insomma come una minestra riscaldata, insipida e fatta con alimenti di dubbia qualità. Il cast è da lasciare senza fiato: tutti egualmente inespressivi come le assi di legno di una staccionata.
I trucchi sono tutti, e dico proprio tutti, in cgi (dal mezzo usato dai marines per raggiungere il Newark, agli scorpioni giganti, per giungere alla “sorpresa finale”): la grafica del vecchio commodore 64 era decisamente meglio, quella almeno divertiva ed era tanto per quei tempi, questa irrita solamente chiunque.
Gli scorpioni del titolo sono mal realizzati; le loro animazioni non convincono per nulla e a tratti appaiono davvero grossolane, a tal punto da rimpiangere scadenti trucchi come quelli visti nel discutibile “Glass trap” (li c’erano delle voraci formiche assassine, in parte realizzate con la computer grafica, in altri casi con dei pupazzetti di gomma piuma).
Unica nota non positiva, ma comunque accettabile è il tasso di sangue: ci sono parecchie morti e il make up in questi casi non è proprio malvagio. Certo pensare che questo possa risollevare il film è assolutamente impossibile.

Sicuramente questo “Stinger” insieme al simile “Tail stinger” rappresenta il peggior film mai fatto sugli scorpioni assassini e si rimpiange tanto ma proprio tanto, per non dire molto di più, il vecchissimo ma inossidabile “Black scorpion” (prodotto della fantascienza anni 60).
La cosa più divertente di questo “Stinger” è che, apparentemente, la storia e la locandina potrebbero anche sembrare interessanti. Certo non ci si aspetta il capolavoro o il gioiello sconosciuto, ma nemmeno un film cosi piatto, noioso e con una computer grafica così mediocre: quel genere di film insomma che si cerca di dimenticare subito.

Recensione di decker

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