Nel prologo assistiamo al suicidio, nell’Hotel Bodega Bay Inn, del famoso burattinaio francese Andrè Toulon; l’uomo è costretto a tale estremo gesto per non far cadere in mano a dei sicari tedeschi il segreto dell’immortalità; segreto che egli ha racchiuso nelle sue marionette. Ai giorni nostri, un gruppo formato da quattro persone, tutte dotate di poteri psichici, viene invitato nell’albergo per commemorare la morte di un loro vecchio collaboratore, il dottor Neil Gallagher. Quest’ultimo era giunto al Bodega Bay Inn seguendo le tracce del burattinaio, al fine di carpirne il prezioso segreto. Ma come si accorgeranno ben presto a loro spese, tale segreto è gelosamente protetto dalle marionette di Toulon, che non sono dei semplici pupazzi di legno, ma degli esseri vivi e soprattutto crudeli.
Il film è stato diretto dall’abile mestierante David Schmoeller che ha fornito però, in passato, prove ben più convincenti e di spessore, come in “Striscia ragazza striscia” (che aveva come protagonista il grande Klaus Kinski, nella parte del figlio di un criminale nazista). “Puppet master” è il primo film realizzato dalla casa di produzione “Full moon”, sorta dalla ceneri della defunta Empire (famosa per lavori come “Dolls” e “Re-Animator”, entrambi di Stuart Gordon).
Parliamo di un divertente piccolo film che ha il pregio di non annoiare, benché presenti diversi difetti non proprio da poco. Purtroppo, ci sono delle sequenze e dei dialoghi davvero ridicoli; ad esempio la scena della purificazione del cadavere di Gallagher da parte della medium è pessima, nonché, involontariamente, molto comica; oppure si segnalano alcuni dialoghi tra il figlio della medium e la signora Gallagher; lo stesso dicasi, poi, per alcune sequenze oniriche girate in bianco e nero che, praticamente, non hanno senso e nulla aggiungono alla storia.
L’ambientazione del film risulta poco sfruttata; l’albergo in questione appare immenso eppure l’azione si svolge solo nelle stesse “quattro” stanze. Il regista ha scelto di non sfruttare la carta dell’effetto sorpresa svelando quasi subito l’identità dei killer, mostrandoli chiaramente in azione; però, allo stesso tempo, è stato abile nel non mostrare tutti gli omicidi perpetrati dai pupazzi killer, ma operando una sorta di cernita; alcuni, che si potrebbero definire abbastanza ovvi (tipo gole tagliate), avvengono fuori campo e quindi lo spettatore ne visiona solo il “risultato”; mentre altri, decisamente più originali vengono mostrati con dovizia di particolari; in tal senso è degno di nota quello a carico della “donna”, che uccide tramite delle disgustose ed enormi sanguisughe.
La recitazione non è sicuramente eccelsa, ma nemmeno così scandalosa da protestare vivacemente. Gli effetti speciali sono credibili, ben realizzati in modo del tutto artigianale; di sangue ne viene mostrato poco e solo in alcune circostanze.
I pupazzi sono tutti molto originali e ben costruiti: abbiamo “testa di spillo” (un pupazzo la cui caratteristica principale sono le grandi e forti mani); un soldato con la testa terminante in trapano; un altro con un uncino e un coltello al posto delle mani (e due lame al posto degli occhi); la donna, che “vomita” sanguisughe; ed infine il jolly (semplice spalla degli altri pupazzi; è infatti l’unico che non vediamo mai uccidere; si limita a coadiuvare le “azioni” degli altri).
Le animazioni sono curate e mostrate in modo adeguato; l’uso sapiente degli effetti speciali è sempre un elemento positivo, soprattutto quando i suddetti sono buoni ma non eccezionali. La storia alla base del film risulta intrigante, benché la sceneggiatura la penalizzi un poco; si sono volute inserire diverse sequenze oniriche che, sebbene connesse al potere psichico del protagonista e quindi utili alla sua caratterizzazione, appaiono troppo simili tra loro e ripetitive.
Non si palesano plagi palesi da altri film; nemmeno nel look dei pupazzi animati (tutti piuttosto originali).
In definitiva un prodotto che, però, nulla aggiunge al sottogenere “pupazzi killer”; nel quale spiccano lavori davvero indimenticabili come “La bambola assassina” (per alcuni il migliore di tutti) e “Dolls” (quasi una favola horror con morale incorporata), oppure opere molto curiose come “Bad Pinocchio”.
Recensione a cura di decker









