Plane Dead | Recensione film

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planedeadUn aereo diretto a Parigi trasporta uno strano contenitore refrigerante nella stiva, che a causa di una forte turbolenza si apre liberando ciò che si trova al suo interno. Per i passeggeri inizia l’incubo.
Se negli altri zombie movie i morti camminavano sulla terra, Scott Thomas, regista esordiente, li proietta in uno spazio aereo all’interno di una location ristretta e senza via di fuga, e quindi molto più claustrofobica nel momento in cui inizia la diffusione del contagio.
I primi trenta minuti del film (concentrati sul profilo dei personaggi) scorrono lentamente ma poi il ritmo aumenta improvvisamente fino a raggiungere livelli massimi di tensione e di gore.
Ed è durante lo scompiglio che si viene a creare a bordo del velivolo che il regista si sbizzarrisce in citazioni e rimandi che riguardano tutto l’immaginario horror degli ultimi 20 anni: i tempi brevi con cui avviene il contagio ricordano Demoni di Lamberto Bava, così come le scene in cui gli zombi strisciano nei condotti dell’aria (sequenza che ricorda anche Alien di Ridley Scott) e tra le file dei sedili dell’aereo; mentre lo strano contenitore che si apre rimanda chiaramente a Il Ritorno dei Morti Viventi di Dan O’Bannon…
Il make-up degli zombie è di livello abbastanza elevato, così come gli effetti speciali curati da Brian Wade che impreziosiscono le spruzzate di sangue, gli squartamenti, i banchetti cannibaleschi e le amputazioni.
Uno spettacolo infernale che allieterà lo spirito degli horrorofili.

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