Una coppia di giovani scompare misteriosamente in una località montana, in prossimità di un vecchio impianto militare. Sulle loro tracce si mette una caparbia investigatrice, aiutata da Paul Grogan, un inizialmente riluttante abitante del posto. Le loro ricerche portano inequivocabilmente all’impianto militare, apparentemente abbandonato. Entrati di nascosto, rinvengono alcuni effetti personali dei due ragazzi vicino a delle enormi vasche e temendo un annegamento, per recuperare i corpi, decidono di vuotarle tutte. Purtroppo, però, i due con il loro gesto libereranno nel fiume vicino qualcosa di tremendo e di praticamente inarrestabile…
Nel lontano 1975 Steven Spielberg con il suo “Jaws” rinnovava il cinema del terrore, dando contestualmente vita ad un particolare filone che, nel panorama Horror, si è rivelato estremamente prolifico soprattutto negli anni ’80. Parliamo del cosiddetto “beast/movie”. I cloni de “Lo squalo”, nel corso dei decenni, si sono sprecati, ma tra i tanti flop o meno, ricordiamo anche degli indiscutibili gioiellini come questo “Piranha”, oppure “Razorback” e “Alligator”. Sotto la produzione dell’immortale e infallibile “marpione” Roger Corman, Joe Dante, alla sua prima prova da regista, confeziona un lavoro di pregevole fattura. Non possedendo i mezzi materiali e le doti tecniche del fondatore del genere, Dante sceglie la semplicità e l’immediatezza, realizzando un film molto lineare, privo di virtuosismi alla ripresa, ma tagliente come i denti dei feroci pesci del titolo. Il soggetto e la storia, a cura del geniale John Sayles, filano che è una meraviglia: il film si gusta proprio tutto d’un fiato. Teso, avvincente, martellante, senza buchi e momenti di tregua. Questi due “abili tipi” (sempre Dante alla regia e Sayles come sceneggiatore e scrittore del soggetto), ci regaleranno, in seguito, un altro indiscutibile gioiellino del cinema Horror, ovvero “The Howling” (L’ululato). Certo, in “Piranha”, qualche scena potrebbe risultare un pò “ingenuotta” (vedi riprese accelerate, quando i protagonisti cercano di arrivare il prima possibile all’Acquarena con una macchina della polizia), ma in fondo non danno alcun fastidio. Diverse e mai velate le critiche all’esercito americano e agli esperimenti, di dubbia natura e anche di discutibile riuscita, condotti durante il periodo della guerra del Vietnam (i piranha del titolo dovevano essere introdotti nei fiumi, risaie e laghi del Vietnam, per renderli del tutto impraticabili; un progetto che non avrebbe risparmiato assolutamente nessuno, generando delle tremende carneficine). Certo non basta ciò a rendere tale film contenutisticamente “saturo ed elevato”, ma è sufficiente a renderlo “astuto”, allusivo e anche sarcastico. Oltre alla storia, un altro punto forte del lavoro di Dante è rappresentato dal sontuoso Make-up realizzato da un superbo Rob Bottin. I piranha del titolo si “dannano alla grande” per lasciare tracce indelebili del loro passaggio sui corpi dei sopravvissuti: vediamo, con dovizia di particolari, arti e corpi dilaniati, ferite a perdita d’occhio (non male la scena in cui viene mostrato un ragazzo che non ha più metà volto, divorato dai piranha). Dosi massicce di gore e sangue che rendono il film visivamente di notevole impatto e abbastanza difficile da dimenticare. C’è però da sottolineare che non si tratta di uno sfoggio fine a se stesso e “buttato lì senza una propria logica e coerenza” (come spesso avviene in molti “splatter” recenti, in cui le scene sanguinarie sembrano quasi avulse dal contesto narrativo e in alcuni casi anche eccessive; mostrate solo per sfoggio di mezzi, talvolta anche davvero discutibili), ma perfettamente asservito al film (alla storia nel particolare). Di questo simpatico lavoro targato Joe Dante colpisce anche la crudeltà: nella storia non si risparmia proprio nessuno; i piranha attaccano tutti (bambini compresi), lasciando, dopo il loro passaggio, una vera e propria ecatombe. Tra tutte le scene di massa, sicuramente, quella più riuscita e coinvolgente, risulta essere quella finale, che si svolge nel parco acquatico Acquarena, diretto dall’onnipresente Dick Miller (visto in piccole ma divertenti parti come nel fortissimo “Gremlins”). Dante, decide di mostrare i “piranha” all’opera sempre molto poco, rispetto a quanto uno spettatore potrebbe immaginare: difatti si vedono solo alcuni fotogrammi dei loro spostamenti in branco e vengono inquadrati solo parzialmente e per pochissimo tempo durante i loro svariati attacchi ai malcapitati di turno. Questo sapiente e ben dosato uso, permette al trucco di non perdere il suo fascino e gli dà una certa resa, ma soprattutto non ne svela mai i difetti (in sostanza parlando metaforicamente si può dire che non vediamo mai i fili che muovono le marionette). In definitiva un must assoluto da non perdere.
Recensione a cura di decker







