Out for blood – La paura dilaga | Recensione film

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out_for_bloodIl detective Hank Holten divorzia dalla moglie (una nota scrittrice di romanzi horror; tutti incentrati sul vampirismo), ma non si rassegna all’idea che lei possa uscire con altri. Incomincia cosi a bere e anche a pedinarla, subendo, conseguentemente, i rimproveri del suo capo e amico; quest’ultimo per distrarlo e tenerlo lontano dai guai, gli assegna un caso apparentemente facile: la scomparsa di una giovane studentessa di nome Layla. Il detective inizia le sue ricerche e, dopo poco, riesce a rintracciare la ragazza con un gruppo di persone ad un rave; la segue e finisce in un vecchio ospedale abbandonato. Qui il detective si accorge che il gruppo è in realtà composto da vampiri, cerca di scappare ma viene fermato e morso dal loro capo. Si risveglierà il giorno dopo da solo nel vecchio ospedale con una strana ferita al collo… ma è stato solamente un sogno oppure è stato veramente morso da un vampiro e dovrà cercare di ucciderlo per evitare di trasformarsi in una creatura della notte?

“Out for blood”, per lo scrivente, rappresenta una piacevole e inaspettata sorpresa. A priori sembrerebbe il solito film sui vampiri; ovvero, si potrebbe prospettare la stessa usurata trama (tizio morso che cerca a tutti i costi di fare fuori i vampiri ecc..) e i soliti colpi di scena telecomandati (talmente scontati da offendere quasi); invece no, niente di tutto ciò. Certo il primo tempo parte in maniera “canonica” e previbile (anche se tratteggia in maniera abbastanza convincente la situazione personale del protagonista; geloso ed ossessionato dalla moglie scrittrice, che segue ovunque e che cerca malamente di riconquistare), ma col passare del tempo cresce l’interesse. Cominciano a palesarsi diversi elementi che non permettono di avere certezze sulla storia: cioè, se si tratti della realtà oppure di un’allucinazione del confuso protagonista, sconvolto dagli eventi e, come già detto, dedito al bere e non poco. Kevin Dillon, nella parte del detective (protagonista della storia) ha offerto una buona interpretazione: senza guizzi ma anche senza sbavature. Su Lance Henriksen non c’è molto da dire: professionale ed affidabile come sempre, anche in ruolo di non molto spessore e impatto sulla storia. Unico neo del film: la fotografia troppo chiara (in alcuni frangenti, certe scene sembrano “patinate”); ciò stona un po’, dal momento che non ricrea l’atmosfera giusta che ci si attenderebbe per alcune sequenze (in certi frangenti ci vorrebbe una fotografia scura che giochi con luci e ombre e non toni chiari e accesi); le quali dovrebbero avere una certa presa o effetto (che dir si voglia) sullo spettatore o comunque ricreare un’atmosfera angosciante e tetra (ad esempio la scena del rave non risulta molto riuscita: troppo psichedelica e confusa e, soprattutto, luminosa: sembra di stare quasi in una discoteca con luci stroboscopiche). Le sequenze sanguinarie sono concentrate quasi interamente nel secondo tempo e risultano tutte abbastanza credibili (qualche trucco è in cgi ma ci si può tranquillamente passare sopra; in fondo il sangue scorre abbastanza); effetti speciali a cura dell’ormai noto John Carl Buechler (vecchio mestierante del genere con valanghe di titoli alle spalle). Il look elaborato per il capo vampiro non è affatto male: un mostro (in piena regola, con artigli e zanne) che ha quasi perso le sembianze umane; peccato che gli abbiano dato una voce davvero brutta (distorcere il suono per creare una voce pseudo-gutturale è stata davvero una pessima idea, che si potevano risparmiare alla grandissima; inoltre, risulta una scelta inspiegabile, perché, sicuramente, non rende più inquietante il personaggio, ma anzi rischia quasi di renderlo ridicolo). Nel film manca un vero e proprio antagonista (elemento piuttosto curioso e se vogliamo quasi originale); si potrebbe dire che, a turno, ricoprano tale ruolo i diversi vampiri della storia; prima abbiamo la ragazza che il detective cercava al rave; poi il “secondo” del gruppo ed, infine, il capovampiro. Notevole il finale ad incastri che si può interpretare in diversi modi (la lettura onirica, per lo scrivente, risulta essere senza dubbio la più affascinante e la più azzeccata, perché ancora non molto sfruttata); certamente, lo si può considerare il pezzo forte del film; una buona sorpresa alla fine può giovare molto al giudizio complessivo del film, che comunque sarebbe già di per se positivo. In definitiva un piccolo filmetto che può essere visto per passare 90 minuti piacevolmente senza dover spegnere il cervello.

Recensione di decker

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