Una giovane investigatrice, Keiko Kirishima, s’imbatte in due suicidi misteriosi che sembrano essere collegati fra loro: poco prima della loro morte (avvenuta nel sonno) le vittime hanno composto, con i loro cellulari, lo stesso numero di telefono registrato con il numero “0”. La polizia decide di rivolgersi all’investigatore dell’incubo, un ragazzo che riesce ad entrare nei sogni delle persone, per cercare di risalire all’assassino.
Shinya Tsukamoto, l’artista visionario dei Tetsuo, A Snake of June, Ichi The Killer, confeziona un horror che ripercorre in modo distinto e autentico i cliché del genere (fantasmi, incubi, cellulari…), una pellicola in cui il regista fonde magistralmente e con grande classe visiva, la realtà con il sogno, e la vita con la paura della morte, in cui il suicidio rappresenta la sola salvezza, la liberazione dalla sofferenza umana, e dove non mancano la frenesia, il sogno, la violenza, elementi caratteristici dei suoi lavori precedenti. Tsukamoto ci presenta realtà parallele, spazi atemporali, luoghi sconfinati in cui il Killer (interpretato da Tsukamoto stesso) si nasconde e gioca con la vita delle sue vittime. Un film ipnotico in cui si può ammirare la bravura del regista nel creare tensione nello spettatore: Akumu Tantei penetra nell’anima e fa riemergere gli incubi più inquietanti e le paure più profonde.
La regia realizzata utilizzando una telecamera a mano, unita a una fotografia monocromatica, maestosa e livida che alterna colori caldi e freddi, e la colonna sonora molto coinvolgente, rendono il film un interessante esperimento onirico quasi surreale.
Un film meraviglioso, consigliato agli amanti del cinema giapponese.
Recensione di Lady of sorrow







