La Sedia del Diavolo | Recensione film

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sedia-diavolo-devil-chairDopo aver fatto uso di droghe, Nick e la sua ragazza Sammy si intrufolano in un manicomio dove trovano uno strano macchinario simile ad una sedia. I due ragazzi avviano accidentalmente il suo meccanismo scatenando orrore e provocando la morte di Sammy. Nick viene accusato di omicidio e rinchiuso in manicomio, da dove uscirà qualche anno più tardi grazie al Professor Willard, un uomo intenzionato a scoprire la verità.
Adam Mason (Broken) ci sorprende nuovamente con questo lungometraggio su cui grava un fascino perverso e una superba violenza grafica. Gli occhi e le parole di Nick, il protagonista, ci scaraventano in un universo fatto di finzione e realtà, una dimensione in cui sono evidenti forti echi barkeriani (la sedia, le catene e le dimensioni parallele, nonchè una citazione fatta dal protagonista) e trovate registiche dal tocco personale. Andrew Howard, personaggio carismatico, gioca con il pubblico, lo prepara e lo coinvolge per tutta la durata del film. La sua pazzia, le pareti tetre dell’edificio, il mostro che sorge dal pavimento accompagnato da una musica spettrale e da una fotografia livida, la sedia che strazia e dilania i corpi, il sangue copioso, sono tutte strade che conducono all’inferno.
I difetti della pellicola riguardano principalmente alcune ingenuità della sceneggiatura e la monotonia dei dialoghi affrontati dal Dr. Willard. Tuttavia, è un film molto interessante che si discosta dall’ondata di remake e di film marchiati dai soliti cliché proprio perchè intraprende un proprio percorso con originalità e fascino.

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