La notte dei sette assassinii | Recensione film

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la-notteUn maniero sperduto nella campagna, teatro di diversi strani omicidi e suicidi dei membri della famiglia che lo ha abitato, viene utilizzato dal regista Eric Hartman e dalla sua troupe, come set per un film. Film che dovrebbe essere incentrato sulla stregoneria e sull’evocazione dei morti.
Inizialmente, le riprese procedono in modo rapido e senza problemi, facilitate anche da una adeguata e suggestiva cornice, fino a quando lo sceneggiatore trova, per caso, “il libro tibetano dei morti” e decide di utilizzarlo per rendere più credibili le scene relative alle invocazioni.
Le parole dell’antico testo risveglieranno, però, qualcosa dal vecchio cimitero, vicino alla villa, mettendo tutta la troupe in grave pericolo.

“La notte dei sette assassinii” meglio noto come “ House of seven corpses” è un simpatico e sconclusionato B movie, con tanti difetti ma, in fondo, anche qualche pregio (nonché un titolo di un certo fascino). Innanzitutto, presenta un cast molto interessante e se vogliamo di spicco (soprattutto in tempi andati); qualcuno potrebbe, però, considerare questo filmetto quasi un cimitero di elefanti oppure un mesto viale del tramonto per vecchie star. Comunque, a prescindere da queste considerazioni quanto mai opinabili, abbiamo “in primis” il grande John Carradine (interpreta il custode del sinistro maniero; a lui è affidato il compito di avvertire i malcapitati del pericolo che corrono), apparso in cosi tanti film da perdere decisamente il conto; allo scrivente piace ricordarlo per alcuni piccoli ma incisivi ruoli in gioielli come “Howling” e “Sentinel”. Un tempo molto famosa e anche piuttosto bella era Faith Domergue (interpreta la star del film horror che Hartman tenta di girare), che ci piace ricordare nel cult (nonché uno dei migliori film di fantascienza di sempre) “Il cittadino dello spazio”; e la cui situazione ai tempi in cui fu girato “House of seven corpses” ricorda vagamente quella del personaggio interpretato nel suddetto film.
L’inizio è abbastanza promettente; si parte con una bella sequenza di morti, nei titoli di testa, quasi una sorta di danza macabra che farebbe ben sperare per il seguito. Si segnala una buona descrizione della situazione e una cornice veramente adatta (il castello scelto è suggestivo e sinistro). Putroppo, però, come accade in troppi B-movie, le varie e buone idee presenti non vengono sfruttate a dovere e trasposte con qualità. Questo in generale (ovvero per quasi tutti i B-movie), non solo per il film in oggetto, è un peccato davvero, dal momento che ci sono molte buone intuizioni (l’idea del film nel film; l’influenza dell’uno sull’altro; la rappresentazione “singolare” delle invocazioni) e idee originali che meriterebbero una migliore realizzazione.

Comunque sia, le aspettative dello spettatore vengono disattese. Ci si imbatte in una serie di elementi negativi: dialoghi davvero troppo troppo prevedibili (praticamente lo spettatore può tranquillamente anticipare le battute degli attori per quanto certe situazioni appaiano scontate); nella storia si ravvisano alcune incongruenze, dovute ad un montaggio non troppo attento, che ha generato dei “buchi”; infatti, alcune scene sembrano slegate, altre addirittura connesse a forza e non per logica successione; in altri casi invece si ha l’impressione che manchi addirittura qualche cosa o qualche fotogramma.
Il reparto gore non è molto forte; di sangue un pò ne scorre ma certo i trucchi non sono molto credibili; in tal senso, si può affermare che la parte di maggior nota sia la sequenza iniziale di morti e suicidi (se non altro rappresenta un inizio molto curioso e anche di un certo impatto visivo). Inoltre si ricorda che in quel periodo il gore non era proprio uno degli elementi sempre condivisi ed utilizzati. In fondo, poi, in questo film non sarebbe neanche troppo necessario; invece più suspance avrebbe giovato molto.
Benché nel giudizio complessivo sul valore del film incida davvero poco, si segnala anche una locandina molto riuscita, che invoglia alla visione. Nonostante i sopraelencati difetti, a cui si dovrebbe aggiungere un secondo tempo caotico e non sempre chiaro, questo filmetto riesce piacevole alla visione: ha qualche buon momento di tensione (come il curioso doppio finale ben orchestrato e girato) e qualche scena che riesce a coinvolgere lo spettatore.

In definitiva, un filmetto che una visione, comunque, la merita e che va salvato solo per la buona volontà infusa nella sua realizzazione, anche se il risultato poi, oggettivamente, non sarebbe di molto conto; un premio alle idee e all’iniziativa. Cose che oggi mancano quasi del tutto, creando una situazione non certo rosea.

Recensione a cura di Decker

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