La casa di Helen | Recensione film

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La_casa_di_HelenDopo 25 anni dalla morte dei suoi (morte avvenuta, peraltro, in circostanze misteriose), Jesse decide di ritornare con la compagna Kate nella casa della sua famiglia, meglio nota nella zona come “Casa di Helen”. Alla coppia si aggiungono, a sorpresa, il miglior amico di Jesse e la sua ragazza. Il gruppo però scoprirà ben presto che la vecchia “casa di Helen” non è come tutte le altre e nasconde molti terribili segreti.

In questo caso è d’obbligo una iniziale premessa: il titolo in questione non ha nulla a che vedere con la serie iniziata dal capolavoro di Sam Raimi. Questo film appartiene ad un’altra serie, prodotta e supervisionata da Sean Cunningham della quale, rispettivamente, fanno parte: “Chi è sepolto in quella casa” (House I); “la Casa 7” (House III); “House 4: presenze impalpabili” (House IV). Si tratta di lavori sui quali Cunningham ha esercitato un certo controllo, pur lasciando sempre la regia ad altri; tutti mestieranti o buoni artigiani come Steve Miner (che ricordiamo per simpatici titoli come “Lake placid”).
“La Casa di Helen” (House II), inoltre, non si può considerare un vero e proprio horror; forse sarebbe meglio vederla come una sorta di curiosa commedia horror simil “Scuola di mostri”; un particolare prodotto anni ’80, che nonostante tutti i suoi palesi difetti suscita sempre nostalgia e in questo caso anche tanta simpatia.
A voler essere precisi di horror c’è solo la sequenza iniziale in cui ci viene mostrata la morte del padre e della madre di Jesse ad opera dello spettro chiamato “Slim Reason”. Dopo ciò, tutto assume un tono chiaramente comico e avventuroso; questi infatti risultano gli elementi preponderanti del film: l’azione e la comicità. Si susseguono molti dialoghi e scene da ridere, volontariamente (vedi episodio della prima uscita di Charlie con il “nonnino” Jesse) e anche involontariamente (l’incontro con l’elettricista-avventuriero Bill).

La storia alla base del film, nonostante tutto, potrebbe essere considerata anche affascinante: l’idea che la casa possa essere, in realtà, una sorta di porta o varco verso epoche diverse è piuttosto intrigante (certo non un’idea nuova ma nemmeno inflazionata).

Anche l’idea del teschio di cristallo come “chiave dimensionale” non è affatto male (è infatti il teschio che permette l’apertura delle varie porte “spazio-temporali” attraverso la casa). Tali idee potevano essere sfruttate in chiave horror o fantascientifica e potevano dare grandi soddisfazioni: ci si poteva davvero sbizzarrire e si poteva creare un ottimo fantahorror con ambientazioni atipiche (si ricordino le varie epoche “menzionate”). E’ un grosso peccato che ciò non sia avvenuto (vedendo questo filmetto si ha davvero la convinzione che siano state buttate alle ortiche delle idee ottime).
Come già detto in precedenza, l’azione non manca anzi: si susseguono piuttosto rapidamente diversi “viaggi” tra epoche diverse. Si parte dalla preistoria (con tanto di feroce cavernicolo e famelici mostri); alla civiltà maya o azteca (dei sacrifici umani); al vecchio west (con tanto di duello tra Jesse e lo spettro/zombie Slim). Sicuramente dei tre scenari il più suggestivo è quello finale nel west: soprattutto nella parte della sfida all’ultimo sangue per il teschio.
Gli effetti speciali del film non sono affatto male: ricordiamo dei buoni trucchi in stop motion per le animazioni dei mostri preistorici, dei simpatici pupazzetti per il “bruco-cane” e per lo “pterodattilo bianco” (dei due, il più assurdo e spassoso, nonché buffo è sicuramente il primo); ed infine un buon make up per il “nonnino” e per lo spietato “zombie” Slim (il trucco per quest’ultimo è sicuramente uno degli elementi più interessanti di tutto il film; ottima la parte in cui viene crivellato di colpi, prima da Jesse e poi dalla polizia; nonché la parte in cui compare in scena in sella ad un cavallo “zombie”). Della serie questo è l’episodio decisamente meno gore: non si vede nemmeno una sola goccia di sangue. Anche se ad onor del vero anche gli altri episodi sono decisamente poco sanguinari: l’unica eccezione è rappresentata dalla “Casa III”; li di sangue se ne vede parecchio, l’unico cruccio è relativo al fatto che tutti gli omicidi più cruenti avvengano fuori scena; lo spettatore ne vede solamente “i risultati”.“La casa di Helen” è uno di quei film che, se visti da piccoli, rimangono nella memoria come piacevoli e divertenti ricordi (al di la del loro effettivo valore), altrimenti, se visti in un altra età vengono immancabilmente massacrati per tutti i loro evidenti difetti.

Questo lavoro si deve vedere a cervello spento, senza pretese accontentandosi di passare 80 min in relax, magari facendosi anche qualche risata (preventivata o meno), con mostriciattoli, viaggi in altre dimensioni, parenti zombie e spettri.

Recensione a cura di decker

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