Questo film è composto da quattro storie di fantasmi ispirate a leggende popolari nipponiche.
“Black Hair” (Kurokami): un samurai ridotto in povertà abbandona la sua amata e sposa un’altra donna per denaro, ma il matrimonio è disastroso e decide di ritornare dalla prima moglie.
“The Woman in the Snow” (Yuki-onna): durante una tempesta di neve un taglialegna incontra uno spirito dalle fattezze di donna che gli risparmia la vita a condizione che il ragazzo non parli di quell’evento.
“Hoichi the Earless” (Miminashi Houichi no hanashi): Hoichi è un bravissimo musicista cieco e la corte imperiale fantasma di una dinastia estinta gli chiede di cantare la ballata epica della loro gloriosa battaglia. I monaci tatueranno sul suo corpo un mantra sacro per proteggerlo dagli spiriti.
“In a cup of tea” (Chawan no naka): un guerriero viene sfidato a duello da un’immagine riflessa nella sua tazza del tè.
Kwaidan è un classico del cinema horror giapponese dalla modernità indicibile, un film che attinge con eleganza alla fiaba (la voce narrante, gli ambienti claustrofobici e spettrali, l’atmosfera gotica e fantastica sospesa fra realtà e sogno) e alla tradizione giapponese sfociando in un’opera quasi teatrale.
La fotografia sempre cangiante e la scenografia (pur essendo evidentemente irreale), racchiudono in sè un fascino inarrivabile e sinistro.
Una pellicola dai toni lirici (l’amore, la morte, il dolore, la solitudine, il rimorso) che affonda le sue radici in immagini visive, in allucinazioni e in musiche quasi sussurrate che tendono a ingigantire incubi e fantasmi interiori.
Probabilmente il più bell’horror cinematografico di tutti i tempi.
Curiosità: il secondo episodio “The Woman in the Snow” è stato sicuramente fonte di ispirazione a John Harrison per la realizzazione del terzo episodio de I Delitti del gatto Nero (Tales from the Darkside).







