Km 31 | Recensione film

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Km_31_PosterUna sera al 31 Km della strada “del deserto dei leoni”, presso il fiume Mexuac, Agata rimane vittima di un terribile incidente, in seguito al quale finisce in coma e subisce l’amputazione di entrambe le gambe. La gemella Catalina, al momento della disgrazia, ha una visione che le mostra la dinamica dell’incidente e la sua causa (Agata aveva investito un bambino sbucato dal nulla). A causa di tale premonizione Catalina decide di indagare, aiutata dal compagno Nuno e dal ragazzo della sorella Homer. I tre scopriranno cosi il terribile mistero celato al Km 31; mistero che ha le sue radici in un oscuro fatto accaduto in un lontano passato.

Rigoberto Castaneda dirige, con innegabile professionalità, un film di spettri che, purtroppo, finisce per essere poco originale ed incisivo, nonchè debitore eccessivo dalla filmografia orientale del genere (vedi, nello specifico, dalla serie di Ju-on). Ciò è davvero un peccato perché, in verità, qualche felice spunto (che meriterebbe un maggiore sviluppo ed una maggiore attenzione) ci sarebbe anche (ad esempio la comunicazione a livello psichico e onirico tra le due sorelle poteva essere ben più approfondita e sfruttata).
Gli spettri del film, sotto il profilo visivo, appaiono tremendamente simili a quelli “rancorosi e vendicativi”della produzione cinematografica orientale e anche la storia che hanno alle spalle (che motiva la loro vendetta tremenda contro poveri sventurati) sembra oramai sempre la stessa. Possiamo parlare “dei soliti” bambini e donne dai capelli scuri, pallidi e con la pelle in decomposizione, in cerca di vendetta a causa della triste sorte a loro occorsa. Sicuramente sarebbe stato meglio tentare una nuova strada, piuttosto che percorrere una via oramai davvero troppo battuta, a tal punto, da stancare. Si poteva tentare di giocare “al vedo non vedo”; non mostrare, con dovizia di particolari, gli spettri fin da subito.
Nonostante la mancanza di originalità il film parte discretamente; i primi venti minuti sono ben costruiti (abbastanza crudele e visivamente ben realizzato l’incidente che apre la storia), essenziali e farebbero ben sperare per il proseguo. Le suddette aspettative vengono tutte disattese. Col passare dei minuti il film diventa contorto, a tratti slegato; si palesa qualche vuoto nella sceneggiatura (la storia perde in linearità e le spiegazioni che vengono date, seppur fin troppo chiare, non risolvono completamente il suddetto problema); si è voluta mettere troppa carne al fuoco col solo risultato di creare un quadro pasticciato (vedi il caotico finale, che pure, nella parte delle fogne, non sarebbe da disprezzare).
Il cast è di poca sostanza: accettabile solamente l’attrice che interpreta le due sorelle. Il ritmo del film non è molto elevato; ci sono forse alcune pause di troppo, ma in fondo non annoia e si arriva tranquillamente alla fine.

Invece, molto azzeccata e suggestiva è l’ambientazione; la strada dei leoni è abbastanza angosciante (una strada che sembra serpeggiare nella più totale desolazione) e lo stesso vale per il bosco che la circonda: trasmette un certo senso di timore; dà l’idea che qualcosa sia in agguato o, per meglio dire, “in attesa” tra gli alberi; cosa curiosa dal momento che il suddetto non è molto fitto o intricato Anche la parte nelle fogne, benché di breve durata e un po’ pasticciata, ha una buona resa sullo spettatore.
Nel film mancano completamente scene sanguinarie, benché le possibilità in tal senso non mancassero (basta ricordare nuovamente l’incidente che apre la storia: nonostante sia abbastanza cruento non si vede che qualche goccia di sangue).

In definitiva non un film malvagio, comunque, ben diretto che ha il suo maggior difetto nella mancanza di originalità e nell’aver ripreso troppi elementi dalla produzione orientale oramai davvero inflazionata.

Recensione a cura di decker

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