Kaw: attacco dei corvi imperiali | Recensione film

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kawLo sceriffo Wayne sta per lasciare il suo lavoro per trasferirsi con la moglie Catherine, insegnante di antropologia culturale, in una nuova città. L’ultimo giorno di servizio inizia all’insegna di uno strano incidente, a causa del quale perde la vita un vecchio fattore. Di li a poco cominciano a verificarsi altri strani incidenti; tutti con lo stesso elemento in comune: i corvi. Quelli che appaiono come attacchi isolati nascondono, in realtà, una terribile minaccia, che forse nessuno si aspettava di dover fronteggiare……

Con questo “Kaw: l’attacco dei corvi imperiali” siamo chiaramente nel genere “beast-movie” (al quale appartengono film di culto come “Razorback”, “Bugs: insetto di fuoco”, “lo Squalo” e schifezze come “La notte della lunga paura” oppure “Stinger”) con eventuale ed opinabile (eventuale perché qui non si riscontra una vera e propria critica a sfondo ecologico; non ci sono molti elementi espliciti in tal senso; forse, si potrebbe parlare di messaggio tra le righe, ravvisabile o meno a seconda delle propensioni dello spettatore) morale ecologista (curiosa la spiegazione data al comportamento aggressivo dei corvi: un interessante ma un po’ ingenuo tentativo di pescare dall’attualità). Questa volta a far da mattatori della serata sono i corvi imperiali. L’idea alla base del film di Sheldon Wilson non sarebbe male (e nemmeno tanto assurda o incredibile): molto si è scritto o girato sui corvi in passato. Volatili sempre accompagnati da un certo mistero e anche da un indiscutibile fascino macabro, che li ha visti protagonisti di molti racconti dell’orrore. La storia appare molto semplice e lineare (forse anche troppo), priva di incongruenze (nonché estremamente breve vista anche l’esigua durata del film). Lo svolgimento è quello tipico del genere: attacchi che vengono scambiati per incidenti; morti misteriose; inizio delle indagini ad opera della polizia locale e di qualche cittadino; scoperta della “bestia” killer; assedio finale nella solita stazione di servizio o tavola calda; sorpresa finale, in questo caso parecchio scontata. Purtroppo si riscontra la totale mancanza di colpi di scena e le speranze di qualche brivido qui hanno vita brevissima (circa qualche minuto); l’azione non manca ma non coinvolge molto (lo spettatore rimane sempre immancabilmente indifferente). Il finale poi lo si immaginava tranquillamente già durante l’assedio alla tavola calda; suggerito da troppi elementi più o meno espliciti. Il maggior difetto del film sta nella sua totale piattezza. Dispone però, contro ogni pronostico, di una buona fotografia e si apprezzano molto le locations scelte: tutte incredibilmente desolate (si registra anche qualche inquadratura suggestiva, come quella del vecchio albero vicino al campo; albero dove i corvi aspettano pazientemente le loro vittime). Si ha la sensazione di essere davvero nel nulla più totale; un regno di innaturale silenzio, rotto solo dal graffiante e disturbante verso dei corvi. Qualche sequenze abbastanza riuscita si può ravvisare: quella del gruppo in fuga nei campi di grano non è male, anche se scene così si sono viste e riviste già in tantissimi horror precedenti (su due piedi torna in mente la serie de “i figli del grano”). La sceneggiatura appare quasi inesistente dal momento che si registrano dialoghi minimali e i personaggi quasi non vengono caratterizzati; questo se non altro ci salva l’udito da frasi orribili, patetiche, scontate. Il cast è di completi sconosciuti ad eccezione del fu belloccio Sean Patrick Flanery, interprete dello sceriffo Wayne; eroe della situazione. Gli effetti speciali sono particolarmente deludenti, soprattutto nelle scene degli attacchi dei corvi e nelle scene relative ai loro spostamenti; tutte pessime e poco credibili le loro animazioni. Il make up delle vittime, invece, raggiunge tranquillamente la sufficienza: si vede qualche bella e profonda ferita (vedi morte del coach della squadra di basket vicino al bus); qualche cranio perforato e qualche bella ferita. Comunque poco per poter segnare un punto a favore. Il vero difetto di questo film è l’essere incredibilmente dimenticabile: quando si vede una totale schifezza di questa, purtroppo, ce ne ricordiamo molto bene e la citiamo sempre o comunque spesso come esempio. In questo caso inceve parliamo di un film che si dimentica molto molto facilmente. Non ha difetti enormi, ma nemmeno pregi. Si può vedere per passare tranquillamente un’oretta o poco più, ma dopo qualche tempo probabilmente se ne è perso qualsiasi ricordo (unica cosa che magari un briciolo si può ricordare è la locandina: non è affatto male, anzi, dovendo proprio essere sinceri, invoglia molto alla visione).

Recensione a cura di decker

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