Il Nascondiglio | Recensione film

0
302

il-nascondiglioDopo un lungo ricovero in una clinica psichiatrica, una donna di origine italiana, per sfuggire a un passato traumatico, decide di aprire un ristorante a Davenport, una cittadina tranquilla nello Stato dello Iowa. Affitta il pianoterra di Snakes Hall, un vecchio e tetro pensionato per anziane gestito da suore e sfitto da anni, ma l’edificio sembra nascondere dietro le pareti un terribile segreto. La donna, svegliata ogni notte da una strana voce, decide di indagare…

Pupi Avati (La Casa dalle Finestre che ridono, L’Arcano Incantatore, Zeder) torna a compiere un’incursione nel genere horror e rispolvera un luogo narrativo super-classico, quello della casa maledetta, incorporandovi elementi di giallo e di thriller psicologico, ma improntando il prodotto della sua firma e del suo vecchio cinema con autocitazioni nella parte finale (La Casa dalle Finestre che ridono). Non è un periodo particolarmente propizio per il cinema italiano di genere, ma con Il Nascondilgio Pupi Avati spazza via qualsiasi pensiero pessimista regalandoci una pellicola dall’indimenticabile vecchio stile (notti buie e tempestose, la luce che va e viene, escursioni in soffitta, elementi gotici…).
Il Nascondiglio rimane una pellicola realizzata con cura, diretta con mano ferma e grande senso dell’inquadratura dal regista, che si avvale di un cast italo-americano davvero solido che riesce sempre ad esprimere al massimo la psicologia del personaggio.
Tutto questo è incorniciato da una splendida colonna sonora, dalla tensione sempre sul filo del rasoio e da inquadrature che raggiungono picchi di eccellenza ed eleganza.

Recensione a cura di Lady of sorrow

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here
Captcha verification failed!
CAPTCHA user score failed. Please contact us!