Gargoyles | Recensione film

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gargoylesLa Gargolla (o Gargoyle) è sicuramente una delle figure meno sfruttate nel variegato panorama horrorifico. Simbolo iconografico che faceva bella mostra nelle chiese cristiane medievali, ha avuto il suo momento di gloria oltre che in un film tv anni ’90, Cursed: Entità Ignota, nel terzo (bellissimo) segmento del cult movie Tales From The Darkside (I Delitti del gatto nero) di John Harrison; non sono moltissime le pellicole con protagoniste queste malefiche creature, potendo contarsi con tranquillità sulla dita di una loro zampa pietrificata.

Gargoyles parte da un’idea affascinante: un esercito di draghi alati pronti a dominare il mondo come avvenne nella notte dei tempi. Starà ad una coppia di poliziotti e ad un sacerdote cercare di fermarli. In cabina di regia domina Jim Wyonrski, uno che con la macchina da presa ha girato discreti lungometraggi di puro intrattenimento come Il Ritorno del Mostro Della Palude (sequel del film di Wes Craven) o La Maledizione di Komodo. E anche in questo caso se si mostra un po’ di indulgenza verso piccoli, sottovalutabili errori tipici di queste produzioni, si può tornare bambini e divertirsi, senza farsi prendere da maniacali voglie di critiche ossessivo-compulsive.

Gargoyle è il manifesto di quegli horror dove l’idea conta di più della sostanza: un voler cercare di dire qualcosa di interessante, ma vuoi per i mezzi disponibili, vuoi per un po’ di imperizia tecnica, di interessante si riesce a dirne soltanto una parte. Ma quando lo fa, lo si fa bene cogliendo nel segno. La trama porta avanti due strade parallele che finiranno con influenzarsi l’una con l’altra: le indagini della coppia di poliziotti, e il compimento di un percorso delittuoso portato avanti da un Gargoyle che prende di mira chiunque gli capiti a tiro.

Il prototipo della figura alata è quello già visto un anno prima nell’ottimo Jeepers Creepers II. Si cerca di riportarne in auge le stesse movenze, gli stessi famelici voli che caratterizzano il mitico Creeper di Victor Salva; ma mentre nel film incentrato sulle gesta del demone dalle sortite primaverili questi veniva realizzato grazie all’ausilio di un mix riuscito tra effetti digitali e splendido make up, qui, per risparmiare sui costi di produzione ci si affida in toto alla computer grafica e i risultati in determinate circostanze non sono dei migliori. Ma alcune scene ben realizzate come l’attacco del Gargoyle ad una visitatrice allo zoo o al luna park, lasciano attoniti dall’abilità del regista di trasformare scene potenzialmente idiote in repentini nonchè drastici cambi dei toni umorali della pellicola, facendo andare oltre la semplice resa estetica del malefico di turno.

Un variare che lascia sorpresi, come l’immagine finale che nella sua semplicità riesce a sorprendere e far sghignazzare. La trama inoltre, lungi dal prendersi sul serio, assimila riferimenti alle origini di Vlad Tepes, al Castello del Conte Orlok, a draghi malvagi e chi più ne ha più ne metta. Buone le musiche e le facce anonime degli attori protagonisti bastano a ricoprire ruoli semplici semplici.

Un cartoon horror nella sua ingenuità risulta sicuramente più geniale e ben fatto di certi budello-movie usa e getta.

Recensione di Dark Boiler

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