Dracula’s Legacy | Recensione film

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dracula-s-legacyA Londra, un gruppo di ladri penetra nel palazzo del famoso e ricco antiquario Van Helsing per svaligiarne la cassaforte, situata in un sotterraneo che scopriranno protetto da diverse trappole. Dopo aver aperto la cassaforte, al suo interno rinvengono una bara d’argento, apparentemente molto antica. La bara viene portata via e durante il viaggio in aereo verso gli Stati Uniti, stoltamente aperta da uno dei ladri. Il gesto rende nuovamente libero Dracula che, dopo essere stato tenuto prigioniero per un secolo, si risveglia bramoso di sangue e attirato dalla presenza di un’altra persona che sembra essere molto simile a lui.

Prodotto da Bob e Harvey Weinstein e da Wes Craven (qui, precisamente, nelle vesti di produttore esecutivo) Patrick Lussier dirige un film guardabile nella prima parte, ma mediocre nella seconda (inoltre, davvero discutibile e di pessimo gusto il titolo originale “Dracula 2000”; addirittura si preferisce quello per il nostro mercato: Dracula’s legacy, il fascino del male”). “La partenza”, pur non originale, potrebbe anche riservare qualche brivido a buon mercato, forse avere anche suspance e, addirittura, per 10 min coinvolgere lo spettatore: merito di un ritmo abbastanza sostenuto di azioni. Purtroppo tale coinvolgimento dura solo fino al momento dell’apertura della bara, dopo si va verso il peggio. L’ambientazione di questa prima parte, concentrata nei sotterranei dell’abitazione di Van Helsing, risulta ben studiata: ingegnose trappole mortali disseminate in una sorta di enorme cripta (da segnalare anche il curioso ed evidente contrasto tra il vecchio palazzo di Van Helsing, e quelli ultramoderni che lo circondano). A questo punto, però, le cose cominciano ad andare male ma non solo per i protagonisti, quanto soprattutto per gli spettatori: partono i soliti luoghi comuni, le visioni sui vampiri, i flashback sul passato di Dracula; in sostanza l’ABCD del vampirismo senza fantasia. Cominciano dei dialoghi ai limiti della sopportazione (esemplificativo il seguente: domanda rivolta a Dracula: “..cosa beve?…del caffe?….” Risp: “..io non bevo mai….caffe!”..; e lasciamo stare il resto), e alcune scene che vorrebbero essere comiche ma che, invece, finiscono solo per essere irritanti (vedi scontro tra Jonny Lee Miller e Omar Epps; oppure la sequenza di presentazione delle tre spose di Dracula; si salva solo la scena in cui viene mostrata una Bibbia a Dracula e questi risponde “..è solo propaganda!”…). Il momento a partire dal quale la storia diventa davvero fin troppo prevedibile è quello del primo contatto telepatico tra Dracula e la figlia di Van Helsing: capiamo dove andrà a parare la storia e, quindi, sparisce ogni minima possibilità di qualche brivido o sorpresa. Altro elemento negativo è la figura di Dracula: manca di carisma. Gerard Butler è un buon attore ma qui ha recitato ben al di sotto dei suoi standard: quasi svogliato e molto poco convincente. L’unico personaggio che un minimo si può salvare è quello di Van Helsing interpretato da Christopher Plummer: serio e in parte. Sulla strada degli elementi negativi troviamo la dubbia scelta di alcune sequenze fuori luogo e ripetitive: quella dell’interrogatorio di Solina e quella sulla storia della “nascita” di Dracula sono le meno riuscite in assoluto; la prima poi rasenta addirittura il patetico. Seccante la continua, eccessiva ed evidente pubblicità alla Virgin: impossibile non ricordare la scena in cui Dracula si ferma davanti ad una gigantesca insegna rosso sangue della Virgin. Ulteriore elemento negativo è la spiegazione data alla nascita di Dracula: fantasiosa si ma inverosimile e, francamente, non riuscita; si può salvare solo il tentativo di inventare qualche cosa di nuovo. Il finale poi è la parte peggiore di tutto il film: sconclusionato e e pure condito da combattimenti coreograficamente brutti. Un elemento positivo, invece, è rappresentato dalla colonna sonora che merita e non poco; “spinge” alla grande e annovera alcuni brani piuttosto interessanti: ricordiamo “Bloodline” degli Slayer; “Avoid the light” dei Pantera; “Break you down” di M. Manson e Godhead; tra i gruppi si segnalano anche i Linkin Park e i System of a Down. Altro elemento a favore è rappresentato dall’accettabile numero di morti: tutte abbastanza ben realizzate e qualcuna anche sanguinaria (interessanti anche se un po’ pacchiani ed eccessivi gli strumenti utilizzati da Van Helsing e da Jonny Lee Miller per dare la caccia ai vampiri; tipo balestra lancia dardi d’argento, che rivedremo poi anche nel più recente “Van Helsing”).

Recensione di decker

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