Dead End | Recensione film

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dead-endVigilia di Natale.
Padre, madre, figlio e figlia (con fidanzato) sono diretti dai parenti per celebrare, annualmente, la festa natalizia.
Frank Harrington (Ray Wise) ha l’infelice idea di percorrere una strada “alternativa” ed isolata, lungo la quale una serie di inquietanti avvenimenti porta, lentamente, sull’orlo della follia la famiglia…
Dapprima la misteriosa comparsa di una donna vestita di bianco (Amber Smith) e con prole, che appare sotto shock; quindi la presenza di una macchina d’epoca nera che sancisce, implacabile, la morte di un famigliare ad ogni sua comparsa…
Mentre i supersiti, nottetempo, continuano il loro viaggio sull’inquietante strada -priva di traffico e di crocevia- i loro orologi si fermano alle 19,30. E’ un altro terrificante avvertimento, cui seguiranno strane urla e gemiti provenire da un cellulare (utilizzato per chiedere inutilmente soccorso), lamenti sparsi per l’etere ed avvertiti su strane “frequenze” radio e la presenza di un cartello indicante una località inarrivabile (Marcott)…
Il cielo stellato accompagna la famiglia nel suo viaggio (senza ritorno), mentre la tensione è causa di improvvise manifestazioni d’attrito ed inaspettate rivelazioni: la moglie di Frank, Marion (Alexandra Holden), confessa di avere avuto un figlio da un altro uomo; Richard (Mick Cain), il figlio, ammette di essere fumatore incallito di marijuana; mentre la sorella, Laura (Lin Shaye), è incinta da pochi mesi…
Ormai la disperazione fa presa sui superstiti, mentre l’auto nera, col suo carico di “morte”, appare all’orizzonte….
Forse l’improvviso colpo di sonno di cui Frank è stato vittima all’inizio del viaggio, potrebbe essere la causa prima di quanto sta accadendo?

Strepitosa incursione francese nei territori del brivido, opera di Jean-Babtiste Andrea e Fabrice Canepa giunta da noi solo recentemente (direttamente in home video a cura della One Movie).
Ma il film avrebbe, indiscutibilmente, meritato uno spazio nelle sale cinematografiche, perché pur essendo venato (dall’inizio alla fine) di una sottile componente ironica il tema portante della storia è uno di quelli che ti si pianta nelle viscere e rimescola lo stomaco, facendo (soprattutto) funzionare la mente e la fantasia.
Eppure, nonostante la limitatezza di budget (e di spazio narrativo) il film coinvolge emotivamente grazie alle strepitose interpretazioni degli attori ed alle trovate di sceneggiatura, che si dimostra particolarmente attenta ai dialoghi ed alle situazioni proposte…
Un riso amaro ci conduce verso l’inquietante finale, lasciando perplesso (ma soddisfatto) lo spettatore di fronte ad un bel film come, da tempo, è raro vedere…
Forse la dimostrazione che meno effetti speciali possono portare autori particolarmente dotati a trovare composizioni visive (e narrative) di tutto rispetto…
Una produzione passata (purtroppo) inosservata in Italia, e degna invece di essere considerata per quello che è: un ottimo film.
Menzione di merito anche per la bella ed incisiva colonna sonora…
La Francia, da tempo, nutre particolare attenzione al cinema “di genere” italiano: ed è in questa Nazione che Fulci ha ottenuto fama e consenso fin dai primi anni ’80. Forse non è del tutto campata in aria l’idea che il soggetto del film (pur essendo sviluppato in maniera autonoma ed originale) possa derivare da due pellicole Horror italiane: Le Porte del Silenzio (di Lucio Fulci) e Non Avere Paura della Zia Marta (di Mario Bianchi)…
Se così fosse, ad ogni modo, questa pellicola è la dimostrazione lampante che è possibile citare e ripercorre un medesimo concetto, rendendolo di volta in volta sempre più avvincente ed interessante…
Assolutamente una sorpresa, anche se non è un caso che la pellicola si sia aggiudicata 6 vittorie (al Fant-Asia Film Festival premiato come miglior film internazionale) e 2 nomination (tra il 2003 ed il 2004), della quali la più importante al Méliès d’Argent al Brussels International Festival of Fantasy Film 2003…

Recensione a cura di Undying1

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