Roger Cobb, famoso scrittore di romanzi horror, entra in profonda crisi dopo la morte del figlio di 6 anni. Scomparsa avvenuta in circostanze misteriose nella vecchia abitazione di famiglia, abitata da una sua stravagante zia pittrice. Dopo il suicidio di quest'ultima, Roger decide di trasferirsi nella casa per poter lavorare in solitudine alla sua ultima opera, una sorta di libro-diario sulla sua esperienza in Vietnam. Non appena arrivato nella vecchia dimora, però, iniziano a verificarsi strani eventi che faranno emergere terribili segreti.
Chi è sepolto in quella casa? (aka House) rappresenta il primo capitolo della quadrilogia ideale realizzata (nelle vesti di produttore e supervisore) da Sean Cunningham, serie che non ha nulla a che vedere con quella invece iniziata dal geniale Sam Raimi con il suo La Casa (Evil Dead). Della quadrilogia sicuramente questo è considerato l'episodio più riuscito e interessante (anche perché gli altri immancabilmente riprendono e sviluppano degli elementi presenti in questo film).
La storia risulta coinvolgente: un uomo in crisi per la scomparsa del figlio è costretto ad affrontare i fantasmi del suo passato ma anche dei “fantasmi reali” e incredibilmente vendicativi. Non ci sono mai momenti morti né incongruenze o vuoti: la storia si svolge piuttosto linearmente ma logicamente, con qualche momento di comicità che spezza un po' il ritmo.
Si segnala una curiosa e, a tratti riuscita, commistione di generi: si passa dall'horror (i vari spettri e mostri che abitano la casa) alla commedia (gli episodi relativi al curioso vicino di casa di nome Harold); dalla ghost story (le visioni e i fantasmi del passato di Roger) addirittura al film di genere guerra (le numerose sequenze relative al passato in Vietnam del protagonista). Questo risulta essere un tratto caratterizzante dell'intera serie, benché sia preponderante in questo primo capitolo e appena percettibile ne La casa III (decisamente il più horror e gore della quadrilogia).
La regia è affidata al bravo mestierante Steve Miner, che ricordiamo per titoli come Lake Placid e L'assassino ti siede accanto.
Il film parte molto bene: la morte della vecchia zia, la crisi di Roger, il ritorno nella casa, le prime allucinazioni e i primi spettri. Tutti elementi ben sviluppati e dosati, qua e là separati da alcuni momenti comici, e dai flashback sulla guerra e sul figlio.
La sceneggiatura si attesta su livelli di sufficienza: non ci sono clamorosi errori o incongruenze evidenti. I dialoghi reggono fino alla fine, senza vistose cadute di stile (anche perché non sono certo molto elaborati).
Da questo film parte l'idea della casa come porta su varie dimensioni: idea che verrà poi ulteriormente sviluppata nei successivi “La casa di Helen” e marginalmente in “House IV”. Le idee, in questo piccolo lavoro, certo non mancano, anzi forse sono addirittura troppe e si ha, a tratti, l'impressione che molte non siano state sviluppate come avrebbero potuto e meritato (molto suggestiva l'idea del varco dallo specchio in una dimensione oscura abitata da mostri volanti; questo spunto poteva essere ulteriormente approfondito, anche perché ai tempi in cui il film fu girato rappresentava un'idea piuttosto innovativa e non come ora mostruosamente inflazionata).
Questa risulta essere una caratteristica particolare della serie in oggetto: tutti i suoi quattro capitoli presentano questo singolare marchio di fabbrica (troppe idee che si sprecano), anche se risulta più evidente in questo primo capitolo. Le sorprese non mancano e si materializzano in una nutrita serie di mostri, fantasmi e zombie: inutile dire che la preferenza su tutti vada allo zombie reduce del Vietnam, ovvero al vendicativo e crudele Big Ben. Quest'ultimo rimane ben impresso grazie a un make-up vecchio stile ma ben fatto. Anche gli altri “ospiti” meritano un cenno, e in ordine: il mostro (con un orribile vestito viola) che originariamente si palesa con l'aspetto della moglie di Roger; la creatura “assurda” (creatura che Roger descrive al vicino come una gigantesca marmotta) che esce ogni notte dall'armadio alle 0:30; le piccole creature che tentano di rapire il figlio della vicina di Roger; il mostro alato dietro lo specchio...
Tutti practical effects tipicamente anni '80, molto “plasticosi” e ingenui ma che fanno sempre rimpiangere quegli anni.
Azzeccata la scelta di raccontare la storia tramite flashback, in contemporanea alla risoluzione da parte di Roger del mistero della vecchia casa.
Chi è sepolto in quella casa? rappresenta uno di quei film che se visti ad una certa età possono impressionare positivamente e lasciare, come si dice, un buon ricordo: se visti però criticamente dimostrano parecchi evidenti difetti, o forse sarebbe meglio dire ingenuità.
Recensione a cura di decker








