Il 19 giugno del 1987 la Terra viene investita dalla “scia” della cometa RHEA-M e cominciano a verificarsi strani incidenti, che vedono sempre coinvolte le macchine. Macchine di qualsiasi tipo, dalla semplice radio, ai camion cominciano ad assumere una loro volontà e rivoltarsi contro l’uomo. Un gruppo di persone rimane intrappolato nella stazione di servizio “Dixie Boy” e si vede costretto ad affrontare dei camion risoluti nello sterminio dell’uomo senza alcuna pietà.
“Brivido” (Maximum Overdrive) rappresenta il primo tentativo da parte di Stephen King alla regia e si tratta della trasposizione molto libera (anzi per la verità non si dovrebbe parlare proprio di trasposizione, ma di una vera e propria reinterpretazione: le due storie sono completamente diverse; a dirla tutta, in comune, ravvisiamo solamente il titolo e la rivolta delle macchine; in particolare quella dei camion, visto che, nel racconto breve, si menzionano praticamente solo loro) del suo brillante racconto “Camion”, pubblicato nell’antologia nota come “A volte ritornano”. Il racconto originale è molto particolare (e breve viste le sue sole 18 pagine) ma estremamente efficace e suggestivo. Il film appare piuttosto scorrevole, semplice, lineare (anche se non privo di qualche difetto): ha dalla sua un idea molto originale, che offre parecchi spunti riflessivi (il perché della rivolta delle macchine contro l’uomo; oppure la possibilità o meno, in un prossimo futuro, di un simile fenomeno; possibilità, incubo o pura fantasia? Un’interessante domanda e uno scenario non molto raccomandabile vista la totale dipendenza dell’uomo da tutte le sue macchine, praticamente in ogni ambito) e dei buoni colpi di scena (intrigante l’idea della tregua per collaborazione e quella del “capo” delle macchine).
Si può parlare di un prodotto soddisfacente ma non ottimo: ci sono alcune ingenuità soprattutto nei dialoghi che spesso fanno un po’ cadere le braccia (vedi sermone del venditore ambulante di bibbie a Laura Harrington oppure il racconto di Billy circa il suo maldestro e sfortunato tentativo di furto in un supermarket). Inoltre, si ravvisano alcune incoerenze logiche nella storia: ad esempio se tutte le macchine si ribellano e cercano di fare fuori l’uomo come mai alcune funzionano sempre e perfettamente: vedi barca (questa anche ha motore e quindi controllabile) e le pompe di benzina? Domande a cui è meglio non rispondere e che forse sarebbe preferibile non porsi, godendosi lo spettacolo come viene, ovvero come puro intrattenimento senza alcuna pretesa. Difatti, nonostante questi difetti evidenti, il film appare piuttosto spassoso e coinvolgente: in fondo ci si appassiona alla vicissitudini dello sparuto gruppo di persone rimaste intrappolate nella stazione “Dixie Boy” (ma forse ci si interessa di più ai camion e alla loro azioni; si potrebbe quasi dire che i veri e indiscussi protagonisti del film siano loro, e non gli attori in carne ed ossa; sicuramente poi i mezzi che più rubano la scena sono il camion nero della Happy Toyz e il piccolo mezzo munito di mitragliatrice, vero e crudele spauracchio dei superstiti). Da sottolineare poi alcuni elementi molto riusciti: la realizzazione della rivolta delle macchine, i trucchi e la colonna sonora. Su ques’ultima c’è poco da dire se non che è davvero notevole: merito degli AC/DC come sempre molto ispirati e “fomentanti” (nonché uno dei gruppi di Heavy preferiti dal vecchio Stephen King ).
I trucchi sono molto buoni: vediamo camion muoversi da soli senza nessuno alla guida; bulldozer radere al suolo dei locali o “schiacciare” letteralmente delle macchine, come niente (tutto questo senza alcun evidente difetto nell’effetto speciale).
Non c’è molto sangue (e questo è forse uno dei pochi casi in cui non se ne sente troppo la mancanza), ma abbiamo una certa dose di cattiveria, che si materializza in diverse morti certamente molto crudeli (tutte visivamente molto ben rese): vogliamo ricordare quella dell’allenatore di baseball ucciso da un distributore di lattine; quella di un ragazzo schiacciato da una macchina utilizzata per compattare il manto stradale; senza parlare poi dei vari soggetti investiti dai camion (su tutti quello del ladro al porto, ad opera del camion nero con la motrice “abbellita” da una colossale faccia di joker per la happy toyz).
Infine c’è da sottolineare la resa della rivolta delle macchine all’uomo: una serie di incidenti davvero molto interessante, introdotta da due sequenze molto comiche (ricordiamo la prima in cui appare in un breve cammeo Stephen King nella parte di una persona qualunque insultata dal bancomat al momento del prelievo: scena semplicemente esilarante).
In definitiva un discreto filmetto, certo non per palati troppo fini ma comunque molto godibile e sicuramente facile a visioni successive.
Recensione a cura di decker









