Un’unità della Delta Force viene inviata in una zona teatro di scontri tra le forze russe e dei terroristi. L’obiettivo è quello di trovare e “riportare a casa” un famoso scienziato che per poter finanziare i suoi esperimenti si è schierato contro il suo paese. Quello che i Delta non sanno è che quella zona è custodita da qualcosa di molto molto pericoloso che mai avrebbero pensato di dover fronteggiare……….
Per cominciare appare evidente come tra questo “Bats 2” e il precedente “Bats” non ci sia un vero e proprio filo conduttore: unico elemento in comune è la presenza di pipistrelli geneticamente modificati (diversi sono però i motivi di tali mutazioni, anche se in un modo o nell’altro centrano sempre i soliti progetti governativi). Le storie sono completamente separate e diverse, slegate l’una dall’altra. Il primo film si palesa come un buon beast-movie: niente di eccezionale, ma, comunque, girato con mano ferma, senza virtuosismi, con qualche buon momento di suspance, delle discrete sequenze di azione e dei trucchi realizzati parzialmente con la cgi e in parte col “vecchio modo” (quindi una buona commistione di tecniche che non scontenta nessuno). Inoltre, presenta un cast di tutto rispetto (con un credibile Lou Diamond Philips, cosa che non si ripete nel seguito, dove il cast è quanto di peggio si possa immaginare). Questo secondo capitolo appare molto rozzo e di scarso valore (si potrebbe poi consideralo più un film d’azione che un horror in piena regola). Il soggetto è il solito di sempre, non c’è nemmeno un colpo di scena che sia uno; sembra un elettroencefalogramma piatto. Sono presenti molte scene d’azione (in realtà si combatte in continuazione) ma questo alla lunga stanca, soprattutto se tali scene non sono fatte molto bene (ad esempio le sequenze delle imboscate ad opera degli abitanti del luogo, tutti rigorosamente in passamontagna, sono indiscutibilmente brutte e mal fatte, attori che cadono come sacchi di patate, movimenti a rallentatore, fucili palesemente a salve; si potrebbe prolungare molto la lista, ma non appare certo il caso di soffermarsi su certi dettagli, su una simile sarabanda di tristezze). Per quanto riguarda i pipistrelli poi non si spiega assolutamente nulla circa la loro “presenza”: certo non si cerca una spiegazione alla Piero Angela, ma magari qualche cosa di un pò più consistente e accettabile dei quattro secondi del film deputati a tale chiarimento. Per intuizione si arriva alla più logica delle conclusioni: “mostri” creati per rendere una zona “inospitale” al nemico, in modo da poterla controllare con molta facilità. Gli effetti speciali relativi ai pipistrelli mutanti sono estremamente scadenti: tutte le animazioni sono fatte in una mediocre CGI, che scontenta al massimo grado (ci si chiede poi come mai ci siano poche sequenze notturne, nonostante il tipo di animale protagonista della pellicola). Invece, degno di nota è il make up delle vittime dei pipistrelli: si vedono ferite profonde (vedi ufficiale medico gravemente ferito alla gamba) e scorre parecchio sangue (da segnalare la morte di un Delta a causa di una mina). Altra delusione è fornita dall’ambientazione: quella foresta di misterioso e inquietante non ha nemmeno il nome, anzi sembra un luogo turistico per domeniche in famiglia. I dialoghi rappresentano, senza ombra di dubbio, la summa della rozzaggine e dell’involontariamente comico (nonché il punto più basso raggiunto dalla pellicola in oggetto): ce ne sono alcuni da scrivere sui muri delle città: … “Noi siamo Delta”; … “Se ci fossi stato io in Afghanistan prima dell’11 settembre sarebbe stato tutto diverso”. Troppe sono le perle per poterle riportare qui di seguito, ma potremmo dire che, da sole, queste basterebbero a far sorridere anche una persona molto depressa. Tornando un momento sul cast si rileva una “batteria” di soggetti uno peggio dell’altro: il primo premio, però, va meritatamente a David Chokachi, già “ammirato” in Baywatch; la sua presenza è una buona garanzia per la totale mancanza recitativa. Si segnala inoltre la presenza del “vecchio” Tomas Arana, nella parte del Mad Doc di turno (se non altro lui ci prova a recitare, ma senza successo in questo caso). Sicuramente nel filone “pipistrelli assassini” (nel quale annoveriamo prodotti discreti come “Ali nella notte”, passabili come “Bats”, vedibili ma senza cervello funzionante come “Pipistrelli vampiro”), questa pellicola ha di merito l’ultimo posto utile, e solo per la trama. In definitiva un filmetto di scarso valore, da vedere solo a scopo compilativo per poter avere presenti tutti i titoli del filone precedentemente menzionato.
Recensione a cura di Decker







