George Lutz, assieme alla moglie Kathy e ai tre figli (di cui uno acquisito), decide di investire tutti i suoi averi per stabilirsi all'interno di una casa di proprietà.
L'occasione pare concretizzarsi quando, ad un prezzo decisamente invitante, al numero 112 di Ocean Avenue, ad Amityville (Long Island), trova un fabbricato da ristrutturare.
C'è solo un piccolo particolare, del quale l'agente immobiliare informa l'interessato: alcuni anni prima il giovane Ronald De Feo Jr., sotto l'influsso di alcune "voci", sterminò la sua famiglia: sei componenti, uccisi in una notte (attorno alle 3:15) con un fucile.

Noncurante dell'avvenimento e incentivato dall'invitante costo del fabbricato, nel giro di breve tempo (dopo un veloce restauro), George si stabilisce con tutta la famiglia nella nuova abitazione.
Col trascorrere dei giorni, l'equilibrio psicologico di George pare vacillare sempre di più, mentre la figlia più piccola afferma di essere visitata, in orari notturni, da una bambina.
Una baby sitter, sconvolta dall'apparizione di una delle piccole vittime, avvalora l'ipotesi che all'interno della casa aleggi realmente una presenza demoniaca.
Circostanza suffragata da tutti i membri della famiglia: da Kathy, che ha veloci ed impressionanti visioni da incubo, ai figli, tutti testimoni di raccapriccianti manifestazioni.
Persino il parroco locale, giunto per benedire la casa, fugge in circostanze misteriose dopo essere stato minacciato da una voce infernale.
Nel frattempo Kathy, recatasi alla biblioteca locale, scopre con orrore che nella cantina dell'abitazione, risalente alla metà del 1600, un sadico individuo si dilettava a torturare gli indiani, dando origine nel sottosuolo della casa "maledetta" ad una vera e propria camera di tortura.
Si avvicina il 28° giorno di permanenza in quel luogo: lo stesso arco di tempo intercorso tra l'insediamento dei De Feo e la strage avvenuta alcuni anni prima.

L'avvenimento, spacciato per anni come realmente accaduto, è stato narrato nel libro Orrore ad Amityville di Jay Anson al quale si è rifatto anche l'originale diretto nel 1979 da Stuart Rosenberg.
Abbastanza fedele agli eventi narrati, il film, diretto dall'esordiente regista Andrew Douglas, si avvale di un'avvincente sceneggiatura (opera di Scott Kosar) e della buona resa interpretativa dei giovani ed ispirati protagonisti, in particolare Ryan Reynolds e Melissa George.
Dopo un veloce ed inquietante incipit, inframezzato da documenti foto e cinematografici dell'epoca, nel quale assistiamo allo sterminio eseguito dal giovane De Feo, girato in uno stile frenetico e accecante, la storia si concentra sulle vicende della famiglia, narrando la cronologia infernale dei 28 giorni da incubo vissuti dai protagonisti.

Questo incide sul risultato, comunque positivo, dell'intera operazione, penalizzando l'approfondimento dei caratteri, evidente nel brusco e repentino cambio d'umore di George Lutz. Il tutto conduce ad un finale, di particolare resa narrativa, che non viene adeguatamente sviluppato sul piano visivo e risulta fortemente addolcito per ampliare il target di pubblico.

Alcune interessanti modifiche rispetto al film originale, come la differenza estetica della baby sitter o la presenza, al posto del terrificante maiale fantasma, di Jody sotto forma dello spettro della piccola Jodie De Feo, non fanno altro che confermare l'influenza del cinema orientale, nel quale è quasi sempre presente la figura dello spettro femminile dai capelli lunghi e scuri che coprono il volto.
Amityville Horror è un remake riuscito, forse uno dei migliori in ambito horror, anche considerando che la pellicola originale, pur storica, non raggiunge un risultato artistico memorabile.
Ciò che lascia maggiormente l'amaro in bocca è la sensazione che il film avrebbe potuto essere più completo, ad esempio approfondendo il personaggio del sadico torturatore di indiani, a fronte di un risultato comunque piacevole ma limitato a meno di 80 minuti.

Recensione a cura di Undying1

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