Aftermath | Recensione film

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aftermathUna ragazza è vittima di un incidente e il suo corpo viene sottoposto ad una autopsia.

Dopo l’incidente tutto si svolgerà in una camera mortuaria. Le inquadrature mostrano minuziosamente con una descrizione quasi maniacale ogni singolo oggetto e tutto ciò che avviene in sala, compreso un rapporto necrofilo.
Tutto ciò accompagnato da musica classica o da rumori di fondo.
Questo è Aftermath, un mediometraggio della durata di trenta minuti, privo di dialoghi, che ci scaraventa nella sala di un obitorio per mostrarci quella che è la cruda realtà.

Il regista è lo spagnolo Nacho Cerdà (The Awakening, Genesis, Ataudes de luz), un uomo che non nasconde la sua passione e il suo interesse per la morte, più precisamente per le tematiche del decesso.
Ottimi gli effetti speciali, davvero reali e efficaci, ben curati anche i suoni e i rumori provenienti dalle autopsie che intorpidiscono ancora di più la pellicola.

Aftermath racchiude dolore, morte e violenza visiva: all’interno dell’ambiente obituario i corpi vengono trattati come se fossero degli oggetti, vengono dilaniati, mutilati e tutto questo non fa altro che trasmettere una realtà sconvolgente e paurosa (grazie anche alle autopsie estremamente realistiche). Cerdà ci rende consapevoli della brutalità della morte e ci mostra come viene trattato il nostro corpo quando è privo dell’anima: esso diviene vittima di terribili atrocità e violenze.
Un piccolo gioiello cinematografico di forte impatto che rivela un aspetto reale della nostra vita.
Nel 1997 Aftermath è stato premiato come miglior corto al Fant-Asia Film Festival.

Aftermath è il secondo cortometraggio che fa parte di una trilogia (“La trilogia de la Muerte”): il primo cortometraggio è Awakenig mentre il terzo è Genesis.

Recensione di Lady of sorrow

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