Justine | Recensione film

DVD horror extreme TetroVideo

Recensione in anteprima mondiale di Justine (Messico – 2022), film erotico estremo ispirato al romanzo “Justine o le disavventure della virtù” (1791) del celebre Donatien-Alphonse-François de Sade, scrittore francese fra le figure più discusse e più enigmatiche della storia.
Justine è un’esclusiva internazionale TetroVideo e sarà distribuito dalla label prossimamente.
Alla regia di questo film scottante c’è il giovane messicano Alex Hernández, già autore degli scioccanti Blood For Flesh e The Prosperity of Vice, quest’ultimo presente nell’antologia estrema Dark Web XXX.
Come i sopracitati film, anche Justine è presentato da Domiziano Cristopharo (XpiationNightmare Symphony).

Alex Hernández sa come rappresentare brutali visioni dell’orrore, realizzando film che rimangono impressi per la spietata spettacolarizzazione del dolore, stato di sofferenza cucito alla vita.
Con Justine, questa volta il regista attinge alla poetica del terrore del Divin Marchese, considerato il dispregiatore delle leggi e della morale, i cui principali romanzi sono un incessante intreccio del piacere con le sevizie e con i tormenti più crudeli, in cui la vittima è risparmiata solo per prolungare l’attesa di uno strazio irreparabile.

L’opera di De Sade è il ritratto delle devianze a cui la morale, quella degli istinti, può essere condotta dagli obblighi e dalle false e superficiali costrizioni della collettività. Il temperamento sessuale dello scrittore, tendente agli eccessi e alla crudeltà, lo portarono a lasciarsi andare, eccedendo, così, in descrizioni di qualsiasi tipo di violenza e perversione. Temi, questi ultimi, affrontati perfettamente e abilmente da Alex Hernández, il quale delinea, con una messa in scena incredibile, l’erotismo sadiano corredato delle sue psicopatie sessuali e crudeltà.

Diviso in quattro atti, il film racconta la storia di Justine, un’adolescente che cerca di preservare la sua virtù ma, una volta assunta come cameriera a casa del Dr. Rodin, la giovane soccomberà al vizio. Malvagio e ossessionato dalla verginità, l’uomo la trasformerà in una vittima consenziente delle torture più atroci e spietate guidate dal piacere.

Justine si apre subito con una sequenza reale shock con, in primo piano, una lacerazione vaginale post parto mentre una voce narrante fa luce sulla natura umana in cui convivono sangue e violenza, non solo durante la nascita e crescita dell’individuo ma anche nell’atto stesso dell’amplesso.
La storia si concentra sul mal di vivere dei protagonisti, che li accompagna per tutta la vita, rinchiudendoli in una dimensione contorta di sottomissione e dolore.

Nel romanzo e nel film, Justine è una ragazza virtuosa in cui “virtù” sta per purezza virginale. Per l’iniziatore del roman noir, la giovane non è considerata alla stregua di un essere umano, a dimostrazione della tesi pessimista sulle conseguenze della virtù.
Alex Hernández ricalca il personaggio femminile sadiano mettendo al suo fianco il Dr. Rodin, il cui gusto sublime del terrore è scaturito da una costante ricerca di un piacere perverso e morboso da cui scaturiscono svariate parafilie che lo portano quasi a essere la personificazione dell’opera del Divin Marchese.
A dare il volto alla vittima e al carnefice sono, rispettivamente Dan Zapata e Enrique Diaz Duran, i quali regalano al pubblico una performance impressionante.

Nel primo atto, il regista mette in primo piano il sadismo, termine che deriva appunto dall’aristocratico De Sade, innescando un’attività sessuale dominata dal male, ottenuta attraverso la crudeltà. In questo inferno in cui l’eccitazione è prettamente di natura sadica, Justine vive con sottomissione, fra insulti e umiliazioni, shockanti esperienze fra cui, la meno invasiva, una forzata induzione del vomito.

Nel secondo atto, la bellezza delle immagini e della fotografia che contraddistinguono questo profondo film estremo, portano alla mente la spettacolarità delle opere pittoriche di Caravaggio mentre viene eseguita la flagellazione, atto di punizione corporea tipico dell’opera sadiana.
Senza censura, Justine abbonda in nudi integrali e primi piani alle parti intime femminili, soprattutto durante gli esperimenti del Dottore dove, nei momenti più truculenti, sono da apprezzare i riusciti practical effects.

La storia prosegue con una parentesi sulla poesia e sulla religione, per poi focalizzarsi sull’onnipotenza. Sentimento che spinge il carnefice ad eguagliarsi a Dio attraverso la crudeltà, per poi sfociare nell’incesto e, per godere anche della morte, nella necrofilia. A questo proposito, l’atto immorale che precede e che accompagna l’atto necrofilo raggiunge altissimi livelli di orrore e disgusto, merito anche dei riusciti effetti pratici.

Con Justine si assiste ad una impressionante erotizzazione del dolore altrui e del proprio a cui si accompagna un’escalation di orrori che affonda le radici nella deviazione dell’amore. Magistralmente scritto, diretto e interpretato, il film ben rispecchia l’erotismo sadiano e quindi la poetica del terrore in cui la violenza delle passioni, fra cui anche l’insensibilità della morte, eleva all’onnipotenza.
Avvolto da una spiccata eleganza registica e fotografica (Dante Belmont) che raggiunge anche i costumi (da notare la gorgiera, colletto pieghettato aristocratico in uso dal XVI al XVII secolo) e la soundtrack (musica classica), Justine è un concentrato di sadismo, trasgressioni e violenza, un vero e proprio omaggio all’opera letteraria del Divin Marchese.

Immorale e dissacrante, Justine si rivela uno dei migliori film estremi mai realizzati, un’incursione esemplare non solo nel sottogenere extreme che solitamente trascura la fotografia, la recitazione e la colonna sonora ma anche nel mondo del sadomasochismo con sorprendenti e infinite ripetizioni di ferocia e lussuria.

Nel cast figurano Dan Zapata, Jacqueline Blanca Bribiesca, Enrique Diaz Duran, Juan Manuel Martinez e Marisela Plaza.
La sceneggiatura invece è a cura dello stesso Alex Hernández in collaborazione con Juan Manuel Martínez.
Justine è prodotto da TetroVideo.

Score (Extreme) - 80%

80%

Immorale e dissacrante, Justine si rivela uno dei migliori film estremi mai realizzati, un'incursione esemplare non solo nel sottogenere extreme ma anche nel mondo del sadomasochismo con sorprendenti e infinite ripetizioni di ferocia e lussuria.

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