The Ugly – Genesi di un Serial Killer | Recensione film

The Ugly – Genesi di un Serial Killer | Recensione film

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The_UglyLa dottoressa Karen Schumacher è una psicologa che lavora per la polizia; è stata incaricata di studiare il profilo di un assassino seriale (Simon Cartwright), catturato ed internato in un manicomio criminale da circa 6 anni. La dottoressa avrà una serie di colloqui in cui dovrà analizzare lo stato del paziente e stilare una perizia psichiatrica. Dal colloquio con Simon ne salta fuori un’immagine alquanto distorta, disturbata parecchio dalla figura della madre ossessiva e violenta (proviene da un matrimonio fallito e dal dover crescere un figlio in condizioni disagiate); quando una ragazza coetanea entra nella sua vita, la madre la allontana bruscamente temendo possa interferire tra loro. Simon riesce comunque ad incontrarla in segreto dalla madre, ma la donna li scopre e dissuade la ragazzina da futuri rapporti col figlio. Inoltre subentrano delle presenze inquietanti che, a detta di Simon, interagiscono nella sua vita e gli suggeriscono chi eliminare: sono gli spiriti delle persone uccise, che tornano a tormentarlo e a chiedere altro tributo di sangue. Anche Karen si lascia coinvolgere dalla lucida follia e dal carisma del suo paziente ed osserva intorno a sé un’altra realtà. Alla fine comprende che il piacere di uccidere che prova Simon ne deriva da tutti i maltrattamenti e prese in giro subiti fin dall’infanzia dai compagni di scuola, dalla madre, dai colleghi di lavoro… o almeno credeva, perché le “presenze” vogliono anche la morte di Karen!

Una prova registica davvero niente male per il neozelandese Scott Reynolds; nonostante la povertà della sceneggiatura (vista e rivista in decine di film sui serial killer), riesce a sviluppare una storia in cui fantasia e realtà si confondono, in cui passato e presente si mescolano come tessere di un puzzle, in cui poesia e crudeltà hanno lo stesso peso. I personaggi creati dalla penna del regista (in questo caso anche ideatore del soggetto), seppur semplici, s’intersecano magnificamente grazie alla sua abilità di saper descrivere al meglio le condizioni di vita dei singoli protagonisti. Sintomatica la scena in cui Simon, dopo aver eliminato una sua vittima, cerca un luogo dove poterla nascondere; trova un cane in condizioni menomate lungo la strada e lo porta da un veterinario, lasciando il cadavere sul sedile posteriore dell’auto…
Una buona colonna sonora ed alcuni effetti speciali davvero efficaci (anche se a volte il sangue sembra di colore verde) fanno da corollario a questo piccolo gioiello del cinema minore (dove per “minore” intendo importanza a livello internazionale) del 1997 ma pregno di entusiasmo e voglia di sorprendere.
Dategli un’occhiata e non ve ne pentirete.

Recensione di Maxena

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