I Racconti del terrore | Recensione film

I Racconti del terrore | Recensione film

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iraccontidelterroreI Racconti di Edgar Allan Poe sono l’emblema dell’orrore e del dramma, in particolar modo di quel che avviene nel post-mortem… come in “Morella”, il primo episodio che è la tristissima storia di una figlia ingiustamente colpevolizzata della morte di parto della madre. L’episodio ritrae un Vincent Price dapprima disperato e non in grado di ragionare, ma poi compassionevole e di nuovo capace di essere padre di una figlia crudelmente abbandonata.
Il racconto pur essendo minimizzato ad una durata piuttosto ridotta mostra il solito ottimo piglio della trasposizione dei film di Corman, inoltre belle e mai stucchevoli le scene più sentimentali, come anche ottimi gli ultimi segmenti più spettrali e horror.

Ma i racconti di Edgar Allan Poe sono anche il vessillo del goliardico e del Macabro e di quel che avviene invece prima della morte, come nel secondo racconto, “Il Gatto nero”, che rappresenta una stesura a metà strada tra “Il barile di Amontillado” e appunto “Il gatto nero”. Questo secondo episodio risulta leggermente penalizzato se messo a confronto col racconto di Poe, ma è impossibile non apprezzarlo, sia per le ambientazioni create da Corman, sia per il duetto, magnifico, indimenticabile di Peter Lorre e Vincent Price nelle vesti di due concorreti una sfida tra intenditori di vino.
Anche per il finale emblematico il film riesce ad essere all’altezza della situazione, dove impera un’altra importante chiave di lettura di Edgar Allan Poe, ovvero la beffarda e inesorabile giustizia del destino, che a volte impartisce ai malvagi ciò che meritano.

In conclusione Edgar Allan Poe era maestro anche nel raccontare il mistero e l’ignoto, meglio ancora se questi è narrato nell’attimo stesso della morte. Il terzo e ultimo racconto, “Valdemar”, ritrova la compostezza dell’Horror intento a raccontare i misteri della mente, l’ignoto, ma in particolar modo in questo episodio si parla di un’arte misteriosa come il mesmerismo. Un ricco signore di nome Valdemar concede ad un medico dai metodi non troppo convenzionali di effettuare esperimenti di mesmerismo su di esso. Ma l’incoscienza e la leggerezza del mesmerista avranno ben presto delle conseguenze. Buono anche questo terzo episodio, che vede un Vincent Price invecchiato ad interpretare un morente signore poi ridotto quasi come uno spettro in carne dagli esperimenti di mesmerismo fatti dal personaggio interpretato da Basil Rathbone.

Francamente non saprei dire se questo triplice attacco di Corman con i racconti del terrore riesce a giungere alle vette dell’incredibile trittico che lo precede (I vivi e i morti (60), Il pozzo e il pendolo (61) e Sepolto vivo (62), ma il livello è di sicuro altissimo e il tempo a disposizione per ogni episodio è piuttosto esiguo. A mio modo di vedere un film antologico di questo tipo, nella serie di Corman non poteva mancare, e giudicando dal risultato finale, come già detto, piuttosto elevato è una grossa fortuna che sia stato realizzato in un periodo in cui a recitarlo poteva esserci un Vincent Price o Un Peter Lorre, ma non dimentichiamo di dire che è una fortuna che sia venuta l’idea di girarlo ad uno come Corman.

Recensione di Dark Boiler

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