La Iena – L’uomo di mezzanotte | Recensione film

La Iena – L’uomo di mezzanotte | Recensione film

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la-iena-locandinaMarchiato a fuoco dalla RKO e tratto da un racconto del celebre Robert L. Stevenson, La Iena – L’uomo di mezzanotte (The Body Snatcher) esce nel 1945 ad opera di Robert Wise, già autore un anno prima de “Il giardino delle streghe”. Nella città di Edimburgo, nel 1831 viveva un dottore, MacFarlane, interpretato da Henry Damiell,ormai da tempo concentrato sull’insegnamento e lo studio dell’anatomia. Ad uno dei suoi migliori Allievi, Fettes viene offerta l’opportunità di ricevere un posto di lavoro come assistente del famoso dottore, egli accettò senza indugio. A poche notti da quella subito ebbe luogo l’incontro con Messere Gray, fosco individuo intereptato da uno dei più oscuri,misteriosi e “meno raccomandabili” Boris Karloff di sempre. Ben presto Fettes si renderà conto dell’ambiguità e del passato controverso del dottore e di Mr. Gray…
Sin dai primi passi percorsi in questo sentiero oscuro e Vittoriano si capisce che un qualcosa di terrbile sta per accadere ad Edimburgo e in soggezione si prosegue, accompagnati dalle musiche piuttosto inobliabili, che riescono a guidare lo spettatore sino a che il primo cadavere non compare sul carro di un torvo Boris Karloff col viso adombrato da un malridotto cilindro.
Come molti dottori, MacFarlane si procurava cadaveri da sezionare, per studiare più approfonditamente l’anatomia, ma il suo passato lo legava a Gray, il “fornitore di Carne Morta”. Era la morte a regnare a casa Mac Farlane, poiché se scarseggiavano cadaveri, o se i cimiteri erano troppo sorvegliati, il calesse di Gray non esitava a fermarsi dinanzi ad un mendicante o ad un barbone annullando le sue sofferenze definitvamente.

Il film è fotografato come meglio realmente non si può in una storia scaturita da un racconto Britannico di Robert L. Stevenson, contraddistinto da piccoli passi nel borgo, arcate e oscuri corridoi della città, passi lontani nella notte, quasi ad annunciare un Mr Hyde di turno che inesorabilmente sembra svoltare l’angolo. Lungo i viali, i pettegolezzi macabri e le vecchie canzoni delle sbronze di mezzanotte fuoriescono flebili dai tepori delle osterie e delle spelonche di Edimburgo, udite dagli origlianti orfanelli che si rannicchiano accanto all’uscio d’ogni porta.
Questo racconto che ha avuto la fortuna di essere messo su pellicola da Wise è a volte un “Dikensiano” affresco, decisamente vittoriano e irreparabilmente gotico; da farci rendere conto che il trademark britannico che vi regna sia in grado anche di incorniciare la concezione più classica di Horror vecchio stile, intriso di morte, cimitero,omicidio;…e un ‘unica, ma di alto significato, incursione del sovrannaturale.
Riuscì ad essere uno delle più belle e significative uscite Horror della RKO, co un Boris Karloff davvero sulfureo e un Bela Lugosi ridotto a poco più che gregario.

Recensione di Dark Boiler

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