Leprechaun 2 | Recensione film

Leprechaun 2 | Recensione film

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leprechaun-2-locandinaIrlanda, medioevo. Il temibile Leprechaun (Warwick Davis) è intenzionato a sposarsi con una bella ed ignara ragazza e, per festeggiare l’evento, renderà libero il suo schiavo.
Appena però il suo prigioniero si rende conto che la promessa sposa è sua figlia, a costo della sua vita, riesce ad evitare l’unione.
Mille anni dopo il Leprechaun ritorna, sempre intenzionato a trovarsi una sposa: la discendente della sua amata, di nome Bridget.
La ragazza ha però già un fidanzato di nome Cody (Charlie Heath), che vive con lo zio imbroglione Morty (Sandy Baron).

Secondo capitolo della saga del folletto irlandese, realizzato per cavalcare l’inaspettata onda del successo del primo film.
Tuttavia Leprechaun 2 non è il seguito del primo film: questo è il primo canone a crearsi nell’intera serie. Ogni capitolo successivo, infatti, è del tutto indipendente dagli altri e privo di qualsiasi riferimento ad altri film della saga. Ogni sceneggiatore è stato libero di dare al Leprechaun le caratteristiche che voleva. E’ sempre un folletto irlandese dai grandi poteri, dai capelli rossi, amante dell’oro e delle belle donne, malvagio e (quasi) imbattibile. Ma i modi per sconfiggerlo, la sua natura, la forza hanno avuto una spiegazione differente in ogni film che, pertanto, possono anche non essere visti in sequenza.

Fatte queste premesse generali, c’è da dire che Leprechaun 2 è l’unico film a far agire, seppur per pochi minuti, il folletto nella sua terra natale ed è l’unico che mostra la sua dimora abituale (un albero fatato) nel dinamico finale.
Warwick Davis è sempre a suo agio con la sua parlata in rima ed in suoi poteri.
Il film ha poi un merito rispetto al capostipite: avere una storia di contorno di un certo interesse e ben recitata.
Nel cast si segnala soprattutto il comico Sandy Baron che interpreta lo zio ubriacone che sfida il Leprechaun a suon di bicchierini. E’ lo stesso attore che compare, nel ruolo di se stesso, nel film di Woody Allen Broadway Danny Rose (1984).
Ci sono diverse trovate comiche e qualche sequenza gore interessante, ma nella parte centrale il ritmo un po’ cala risultando più commedia nera che horror vero e proprio.
Non bene al botteghino: per questo motivo i successivi quattro film usciranno solo per il mercato home video.
Costato 2 milioni di dollari, recuperò in patria il budget con un profitto assai basso.

Recensione a cura di Zick

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