All the boys love Mandy Lane | Recensione film

All the boys love Mandy Lane | Recensione film

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All_the_boys_love_mandy_laneDopo una vita trascorsa nell’anonimato, Mandy Lane diventa di colpo l’oggetto del desiderio di tutti i suoi compagni di scuola. Conquistarla non è un’impresa facile e fin’ora tutti i tentativi si sono rivelati fallimentari. Al suo fianco ha il suo unico grande amico Emmett, un’amicizia nata e consolidatasi durante il tempo in cui lei non era ancora sotto gli occhi di tutti. Red e la sua compagnia la invitano a passare un fine settimana presso il ranch della sua famiglia, sperando che qualcuno riesca finalmente a sedurla e a farla diventare il proprio trofeo personale.
Un killer che si aggira nei dintorni trasformerà il già arduo compito in una vera e propria lotta alla sopravvivenza.

Mandy Lane è il santo Graal, l’uva troppo alta che fa desistere la volpe nel prenderla, l’ultima isola incontaminata, un città atlantidea , il simbolo dell’inafferrabile e dell’irragiungibile. Grazie all’opera di Jonathan Levine, queste utopie assumono connotati umani e vengono plasmate nelle fattezze di una figura dalla bellezza statuaria, una novella Eva che si aggira per i corridoi di una scuola destando inedite sensazioni in chiunque la osservi nelle sue movenze.
I comuni mortali, vedendo un essere così trascendentale camminare a pochi passi da loro, si illudono di poter facilmente entrare nelle sue grazie e, in un volo icarico, dimostrano ancora più fermamente di quanto siano miserabili nelle loro debolezze e aspirazioni, non riuscendo a conferire il giusto valore e a mantenere le distanze da una forza ciclonica in grado di spazzarli via senza ripensamenti.

Evitando di posizionare sè stessa sui troni e sui piedistalli che pure le competerebbero, questa divinità decide di rendersi apparentemente accessibile agli occhi di chi la desidera ardentemente, portando avanti un progetto tanto sottile quanto astuto. Pur sapendo già i vili scopi degli umani che la circondano, la sublime Mandy decide di mimetizzarsi tra i suoi prometei per metterli alla prova, nonostante sia ben certa dei futuri e deludenti risultati finali. La sua lungimiranza riesce perfino a prevedere i casi in cui si tenta la carta del servilismo e dell’obbedienza assoluta, ma il destino di questi incauti non sarà dissimile da quello dei loro commilitoni più spudorati.

Epurando la vicenda da queste considerazioni mitologiche, All the Boys love Mandy Lane rimane una meravigliosa apologia sulla diversità, ma una diversità non concepibile da coloro i quali si ostinano ad assumere una pretenziosa prospettiva di normalità e non riescono a vedere oltre i classici termini di opposizione. Il film presenta dei ruoli dalla cecità inguaribile, come viene mostrato in un’emblematica scena di violenza, incapaci di separarsi dalle proprie convinzioni e di abbandonare le loro ormai futili strategie sociali. I personaggi inevitabilmente saranno artefici della loro fine prematura nella loro insistenza a volersi aggrappare ai loro difetti e alle loro fragilità, non curanti che il loro carnefice non potrà mai provare la benchè minima compassione nei loro confronti. Completamente ignare di ritrovarsi in un subdolo gioco più grande di loro, le vittime di turno vengono letteralmente sacrificate all’altare di Mandy, ineccepibile icona di purezza e virtuosità.

La sceneggiatura di Forman si dimostra impietosa nel tratteggiare le giovani personalità che popolano l’universo di sua creazione, dotandole di una pateticità preoccupante perchè prive di una minima traccia di autostima e prevedibilmente destinate ad una precoce distruzione. In questo contesto la figura di Mandy Lane ha il ruolo ben preciso di incarnare l’odio e la repulsione rivolto verso i propri simili, nel caso limite in cui nessuno di questi sia effettivamente capace di comprendere ed accettare un carattere diverso dal loro. Per questo e altri motivi la vicenda assume i caratteri di un’ intelligente vendetta subliminale.
La realizzazione di un simile progetto trova facile terreno nella delineazione di una società di tipo gerarchica, simile a quella delle api, nella quale Mandy fa naturalmente la parte della regina e tutti i suoi pretendenti cercano in un modo o nell’altro di riverirla o comunque di rendersi interessanti alla sua vista. In tale contesto molte tipiche situazioni giovanili vengono messe alla berlina e vengono trasformate in crudeli sequenze di violenza, confermando l’impressione che lo sceneggiatore non nutra un particolare apprezzamento verso il popolo adolescenziale.

Il finale è anch’esso ricolmo di concetti da portare alla luce, a cominciare dalla scelta dell’unico individuo maturo che si è dimostrato capace di non soccombere alle proprie pulsioni sessuali e di tenere alto il valore della propria condotta. Questa decisione si rivela tutt’altro che casuale nella struttura narrativa dell’opera, anzi si pone come un chiaro segnale di chiusura di un capitolo di vita precedente fatta di stenti e di insoddisfazioni. Questa conclusione è significativa anche da punto di vista metafilmico: si vuole mettere una pietra sull’ipersfruttato e decadente genere teen slasher e cercare di dare una svolta ad una materia in cerca di nuove ispirazioni.

In questo senso All the Boys love Mandy Lane è un’opera crepuscolare, l’ultimo tramonto in attesa di una nuova raggiante e vitale alba, un momento che vorresti non avesse mai fine. Questo clima di malinconia viene sottolineato dalla splendida colonna sonora, risultato di un’accurata e precisa selezione in modo che l’atto del rievocare il ricordo di una particolare scena non sia privo del suo accompagnamento musicale.
Non sorprende che un simile film non abbia scatenato un clamore pari a quello del Craveniano Scream: il magnifico lavoro di Levine non ha bisogno invero di grandi presentazioni perchè si rivolge principalmente ai grandi estimatori del genere, quelli dotati di cuore e cervello e capaci di guardare oltre la superficie e di scovare tutti i pregi che non si rendono evidenti ad una prima visione. Come una sirena che chiama dalle profondità degli abissi, riguardare per la seconda volta All the boys love Mandy Lane sarà tutt’altro che un obbligo: piuttosto una dolce morte…

Recensione a cura di Cerbero

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