Infection | Recensione film

Infection | Recensione film

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InfectionAll’interno di un ospedale, nel quale il personale è ridotto al minimo, si svolgono tutta una serie di vicende inquietanti: a causa di una somministrazione sbagliata un paziente, affetto da gravi ustioni, muore e l’equipe medica decide, all’unisono, di occultare le cause del decesso. Contemporaneamente l’arrivo di un ambulanza al pronto soccorso genera il caos: un uomo viene dimenticato in barella lungo le corsie del centro medico.
Le conseguenze sono, a dir poco, drammatiche perché l’individuo lasciato senza alcun tipo di soccorso presenta un’insolita forma virale che discioglie gli organi interni, dopo aver provocato un forte stato confusionale nella mente degli infetti.
Mentre un’infermiera, analizzando una dissociata mentale, disquisisce sul concetto di “percezione” mentale e di realtà -obiettiva e soggettiva- il Virus si diffonde velocemente coinvolgento l’equipe colpevole del decesso di un paziente. Il direttore della clinica, cinicamente, vieta di chiedere assistenza al fine di fregiarsi di un antitodo contro l’infezione: ma ormai è troppo tardi, anche se la realtà non è quel che “appare”…

Masayuki Ochiai dirige una strepitosa pellicola che si discosta, nettamente, dal piatto panorama narrativo che, ad oggi, investe la cinematografia occidentale. Introduce una storia che, per 60 minuti, tiene col fiato sospeso esplodendo poi, nella serconda parte del film, in una serie di rivoltanti effetti splatter (il discioglimento degli organi interni) ed introducento un piano di “lettura” alternativo allo svolgersi della vicenda.
La vicenda è stata accostata al celebre The Kingdom di Von Trier per la sua ambientazione ospedaliera, ma siamo decisamente lontani da questo modello, principalmente a causa di una narrazione enigmatica (gli ultimi 20 minuti). Basterà, a tal proposito, ricordare che Akai (uno dei dottori protagonisti del film) in giapponese significa rosso, come la mela (utilizzata da un’infermiera per spiegare il concetto di “realtà percepita”) è rossa e così pure le luci dell’ambulanza che introducono l’infetto all’interno dell’ospedale…
Una nota di merito alla fotografia della pellicola che, composta in prevalenza da toni blu, verdi e viola, ben rappresenta l’atmosfera “fredda” ed asettica che regna nel film.
Mentre, per un attimo, ci appare di assistere ad un film in stile Carpenter (La Cosa) o Cronenberg (la devastazione corporea ed il contagio), sulla conclusione ci si interroga, tra dubbi e delusioni. Ma forse l’unico senso del finale non è il chiarimento, non è la spiegazione… quanto il ricercare un senso “alternativo” al film, che si è sviluppato in chiusura senza schemi narrativi, riflettendo solo su quanto il talento di Masayuki Ochiai ha voluto comunicarci.

Recensione a cura di Undying1

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