Lo Squartatore di New York | Recensione film

Lo Squartatore di New York | Recensione film

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lo-squartatore-di-new-york.jpgA New York, da alcune settimane, un furioso maniaco omicida prende di mira giovani ragazze appartenti a qualsiasi ceto sociale. Nessun legame lega, apparentemente, tra loro le vittime…
Mentre le indagini della Polizia si concentrano su un individuo sospetto e coinvolto negli ambienti della prostituzione, il killer continua ad infierire con ferocia e, dopo avere ucciso una giovane ciclista ed una ninfomane che si era accompagnata al gigolò indagato, prende di mira la giovane Kitty, amante del Tenente preposto all’indagine, Williams, e la sottopone ad un atroce supplizio perpetrato con una lametta.
E mentre la scia di sangue continua, si ritrovano coinvolti nella catena dei delitti un giovane laureando e la sua bella fidanzata.
L’omicida, prima di colpire, vanta le sue azioni telefonando alla Polizia e alterando la voce, dandole il tono di “paperino”: questo indizio conduce una delle vittime prescelte, dopo la scoperta casuale di alcuni documenti, nei pressi di un Ospedale, all’interno del quale è celato il movente del brutale assassino.

La critica ufficiale lo ha sempre demolito, non apprezzando (più per pregiudizio che per analisi) quello che rimane, ad oggi, il giallo italiano più violento del nostro cinema. Ma non solo, perché Lo squartatore di New York vanta, oltre a sequenze splatter di verosimile effetto (la scena della tortura con lametta), una trama molto accurata ed una costruzione narrativa che pian piano raggiunge un climax di tensione assai raro in molti prodotti del genere.
Fulci non scende a compromessi e, oltre a filmare la morte nei suoi aspetti più rivoltanti, mostra sequenze di erotismo piuttosto spinto (Alexandra Delli Colli importunata in un bar, e poi a letto con il gigolò).
Da antologia la costruzione della suspense, resa pressochè totale nel momento in cui una delle vittime, mentre ascolta la radio focalizza, sulla base dell’identikit diffuso dallo speaker, nell’amante il possibile killer.
Oltre alla solita fugace comparsa di Fulci, va segnalata la presenza di Paolo Malco (oggi interprete di fiction tv) e Andrea Occhipinti (in seguito attore anche nel simile La casa con la scala nel buio, diretto da Lamberto Bava).
La prima vittima del killer è Cinzia De Ponti, all’epoca stellina di alcuni varietà televisivi.
La sceneggiatura, in origine di Clerici e Mannino, è stata rielaborata da Dardano Sacchetti, ed il soggetto originale si è poi trasformato nel film di Deodato Un delitto poco comune (1987).
Un film feroce e triste, realizzato dal regista in uno dei tanti momenti di crisi esitenziale che rispecchia, nella sua cattiveria, un modo di fare cinema che, purtroppo, non tornerà mai più.
Recensione a cura di Undying1

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