La Sindrome di Stendhal | Recensione film

La Sindrome di Stendhal | Recensione film

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sindromeIn visita al celebre museo degli Uffizi a Firenze, Anna viene colta da un sintomo di malessere di fronte al dipinto di Brueghel, “Il Volo di Icaro”.
La sintomatologia, definita “sindrome di Stendhal” in quanto il celebre autore fu il primo a descriverne gli effetti, coglie la giovane Anna in diversi momenti, ogniqualvolta si viene a trovare dinanzi ad un’opera artistica.
In realtà Anna è una poliziotta trasferita da Roma a Firenze, sulle tracce di un sadico stupratore che, passando da atti di violenza carnale compiuti nella Capitale, a Firenze si è spinto sino al delitto (sempre a sfondo sessuale).
Quando il killer, dopo averla sequestrata, la violenta, per Anna il già fragile equilibrio psicologico cede il passo ad una realtà “distorta”, dove la sua personalità subisce una schizofrenica alterazione.
Argento dirige, con la solita perizia tecnica, un film dalla trama piuttosto affascinante, anche se nel complesso riportata sullo schermo debolmente, a causa della rappresentazione degli attori (in particolare Asia, poco più che ventenne, non è affatto credibile nel ruolo di Ispettrice) e per alcuni dialoghi al limite dell’ilarità involontaria.
Anche se il tocco geniale è rinvenibile in talune sequenze davvero riuscite, spesso l’autore ripercorre la strada dell’autocitazione (la pallottola che trafora le guance di una vittima, dal cui foro il killer guarda Anna, prigioniera e legata, pare un evidente richiamo ad Opera)…
Buona la caratterizzazione finale di Asia, che davvero pare essersi “sdoppiata” in un’altra personalità…
Da segnalare che la colonna sonora, a cura del grande Ennio Morricone, è nella media delle produzioni argentiane dell’ultimo periodo.
Un film a metà strada tra l’Argento migliore (Tenebre) e quello peggiore (Il Fantasma dell’Opera) con tutti i pro e i contro che questo, evidentemente, comporta.
Scene violente che appaiono però contenute nel livello del gore (forse nell’ottica di un passaggio televisivo), anche se l’omicidio del killer, barbaramente trucidato da Anna, è davvero disturbante.
Breve interpretazioni di Franco Diogene (nei panni -abbondanti- del marito di una vittima) e Cinzia Monreale (la moglie del killer), due icone del miglior cinema italiano di genere…
Unico film di Argento presente nel catalogo Troma di Loyd Kaufman (come The Stendhal Syndrome), quindi siete avvisati.

Recensione a cura di Undying1

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