F.E.A.R. – First Encounter Assault Recon | Recensione videogioco

F.E.A.R. – First Encounter Assault Recon | Recensione videogioco

DVD horror extreme TetroVideo

fearSVILUPPATORE: Monolith Productions
PUBLISHER: Vivendi Universal Games
GENERE: FPS Horror
LOCALIZZAZIONE: Italiano
PIATTAFORMA: PC

Prendete il miglior FPS del 2005, un uomo dal passato ignoto e con ottime doti militari, un ottimo motore grafico, un centro di ricerche dai fini poco edificanti, una bambina stile The Ring, un soldato posseduto, un pizzico d’horror ed ecco a voi F.E.A.R.

F.E.A.R. ovvero (First Encounter Assault Recon).

In questo gioco impersonerete un membro della squadra entrato da una settimana grazie ad un ottimo risultato nelle esercitazioni: per l’esattezza, il vostro ruolo sarà quello di “apripista” e dovrete infiltrarvi all’interno della sede di una corporazione di cui, da tempo, si sono persi i contatti.
Ma di cosa si occupa questa corporazione? In sostanza, in barba ai trattati internazionali, produce dei soldati cloni potenziati con la particolare caratteristica di essere telepatici.
Infatti essi riceveranno gli ordini telepaticamente da Paxton Fettel (il comandante), un clone creato unicamente per dare gli ordini a tutti gli altri soldati.

Fettel e i suoi soldati hanno occupato la sede della corporazione e ucciso chiunque si trovasse al suo interno. La missione sarà quella di eliminarlo in modo da rendere i cloni dei vegetali.
Ma all’interno di questo edificio non si aggirano solo i soldati ma anche una bambina che con le sue parole ed azioni ci terrà sempre sulla corda della suspance e del, che cosa sta per accadere?. Infatti F.E.A.R. più che sulla paura è basato più sull’ansia oltre ai combattimenti. Perciò alterneremo momenti di guerriglia a momenti di tensione elevati.

Parliamo dell’azione:

Per sgominare i nostri nemici avremo a disposizione una serie di armi che comprende pistole, mitra, fucili, lanciarazzi, polverizzatori (eh si!!! polvere siete e polvere tornerete) oltre che a tre tipi di bombe o granate. Inoltre, dato che siamo dotati di grandi capacità, avremo la possibilità di rallentare il tempo per qualche istante ed attaccare i nostri nemici con notevole precisione evitando facilmente i loro colpi: questa funzione è detta SlowMo (stile Matrix e Max Payne per intenderci).
Durante il gioco troveremo oltre a medikit (utilizzabili in qualsiasi momento, a nostra scelta, durante il gioco) e munizioni dei potenziatori che ci permetteranno di aumentare la nostra energia massima o di prolungare l’effetto dello SlowMo.

E come si presenta l’intelligenza artificiale dei nemici? I nostri avversari, i Replica (come verranno chiamati durante il gioco), sono in grado di organizzarsi tra loro e decidere la tattica migliore per contrastarvi, oltre a fare uso del fuoco di copertura, del lancio delle granate molto accurato e di un uso degli oggetti presenti come scudo (in più di un occasione un Replica rovescerà al suolo un armadio o una poltrona per ripararsi dietro ad essi), hanno la caratteristica di riuscire a conoscere bene l’ambiente circostante e di usarlo al 100% come offensiva contro di voi. La cosa migliore è che ripetendo un conflitto a fuoco se cambieremo tattica i Replica si adatteranno di conseguenza rendendo le azioni uniche senza rischi di noiose ripetizioni.

Per quanto riguarda la varietà dei nostri antagonisti sappiate che non sono molte ma ognuno di loro ha delle caratteristiche uniche che li differenzia dagli altri. Il mio consiglio è di giocare e scoprirli poco per volta, avrete più di una sorpresa. E la famosa bambina? E’ l’elemento che terrà alta la tensione.
Scoprirete da soli qual’è il suo ruolo nel gioco in visioni da brivido sempre più allucinanti.

Il comparto grafico è d’eccezione, anche se le location sono poche e lineari (al punto che vi impedisce di perdervi anche volendo) queste saranno estremamente dettagliate. Altri particolari interessanti del motore grafico sono l’acqua e tutti gli effetti di luce ed ombre da essa derivante, e la possibilità -sparando su di un muro- di lacerarlo e lasciarlo pieno di buchi.

Il gioco è dotato anche del motore fisico Havok Engine che ci permette di interagire con gli oggetti circostanti anche se, a volte, in maniera non impeccabile.
Unica pecca è la gestione delle luci, ottime come qualità ma a volte causa di grossi rallentamenti del gioco da quanto è stato fatto per rendere ancora più perfetta l’interazione con gli ambienti.
L’audio è ottimo, a partire dalle colonne sonore adattissime al momento del gioco ed agli effetti sonori molto ben curati. Disponibile il multiplayer con le modalità Deathmatch e Cattura la bandiera.

Tagliamo subito la testa al toro: F.E.A.R. si è rivelato il gioco dell’anno.

Il gioco ha la forza di miscelare caratteristiche prettamente FPS con quella sana dose di horror e suspance che molte persone apprezzeranno da subito – ma non è un horror deciso a far paura, quello che i ragazzi Monolith hanno confezionato per noi, è un horror più sottile, capace di tenere lo spettatore incollato al monitor con gli occhi sempre sgranati e le orecchie sempre tese.

Che ci siano mostri assetati di sangue o una misteriosa bambina (scalza) dai capelli corvini dotata di poteri inimmaginabili che si aggiri per la base e riesca a proiettare paure ben più terribili di qualsiasi altra cosa abbiate mai visto, questo non fa differenza, quello che conta è che F.E.A.R. ha la forza di catturare e di tenere incollati fino alla fine: la sua struttura, la sua storia, i suoi “attori” e le scelte che faremo nel gioco, tutto è condito in maniera divina – quasi come se si stesse guardando un film.

Ed è proprio dai film che i ragazzi Monolith si sono ispirati, i più attenti di voi non potranno non notare le numerose affinità che F.E.A.R. nasconde al suo interno – movie di successo come The Ring o JU-ON, sono solo la base del videogames e le citazioni si sprecano ma sta solamente a voi scoprirle e apprezzarle.

Poi abbiamo per le mani una perla dal punto di vista visivo e grafico, l’ottimo motore di gioco riesce a istigare ancora di più le nostre paure ma anche la nostra voglia di giocare: animazione 3D e scenografie, benché alla lunga risultino troppo ripetitive, sono comunque ricche di dettagli.

Gli effetti dinamici come fumo, scintille (queste in particolare) e esplosioni sono allo stato dell’arte, e non parlo solamente di caratteristiche foto realistiche ma anche di vera classe nelle animazioni. Stessa cosa per quanto riguarda la modellazione 3D e le movenze dei personaggi presenti nel gioco, attivare tutti i dettagli al massimo, equivale a provare un orgasmo visivo (a costo che abbiate un computer davvero da paura).

L’unica pecca che ho riscontrato è una scarsa interazione con gli ambienti, mi spiego meglio: da una parte abbiamo il sempre presente Havok Engine che regala una dinamica sempre più perfetta di titolo in titolo (da Painkiller a Half Life 2 a questo F.E.A.R. c’è sempre lui di mezzo) ma a parte la possibilità di sgretolare le pareti e di lasciarci qualche buco, purtroppo non resta molto altro da dire – alcuni vetri (in situazioni pre determinate) si possono rompere ma altri no, perché? Abbiamo poi le luci e le lampadine, nessuna, anche se ci spariamo contro un missile, si distruggerà.

In ultimo, anche il rag-doll dei corpi non è stato curato bene: se gettiamo una granata vicino ad un soldato, ci capiterà di vedere quest’ultimo ridotto in pezzi ma se, dopo aver ucciso un replica, cercheremo di infierire sul corpo morto, anche con una dosa altamente letale di piombo o esplosioni, il tronco resterà perfettamente illeso – se siamo veramente fortunati, con il fucile a pompa (che fa sempre male a distanza ravvicinata), potremo vedere qualche testa o qualche arto saltare via ma non di più.

Tralasciando piccole imperfezioni, voglio poi soffermarmi sulle scene horror o sulle visioni che si vedranno nel gioco: le prime hanno un fattore puramente estetico ma fanno comunque la loro parte e trovarsi in una stanza con un tipo morto ammazzato e mezzo mangiato (poi capirete) e con le pareti grondanti del suo stesso sangue…bhè, è sempre bello. Riguardo le visioni, alcune sono relativamente troppo brevi per essere metabolizzate attentamente ma altre sono realmente da claustrofobia cronica e ricche di estremo patos: terribili e sublimi allo stesso tempo.

Chiudendo, voglio comunque dire che questo FEAR lascia le sue conseguenze al gioco, appena terminato il titolo vorremmo subito avere per le mani il suo seguito (è, visto il finale aperto, non fatico a credere che in futuro arriverà F.E.A.R. 2) o, per lo meno, un titolo al pari di questo ma per ora ci dovremo accontentare di aver messo le mani sull’unica perla del 2005 nel mondo degli FPS horror: e non importa se il titolo si finisce in due giorni scarsi o se piccole imperfezioni non rendono al 100%, quello che realmente conta è che F.E.A.R. lascia il segno e lo fa con stile.

Configurazione di sistema:

– Pentium 4 da 3GHz o superiore
– 1 GB di RAM o superiore
– Scheda video da 128MB (meglio 256)
– 3,5 GB di spazio su HD

Recensione a cura di Marco Chelo

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