Intervista a Raffaele Picchio

Intervista a Raffaele Picchio

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raffaelepicchioIntervista a Raffaele Picchio, regista di Morituris, il cattivissimo horror indipendente italiano intriso di diversi tipi di violenza e di atrocità che non lascia spazio alla speranza. Ma ora vediamo più da vicino chi è questo interessante regista esordiente che ha dedicato la sua prima opera al Male.

A: Chi è Raffaele Picchio?

B: Un sociopatico che invece di uscire, giocare e socializzare divorava film su film. Un bel giorno decide di seguire un percorso di vita che in qualche modo l’avrebbe portato a fare quello che desiderava fare. E diciamo che ci sta ancora lavorando. Odia i falsi, gli ipocriti e chi si prende troppo sul serio. Apprezza le persone umili e in generale tutti quelli che veramente lottano per non morire qui a disneyland.

A: Come nasce in te l’amore per il cinema?

B: Mah, francamente non saprei identificare il momento esatto in cui è nata questa passione. Nessuno dei miei genitori sta in mezzo a niente che riguarda TV o cinema anche se mio padre è comunque un appassionato onnivoro di tutto. Forse è stato il momento in cui ho scoperto che c’era la possibilità di raccontare storie fantastiche non solo con il lego, ma anche con gli esseri umani. Se dovessi comunque dirti film che mi hanno sfondato il cervello quando ero ragazzino oltre la miriadi di visioni fatte al Fantafestival dove obbligavo quel povero Cristo di mio padre ad accompagnarmi perchè ero troppo piccolo, senza ombra di dubbio direi Akira e Cabal. Il primo lo reputo ancora uno dei più grandi lavori della storia del cinema. Il secondo un ottimo film di un grande scrittore. Ma da ragazzino tutti quei mostri e quel killer con quella maschera era roba che mi mandava pazzo. E poi i Godzilla & co…

A: Sei il regista di Morituris, film horror a cui è stato negato il nulla osta e quindi la distribuzione nelle sale perché considerato un “saggio di perversità e sadismo gratuiti”. Come hai vissuto la censura della tua opera nel tuo Paese? Te lo aspettavi?

B: Censura veramente no. Eravamo tutti quanti ovviamente pronti a prenderci il vm18 ed affrontare qualcuno che sicuramente avrebbe frainteso il film, ma il blocco mai l’avrei immaginato. Anche perchè come molti pensavo che fosse più possibile attuare la negazione del visto ad un opera audiovisiva. E invece eccola qui. E’ l’ennesima dimostrazione che siamo un paese ipocrita che ama sparare su chi non ha difese e poi fa la retorica che sui giovani e il lavoro. Fare una cosa del genere ad un film di genere innocuo e di suo destinato ad una fetta di pubblico (purtroppo) molto piccola non ha alcun senso. E’ un paese di maestri di coscienza, il paese dell’ipocrisia cristiano-cattolica e del politicamente corretto. Alla fine oltre un danno economico (sarebbe stata una piccola possibilità di vedere indietro qualche soldo) non è servita a niente la loro azione, visto che il film è stato distribuito nel mondo e chi vuole può comunque vederlo come vuole. Comunque la commissione di censura è formata da critici cinematografici, animalisti, preti, esponenti del moige e altri elementi che se hanno trovato all’unanimità inconcepibile il mio film, la cosa non può che rendermi felice.

A: A differenza di quanto accaduto in Italia, Morituris è stato distribuito in DVD all’estero. A febbraio sarà disponibile un’altra versione deluxe tedesca integrale, ci sarà mai una distribuzione italiana?

B: La negazione del visto impedisce la circolazione (e il lucro) del film nelle sale e la vendita di queste nelle TV satellitari. Dopo tempo si è mossa la sempre benemerita Sinister che lo farà uscire in dvd il 18 febbraio anche qui. Nel frattempo in Finlandia, Danimarca, Norvegia, Svezia, Giappone, Francia e Germania (che ha tagliato il film di 18 minuti e che appunto ora farà uscire in una edizione integrale deluxe) è possibile trovare i film nei scaffali delle migliori videoteche, ospedali psichiatrici, orfanotrofi e bestemmiatoi.

A: Il film è stato additato per aver perpetrato estrema violenza sulla figura femminile, per aver mostrato l’utilizzo di un topolino (senza recare danni alla sua salute) in campo sessuale e per non aver rappresentato un tipo di giustizia convenzionale solito invece nei rape&revenge. Non ti sembra una denuncia pesante ed estremamente eccessiva? Il problema secondo te risiede nella mente poco artistica dei tuoi detrattori oppure nella vostra volontà di provocare?

B: Stavamo facendo un film indipendente, prodotto sudato e sofferto da noi. Avevamo un’idea chiara in testa di come farlo e su cosa farlo, decisi a non farci problemi nello sporcarci le mani con niente. Qui si ferma la nostra “volontà di provocare”. Il resto invece sono chiacchiere e visioni soggettive (ed a mio giudizio estremamente superficiali) del film. Le accuse di misoginia piovute ovunque e in ogni paese sono abbastanza ridicole, tant’è che parlando spesso dopo le proiezioni capita che è un film capito più dalle donne che dagli uomini (che si fermano al discorso “voglio vedere i gladiatori che ammazzano tutti”). Volevamo fare un film exploitation e abbiamo giocato insieme a Gianluigi su tutte le nostre aspettative da appassionati, cercando di giocare continuamente con le aspettative dello spettatore. Noterai che nella parte drammatica che è anche quella più contestata, non esiste un dettaglio gore, hard o gratuito. E’ tutto raccontato attraverso gli occhi degli attori. Nella parte invece smaccatamente horror diventa più vistosamente “splatter” e anche i personaggi iniziano a comportarsi come quelli degli slasher degli anni ’80. Si voleva fare un film cattivo, sporco e indisponente. Non volevamo lo splatterone che butta la palla nel corner dell’umorismo. Evidentemente non siamo più abituati a tutto questo…

A: Perché la figura del gladiatore nel tuo film?

B: Abbiamo una mitologia splendida di storie popolari e luoghi incredibili, il nostro passato è immortale e ancora oggi nel mondo viene rappresentato e citato. Noi siamo gli unici che invece vanno ad imitare gli omicidi nel Texas e snobbiamo tutto questo. Il film nasce nel momento in cui io e Tiziano Martella (che è anche il costume designer dei gladiatori) entrati in un piccolo museo di antichità romana, alla vista di questi spaventosi elmi messi di fila uno dietro l’altro ci siamo detti: “Pensa che roba uno slasher in cui però il “mostro” è un gladiatore”. Poi il resto è venuto da sè. Volevamo fare qualcosa di profondamente italiano e quindi la mitologia dietro il film è quella dell’antico impero romano e della rivolta dei gladiatori, mentre la parte contemporanea è una rivisitazione palese del massacro del circeo. E l’intero film, nei dialoghi e nei tic dei personaggi è interamente colmo di riferimenti a questa “italianità”. Elementi, ovviamente, che poco hanno di positivo o per cui vantarsi.

A: Perché hai scelto di fondere il rape&revenge con lo slasher e l’horror d’atmosfera che strizza l’occhio al cinema di un tempo?

B: Voleva essere un film exploitation e quindi che facesse tornare in mente quei piaceri proibiti ed anarchici che le frange estreme del genere permettevano di fare. I gladiatori ritornano quando in quei luoghi si compiono gesti che ricordano l’eco passato delle violenze commesse. Il discorso che fa all’inizio Malcom è l’intero senso del film. Nè io e nè Gianluigi abbiamo mai avuto intenzione di fare il solito slasherino ottantiano anche se la struttura di base della seconda parte a quello avrebbe portato e così si è pensato di dare anche corpo a quella che era la prima parte del film e soprattutto come ti dicevo prima, giocare con le aspettative del pubblico.
Ti diciamo che è “uno slasher con i gladiatori?” Beh è vero, ma non è quello il vero colpo di scena. Inoltre sia io che Gianluigi siamo appassionati del genere e francamente ci è venuto quasi naturale evolvere il progetto in queste direzioni. Comunque piazzare un colpo di scena shock prima della metà del film giocando con le aspettative del pubblico è un dovuto omaggio ad un genio di nome Joseph Stefano che ha scritto una cosa che si chiama Psycho per un certo Hitchcock…

A: A proposito di rape&revenge… solitamente i film appartenenti a questo sottogenere ruotano attorno alla vittima/eroina, trasformazione che manca nella tua pellicola. Potresti chiarire per illuminare una volta per tutte coloro che vi hanno trovato solo del “sadismo gratuito”?

B: E’ un rape senza il “revenge”, ma comunque noi abbiamo evoluzioni dei personaggi. Il personaggio della ragazza mora, interpretata da Valentina D’Andrea e che vagamente indichiamo come “eroina” del racconto, è un personaggio che matura dopo aver vissuto il male assoluto addosso. C’è un transfer che passa dall’amica che si sacrifica per la fuga e che va a lei: più timida e innocente dell’altra ma l’unica che dimostrerà una reazione forte a tutto questo assurdo che sta vivendo. Poi è ovvio, come dice la tagline, “il male vince”. Vale purtroppo anche per lei. Morituris è un film sul male, quello puro infinito che quando esplode investe tutti, vittime e carnefici. Qualcosa di incontrollabile, indistruttibile, spaventoso e comunque purissimo.

A: L’uso delle croci come mezzo di tortura sono collegate solo alla figura dei gladiatori oppure in un certo senso rappresentano anche una provocazione religiosa?

B: E’ bella l’idea di ripristinare il simbolo della croce come strumento di tortura e punizione estrema così come è stato concepito, depurato da ogni concetto mistico. E l’unico corto circuito con il misticismo sta nel fatto che la ragazza che ne avrà a che fare rappresenta un po’ il Cristo: dopo lo stupro la vediamo in una scena costruita su La Pietà di Michelangelo; poi la vediamo sacrificarsi per l’umanità (l’amica che tenta la fuga e “matura”) e infine invocare come Gesù Cristo l’ultimo grido che lei dice però in romeno “Padre perchè mi hai abbandonato!”. E’ un simbolismo, anche perchè nel mondo di Morituris (e in quello che vedo tutti giorni con i miei occhi), non c’è nessun dio.

A: La presenza dei gladiatori e tutto ciò che ruota intorno ad essi ricorda Le Tombe dei Resuscitati Ciechi di De Ossorio e anche alcune pellicole fulciane come Quella villa accanto al cimitero. Ti sei ispirato al cinema degli anni ’70 e ’80 per la realizzazione del tuo film?

B: Beh si, c’è dentro un po’ tutto veramente. Io sono un grande fan dei film di Ossorio e principalmente l’immaginario dei gladiatori-ritornati di Morituris viene puramente da quei film lì. Comunque essendo un film di esordio assoluto per tutti, abbiamo tentato di muoverci su territori che comunque conoscevamo bene e così ecco che oltre Fulci è possibile trovare Aldo Lado, Craven, Zarchi, Bava insieme ad influenze esplicite letterarie (Ellis con American Psycho, Miguel Angel Martin con Psychopathia Sexualis) e musicali (drone, industrial e black metal in controtendenza con il prog dei film che volevano omaggiare). Mi premeva comunque che il film non sembrasse un patchwork di sequenze prese e rigirate, ma che stimolasse quelle sensazioni e quei sapori inconfondibili che i film di questi autori riescono ancora a dare a distanza di 30-40 anni.

A: Se avessi la possibilità di ringraziare un’unica persona per ciò che è venuto fuori con Morituris, chi sarebbe?

B: Oddio una sola persona? Vediamo un po’: dovrei immaginare di scindere nello spazio molecole e atomi di gente importantissima e per cui darei la vita come Gianluigi Perrone, Tiziano Martella, Vincenzo Manzo, Pierpaolo Santagostino, i miei genitori, una parte delle persone che si leggono nei titoli di coda e tutte le mie influenze culturali ed artistiche arrivando a creare un singolo essere con l’unico compito di diffondere pazzia, morte e distuzione nel mondo… beh ecco se la somma di tutto questo diventasse un essere solo capace di tutto questo, allora mi sento di ringraziare Nyarlathotep.

A: Puoi parlarci brevemente dei tuoi gusti in campo cinematografico e in quello musicale?

B: Sono molto schizofrenico e non mi piace mai parlare per “generi”. La fusione di tutto, la libertà di muoversi come pare e piace e soprattutto la capacità di suscitare emozioni (violente, dolci, accomodanti, nichiliste o quant’altro) attira in me interesse. Ed è per questo che spazio dai fratelli Marx a Von Trier, dai Monty Python ad Aldrich, da Tsukamoto a Castellari, etc… Così con la musica. Ultimamente si alternano nelle mie playlist roba post-rock come Shels, Explosion in the Sky, God is an Astronaut e This will destroy you insieme all’immortale Storm of the Lights Bane dei Dissection, White Tomb degli Altar of Plagues, il primo disco dei Krallice, intervallati da Alkaline Trio, Rise Against e la colonna sonora del film comico Walk Hard. Non ho niente di chiaro purtroppo, abbattetemi.

A: Potremmo, quasi con certezza, dichiarare che hai scavalcato con quest’opera, l’intero panorama indipendente italiano. Cosa pensi dei tanti registi di genere del nostro Paese che non riescono a trovare una degna distribuzione?

B: In che senso scavalcato? Non vedo tutto questo come una gara. Ogni film, anche quello più miserabile nei risultati è fatto con sacrifici e sangue versato. Mi piace girare film e spero di poter crescere imparando continuamente dai mille errori che si fanno sulla propria pelle. Morituris è uno starter non un traguardo. E in generale tutti i miei colleghi “indie” dovrebbero vedere la cosa in questo modo. Si decide di fare una cosa del genere sapendo a cosa si va incontro e l’immagine più vicina che può venire in mente è quella di Don Quixote contro i mulini a vento. Tuttavia negli ultimi anni bisogna dire che qualche movimento però c’è stato: i film di Ristori e Boni vengono distribuiti in tutto il mondo con discreti successi di vendite, i film estremi di Domiziano Cristopharo hanno distribuzioni in USA, l’ultimo bellissimo film di Bianchini ha ricevuto una menzione speciale al Fantasia (la Cannes dell’horror) e sta macinando premi in tutto il mondo, così come tante altre realtà italiane trovano canali esteri grazie a festival e piccole distribuzioni più attente al mercato di quello che accade qui. Negli ultimi anni ci sono realtà anche qui nel belpaese della morte, come distribuzione indipendente, la Sinister Film e tanti piccoli giovani produttori ed artisti che si mettono in moto e tengono continuamente in vita questa specie di zombie che è il cinema di genere italiano. La verità è che, come storicamente abbiamo sempre fatto, tanto gran parte del pubblico quanto quella della stampa e dei grossi festival con visibilità internazionale sputa e snobba continuamente tutto questo e bene che va, ti lascia ghettizzato nel piccolo orticello degli appassionati senza alcuna possibilità di crescita per uscire da questo recinto. Finché non inizieremo ad avere le palle di spalancare gli occhi e vedere cosa di bello e brutto esiste oltre tutta questa nebbia che ha finito per rincoglionire chiunque, difficilmente cambieranno produttivamente le cose. Poi ovviamente, oltre tutto questo, va detto che personaggi mitomani, buffoni e leccaculo sono all’ordine del giorno e come si sa qui va avanti chi è più viscido, non chi è più valido. Ma qui entriamo in un argomento ancora più grosso e complesso di quello “semplice” del cinema.

A: Dopo un esordio col botto adesso i fanatici dell’horror sono curiosi di sapere dove può arrivare Raffaele Picchio. Puoi rivelarci eventuali tuoi progetti immediati o futuri riguardanti il cinema?

B: Dopo Morituris (di cui comunque il lavoro non finisce mai con le distribuzioni, festival, etc…) che è stato il mio esordio assoluto (come direbbe Callahan “Lo stronzo che fa il passo più lungo della gamba”) non mi sono fermato e ho iniziato a girare per set come aiuto regista per lavori di giovanissimi e promettenti neo-autori, ho dato una mano in produzione a qualche lavoretto e generalmente non ho smesso un secondo di continuare ad apprendere e capire come funziona questo mondo. Ho girato per il contest degli Abc’s of Death un cortometraggio che è possibile visionare gratis su Vimeo che si chiama M is for Mouth (e che ovviamente non ha vinto un cazzo, potete ammirarlo qui: http://vimeo.com/77458145 ) e in pentola c’è più di un lavoro tra medi e altri corti che stanno in dirittura di partenza per gli inizi di questo anno.
Comunque il secondo film c’è, esiste e sia io che Gianluigi non vediamo l’ora di realizzarlo. Ma bisogna avere pazienza e apprendere ancora cose importanti oltre che studiare bene produttivamente come muoversi. Posso solo dire che sarà, dopo aver affrontato il concetto di “male” con Morituris, una nuova analisi su un altro concetto universale che fa girare questo mondo, se possibile ancora più violento, doloroso, malvagio, distruttivo ed ingiusto: l’amore.

A: Cosa pensi di questa intervista?

B: Che è stata interessante e visto che sono un logorroico da competizione non può che farmi piacere rispondere a quello che vuoi. Spero più che altro di aver soddisfatto la curiosità degli interessati.

A: Lascia un messaggio alla community di DarkVeins!

B: Come diceva Crowley “Fai ciò che vuoi” e diventa quello che sei. Evil prevails.

A: Grazie Raffaele!

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