Intervista a Roberto Ciardiello

Intervista a Roberto Ciardiello

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robertoQuattro chiacchere con Roberto Ciardiello, autore protagonista del concorso letterario Anticristo, grazie al suo racconto Roma Diabolica. Scopriamo più da vicino, risultati, passioni e progetti di questo promettente scrittore.

A: Chi è Roberto Ciardiello?

B: Roberto Ciardiello è un ragazzino con gli anni di Cristo, che comincia a guardarsi le spalle dai falegnami, soprattutto se si avvicinano con un metro in mano. Poi sì, è anche un moderno Peter Pan, un sognatore e un realista al tempo stesso. Un giorno uno, un giorno l’altro, un giorno l’altro ancora… come le (f)utili targhe alterne romane.

A: Com’è nata la tua passione per la scrittura?

B: Ecco, è difficile dirlo. Io credo che il seme sia stato piantato durante una mattinata alla scuola elementare (credo in quarta o in quinta), più di vent’anni fa. Ricordo che ero seduto dietro il banco, tra una cosa e l’altra mi arriva tra le mani un numero di Dylan Dog: Delirium. Comincio a leggerlo, mi prende subito, chiedo di portarmelo a casa. Ricordo che dopo averlo letto, la notte quasi non sono riuscito a dormire.
A distanza di anni, poi, ho cominciato a leggere i manga di Ken Shiro (mai finiti purtroppo) e a collezionare Dylan Dog. Di seguito, praticamente “tanto per fare”, sono entrato in libreria e ne sono uscito con una raccolta di racconti di Lovecraft, Poe e altri che non ricordo (il libro non lo trovo più, tra l’altro).
Dalla lettura alla scrittura il passo è stato breve.

A: Chi sono stati e chi sono i tuoi “maestri” in campo letterario?

B: Se dico Stephen King scado nel banale, vero? Va be’, lo dico lo stesso. Con lui sono entrato nel mondo dei romanzi anziché rimanere solo in quello dei racconti vintage, diciamo. Ma non c’è solo il Re sui miei scaffali. Ho un grosso debole per James Ellroy (soprattutto per la quadrilogia di Los Angeles), Don Wislow ed Edward Bunker, narratori noir e per niente horror che hanno contribuito a formarmi.

A: Tra le nuove leve letterarie in Italia, quali sono i tuoi autori preferiti?

B: Be’, il sottobosco italiano pullula di bravi autori, basta solo saper cercare. Spesso non li si trova sugli scaffali delle librerie, né tantomeno in bella vista dietro le vetrine luccicanti. C’è molta penalizzazione in Italia, di quelle che ti fanno dire che se non hai un nome non andrai da nessuna parte, ma non è così.
Di bravi autori nostrani posso citare Ian Delacroix, Danilo Arona, l’ottimo Claudio Vergnani, Fabio Monteduro, Cristiana Astori, Giorgio Pirazzini, tutti con una loro personale impronta. Sicuramente ne dimentico qualcuno, non me ne vogliano.

A: Sei il vincitore di Anticristo, il concorso letterario natalizio di DarkVeins. Ci puoi parlare della tua esperienza?

B: E pensare che al concorso non volevo neanche partecipare…
Mi sono detto: “Io horror con sfondo demoniaco non ne ho mai scritto e non so scriverne, che mi metto a fare?” Poi ci ho ripensato. L’idea di farmi leggere da Federico Zampaglione, Alda Teodorani, Gordiano Lupi e dagli amministratori dei maggiori siti horror-noir italiani mi stuzzicava troppo per lasciar perdere, e allora ho pensato che sì, potevo anche provare, che mi costava?
E’ andata bene e per me è stata una doppia soddisfazione, non solo per la vittoria in sé, ma anche per il fatto di averla conseguita con un racconto che tocca un genere con cui non mi sono mai cimentato prima.

A: Puoi parlarci di Roma Diabolica, il racconto che ti ha portato alla vittoria? A cosa ti sei ispirato per scriverlo?

B: In Roma Diabolica ho voluto lasciare più spazio alle immagini che alla trama, appena accennata. Ho cercato di creare un mondo (o un quadro o una situazione) in cui ciò che doveva accadere era già accaduto, ho voluto proiettare il lettore dritto nel fattaccio già avvenuto, senza dovergli stare a dire “tutto cominciò quando…”
Il lettore medio non è uno stupido, ritengo non ci sia bisogno di imboccarlo e spifferargli tutto. Ne risentirebbe la sua immaginazione. E non c’è niente di più brutto e annoiato di un lettore con un’immaginazione poco stimolata.

A: Un aggettivo che rappresenta il tuo racconto. Se avessi la possibilità di veder trasposto su pellicola Roma Diabolica, da quale regista vorresti fosse diretto?

B: Un aggettivo? Direi cinematografico. Una persona mi ha fatto i complimenti dicendomi: “sei stato minuzioso e stiloso nelle descrizioni e hai impregnato il racconto di puro male, odore di pestilenza e flash dell’inferno sulla terra. Sembrava quasi un video di Rob Zombie”.
Lo ringrazio.
E arrivo anche alla seconda risposta: per quanto riguarda il regista, io credo che, proprio per ciò che ho scritto sopra, Rob Zombie potrebbe essere la persona adatta. Lo aspetto… e nel frattempo continuo a sognare.

A: La musica e il cinema sono muse ispiratrici della tua vena scrittoria?

B: Sì, spessissimo. Col senno di poi mi sono accorto di aver scritto dialoghi molto tarantiniani in passato. Così come molti film horror hanno senza dubbio influenzato certe scene e determinati passaggi.
Però non scrivo mentre ascolto musica, o meglio non ascolto musica mentre scrivo. Per come sono fatto, finirei per ascoltarmi un album intero fissando la pagina bianca al pc. Un po’ mi dispiace, e spero in futuro di imparare a dissociare il cervello dalle orecchie.

A: Sei il vincitore di diversi premi letterari, cosa significano per te queste vittorie?

B: Gioia pura e tanti sacrifici ripagati. Credo che se dovessi arrivare a vincere il milionesimo concorso, la sorpresa e il senso di benessere non sarebbero inferiori alla prima volta che ho visto il mio nome in cima alla lista. E’ una bella sensazione.

A: Alcune delle tue opere sono state pubblicate, puoi parlarcene?

B: Volentieri!
“Giorni di guerra, notti di sangue” è stato pubblicato nella raccolta “365 racconti sulla fine del mondo”, Delos Books. In questo racconto ho immaginato un mondo post-contagio, in cui i superstiti vivono in una situazione di assedio cercando di resistere e sopravvivere.
“Dietro il pagliaccio”, raccolta intitolata Nerinchiostro, uscita per Sogno edizioni, è fondamentalmente una storia d’amore tra una ragazza “normale” e un tossico con la passione per i film horror. La maschera in lattice di Pennywise è il fulcro del racconto.
“In campagna”, raccolta dal titolo Il Ritorno dei Corti Viventi, edita dalla defunta Edizioni XII, è un brevissimo racconto nero senza l’elemento paranormale, in cui troviamo un ragazzino alle prese col padre padrone.
“Oh, povera Susanna…”, uscito per l’editore Wepub nell’opera La Piccola Antologia degli Orrori, vede una coppia di ragazzini, fratello e sorella, che si imbattono in una donna attorno alla quale è stata costruita una macabra filastrocca di sangue e morte. E’ scaricabile gratuitamente dal sito dell’editore al costo simbolico di un tweet o un post su Facebook.
I due racconti brevissimi “T. R. B.” e “Nient’altro che la verità” sono stati pubblicati dal sito LetteraturaHorror.it nell’antologia “50 schegge di terrore”. Il primo è una storia nera che ha Ted Bundy come protagonista; la seconda vede un vecchio arrabbiato e un burattino che paga a caro prezzo tutte le sue bugie (credo che Collodi si stia ancora rigirando nella tomba). Scaricabile gratuitamente qui.
Con “Proiezioni di morte” ho vinto il Premio Scheletri 2013, indetto dal portale Scheletri.com. Anche qui, come in Roma Diabolica, ho cercato di scaraventare il lettore direttamente nel bel mezzo del racconto senza troppi preamboli. Potete leggerlo qui.
“Sotto assedio” mi ha fatto vincere l’Horror T-shirt 2013, anche questo indetto dal portale Scheletri.com, racconti brevissimi, massimo 100 parole. Io ho cavalcato l’onda degli zombi e ho ricevuto a casa la T-shirt con il racconto vincitore stampato sopra… che sarebbe una figata pazzesca se solo non mi stesse un po’ larga! Il link. E Poi c’è “Roma Diabolica”…

A: Quant’è importante per te la musica e quali sono i tuoi gruppi preferiti?

B: La musica fa parte della mia vita. Qualche millennio fa suonavo il basso in un gruppo, avevamo la nostra sala prove, si facevano serate in giro ecc… Facevamo principalmente hard rock anni ’80/’90. Ma tutto finisce prima o poi.
Di gruppi preferiti ne ho un po’: mi piacciono molto gli AC/DC, i Motörhead, gli Skid Row, i Guns n’Roses, Jimi Hendrix, i Megadeth, il blues d’una volta. Come vedi sono di larghe vedute…

A: Ami il cinema horror? Puoi dirci i nomi dei registi che stimi e i titoli dei film che ami?

B: L’horror è il genere che prediligo nel cinema, praticamente ci sono cresciuto. Come non ricordare le estati passate a guardare Notte Horror dopo il Festivalbar? Il mio film preferito è Profondo Rosso, non mi stancherei mai di vederlo, ma ce ne sono altri molto buoni. Ho apprezzato tantissimo La Casa del Diavolo, di Rob Zombie, bella fotografia vintage e colonna sonora strepitosa; Shining, di Kubrick, visionario e crudele; la serie di Halloween; i Venerdì 13; Demoni di Lamberto Bava…
Mi fermo qui altrimenti divago.
I miei registi preferiti sono (e qui scado nel banale come sopra con Stephen King) Dario Argento, Quentin Tarantino (ok, non è horror) e John Carpenter. Ultimamente sto aprendo le porte al cinema asiatico, ma è ancora presto per parlare di registi preferiti. Diciamo che quello che ho visto di Miike l’ho apprezzato.
Una nota di attenzione la meritano il giovane regista Luigi Pastore (il suo “Come una Crisalide” è un buon prodotto secondo me, un film low badget molto riuscito) e Federico Zampaglione (Shadow è ottimo; Tulpa è buono e Nero bifamiliare non l’ho visto). Mi piace sostenere l’horror nostrano che speriamo riacquisti il vigore d’una volta.

A: Da quale CD musicale, DVD e libro, non ti separeresti mai?

B: Se dovessi sceglierne uno solo per categoria direi:
per i CD, Unplugged, degli Alice in Chains (ti fa viaggiare in una dimensione a sé stante);
per i libri, Il Grande Nulla, di James Ellroy (noir crudele ambientato nella Los Angeles del dopoguerra);
per i DVD: Profondo Rosso (e nascosto nella custodia Pulp Fiction).

A: Secondo te quali sono le migliori trasposizioni cinematografiche tratte da opere letterarie? Quali le peggiori?

B: Be’, con Shining Kubrick ha fatto un ottimo lavoro, anche se si discosta un po’ dal libro. Anche Mysery non è riuscito male.
La trasposizioni brutte ce ne sono parecchie, per il semplice fatto che tutto è più brutto quando si trasforma da parola scritta a pellicola.

A: Di quale libro vorresti la trasposizione cinematografica?

B: “La notte raccolgo fiori di carne”, di Giorgio Pirazzini, Las Vegas edizioni. Storia sul cannibalismo e sulla perversa curiosità umana.

A: Cosa hai in mente per il futuro in ambito letterario?

B: Sto cercando di disintossicarmi dai concorsi per racconti, favorendo un progetto da “solista” e più lungo. Ci proverò, ma tanto già lo so che a qualche concorso cederò anche quest’anno…

A: Cosa pensi di questa intervista?

B: E’ buona. Con quesiti mirati e non banali. Fa piacere sapere che c’è chi cerca di dati visibilità e spazio, chi perde tempo a costruire domande, ad aspettare le risposte.
Tutto questo è apprezzabile.

A: Un saluto agli amici di DarkVeins!

B: Ciao ragazze e ragazzi (sempre prima le donne, no?)!

A: Grazie Roberto!

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