Intervista a Domiziano Cristopharo

Intervista a Domiziano Cristopharo


cristopharoIntervista a Domiziano Cristopharo, prolifico regista e performer italiano che si distingue per il suo modo di fare cinema. Le sue pellicole infatti, oltre ad essere intaccate da un morbido tocco retrò, sono la culla di tutto ciò che affligge e tormenta l’uomo. Diversità, emarginazione, orrore reale, dolore, sono temi scottanti a cui affianca la bellezza visiva delle immagini con un pizzico di surrealismo e di teatralità.
Oltre che regista, attore e amante del teatro, Domiziano Cristopharo è anche un grande tatuatore e piercer Full Body.
Ma ora addentriamoci nel mondo cinematogafico sempre esteticamente ben curato di questo grande artista poliedrico, uno dei personaggi più produttivi nel cinema italiano, che fa della ricercatezza dello stile e delle sequenze shock i suoi punti forti.

A: Chi è Domiziano Delvaux Cristopharo?

B: Un personaggio che fa i film… dall’aria un po’ altezzosa, snob, teatrale e schiva. Un personaggio che protegge la persona reale che, finito il film, torna alla sua vita e alla sua routine.

A: Come nasce il tuo amore per il teatro?

B: Viene cronologicamente dopo quello del cinema, per caso… fin da piccolo sognavo di fare i film, ma ho iniziato a lavorare professionalmente prima a teatro come truccatore, scenografo e costumista e le emozioni che ti dà il teatro rispetto ad un set sono imparagonabili. Il cinema come professione venne dopo (come effettista e costumista) e dalla gavetta poi è nata la mia prima esperienza registica quando Domiziano Arcangeli decise di affidare proprio a me la regia del mio script HOUSE OF FLESH MANNEQUINS.

A: Qual è stato il tuo percorso che ti ha portato a vedere il mondo da dietro ad un obbiettivo?

B: Fin da quando avevo 12 anni usavo la cinepresa super 8 di mio padre. Giravo mini film (inguardabili) che poi montavo… con una piccola moviola. Già all’ora avevo sviluppato quel senso artigianale che mi portava a fare tutto.

A: House of Flesh Mannequins (2008) è il film che segna il tuo esordio come regista. La pellicola è stata premiata e presentata in diversi Festival vincendo anche l’Indipendent Spirit Award al prestigioso NIGHT OF HORRORS di Sydney. Come ti ha segnato questa esperienza?

B: Nel bene e nel male mi ha segnato… e mi ha fatto fare un esordio col “botto”. Negli anni si può dire che FLESH MANNEQUINS è diventato un piccolo cult che ha anticipato molte tematiche viste poi in film successivi (il legame esplicito tra sesso, sangue, morte, video). Qui in Italia portò anche molti problemi legali con quel “caso”/cialtronata dello scandalo Sciò/D’ammicco che mi ha creato poi una brutta nomea nell’ambiente anche in persone che non mi han mai potuto valutare e giudicare di persona.

A: Si parla di una versione non censurata di House of Flesh Mannequins dal titolo Flesh Mannequins: Totally Uncut. Quando uscirà?

B: E’ in previsione di uscita, non so dirti quando… forse prima dell’estate. Intanto in Germania è uscito il primo Blu-ray del film nella versione director’s cut.

A: The Museum of Wonders, vincitore del Fantafestival nel 2010, menzione speciale della giuria popolare al SIFF e l’Anoci 2010 alla regia e a Maria Rosaria Omaggio, fonde molte delle tue passioni tra cui spiccano maggiormente il cinema e il teatro, ma facendo un po’ più di attenzione credo che in quest’opera ci sia tutto il tuo mondo, la tua anima. Tatuaggi, Body Modification e la bellezza del corpo umano inteso come forma d’arte ad esempio, sono elementi che non passano di certo inosservati. Vivi il cinema anche come mezzo per esprimere te stesso e per trasporvi sogni e passioni?

B: Veramente faccio film SOLO per esprimere delle cose che sento ed in cui credo. Inizialmente anche FLESH MANNEQUINS doveva esser solo un porno/horror… poi Alessandro Giordani (regista, montatore e musicista) mi fece ragionare sull’importanza del DARE qualcosa al pubblico… e la responsabilità che si ha quando ci si mette in mostra nel fare qualcosa. Possiamo INTRATTENERE o possiamo anche far RIFLETTERE e lasciare un messaggio… a noi la scelta. Io credo che ci sia fin troppo intrattenimento… e così ho iniziato a veicolare i miei messaggi anche nei film.

A: Che significato si cela dietro al titolo The Museum of Wonders?

B: Come avrai visto è una specie di circo stabile di moderni FREAKS. Il Museum of Wonders è uno degli appellativi che si dava ai freakshow e ai sideshow. Anche nella nostra lingua, “mostro” esattamente significa “meraviglia”. Il museo dei mostri, il museo delle meraviglie… i mostri son meraviglie proprio perché son delle rarità… e la diversità è cultura. Pochi notano che il Museum of Wonders è già presente in HOUSE OF FLESH MANNEQUINS.
E’ proprio il luogo in cui va Sebastian nel secondo atto… e infatti ritroviamo anche gli stessi personaggi. In Museum of Wonders restiamo in quel mondo… dove un nano dall’accento francese filosofeggia sul valore della diversità.

A: Sempre nel tuo secondo lungometraggio si notano componenti religiose collegate alle stigmate oppure alla Madonna/Santa Muerte. Che rapporto hai con la religione?

B: Penso che sia uno dei mali peggiori… l’oppio dei popoli del resto, non è una mia frase. Come dice uno dei personaggi di FLESH MANNEQUINS “una volta, la chiesa era il più grande mezzo di disinformazione di massa, oggi il suo posto è stato preso dalla televisione”. Dice tutto sulla mia visione della religione, TV, società e politica. I miei film son molto politici… chi mi definisce surrealista, chi horror… ma io sono prettamente PUNK nel senso più radicato del termine: a unire tutti gli appartenenti al movimento punk sotto un’unica causa è il rifiuto per qualsiasi forma di controllo, tra cui il controllo sociale esercitato dai mass-media e dalle organizzazioni religiose.

A: P.O.E. Poetry Of Eerie del 2011 e P.O.E. Project of Evil (P.O.E. 2) del 2012 sono due film a episodi ispirati ai racconti di Poe. Questi tuoi due progetti a cui hai anche partecipato dirigendo gli episodi Maelzel’s Chess-Automaton e The System of Dr. Tarr & Prof. , hanno coinvolto diversi registi. Com’è nata questa idea e cosa ami di questo scrittore considerato il Dio del genere gotico? Perché hai scelto di dedicarti alle sue opere?

B: Mah, ovviamente è un autore che amo molto… come Lovecraft. Non però il mio preferito… io amo di più Hoffmann e Maupassant. Il progetto P.O.E. nasce da una sfida lanciata da me e Giovanni Pianigiani al circuito INDIE sempre intento a lamentarsi di non trovare un punto di incontro. Ci siamo detti “abbiamo tutti una telecamera e delle idee… realizziamo dei piccoli corti e facciamone un film”. Qualcuno mosse l’obiezione che ci sarebbe stato troppo dislivello stilistico fra uno e l’altro… e che avere una buona idea in tempi stretti non è facile. Così decidemmo di avere sceneggiature più che solide prendendo ognuno spunto da un racconto di POE da rileggere a modo nostro.

A: L’orrore quotidiano, quello silenzioso e claustrofobico di chi vive in completa solitudine, è riscontrabile nel tuo Red Krokodil, film shock incentrato sulla pericolosa e devastante droga che dà il nome al titolo di questo tuo lungometraggio. Perché proprio questo tema?

B: Perché una droga come quella, di cui seguo gli sviluppi da molti anni, era la metafora perfetta per raccontare in modo inedito, una disgregazione interiore attraverso un esplicito disfacimento fisico autoindotto.

A: Anche in Red Krokodil è evidente la componente religiosa. La sofferenza che devasta in modo impressionante il protagonista (Brock Madson) lo ritrae come un martire. Il materasso su cui si abbandona infatti diventa una sorta di croce simbolica su cui lui giace come il “Cristo morto” di Mantegna. Perché la scelta di quest’opera rinascimentale a rappresentare il declino umano causato dalla droga?

B: Perché prospetticamente, fra i pochi punti di vista che il piccolo set mi offriva, era la soluzione migliore. Poi anche se pochi ci noteranno legami, l’opera è comunque fortemente ispirata a Pasolini.

A: Dal 23 gennaio Red Krokodil godrà di distribuzione cinematografica tramite Distribuzione Indipendente. Come vivi questo momento che precede l’approdo della tua opera in sala?

B: Ovviamente son felice, solo una distribuzione indipendente come DINDI poteva curarsi davvero del cinema indipendente. A differenza di tanti altri che non fanno che promettere e poi spariscono. Per molti difendere la causa indipendente è solo una bella chiacchiera che fa vetrina… ma l’Italia ha bisogno di FATTI. Son comunque sorpreso che la mia opera meno commerciale e commerciabile sia stata scelta per la sala.

A: Bloody Sin è un film carico di temi e di idee ed è ispirato alla rivista italiana Oltretomba. La tua opera è una sorta di fusione di generi come il cinema italiano degli anni ’60 e quello degli anni ’70 a cui dai una tua evidente impronta personale. Vista l’ingente quantità di temi trattati, quanto è durata la gestazione di questo film? Perché la scelta di farcire questa tua opera con diverse perversioni che tanto si discostano dal filo conduttore?

B: Beh, chi conosce il fumetto OLTRETOMBA, non si sorprenderà di certo nel trovare un senso in tutte queste perversioni infilate in modo baraccone in un filo conduttore esile. Abbiamo avuto il supporto degli eredi dei due creatori del fumetto, tra cui Daniel Baldock, figlio di Stanley interpreta anche magistralmente Mr. Lenzi. Quindi sulla coerenza dell’opera non si discute. Il film è stato girato in 3 settimane e preparato in 6 mesi.

A: Sempre in Bloody Sin, il protagonista Terence Fisher (Dallas Walker) si cosparge il viso di glitter rossi che simulano il sangue. Da cosa nasce questa idea?

B: Volevo che niente nel film fosse preso sul serio, per me BLOODY SIN è una commedia erotico/gialla non un horror. Inoltre nulla di ciò che vediamo nel film è come sembra… quindi il fatto di trasformare il sangue in GLITTER (o viceversa) dovrebbe dare a tutti la giusta chiave di lettura.

A: SHOCK: My Abstraction of Death è un film diviso in 2 episodi che si concentra sulla follia. Al tuo Chromophobia si affianca l’episodio Between Us di Alessandro Redaelli. Come nasce la collaborazione con questo regista?

B: Alessandro lo seguo da quando era minorenne… anzi devo dire che è lui a seguire me. Era un redattore di alcuni webzine horror e grande fan di FLESH MANNEQUINS. Ho visto alcuni suoi corti e devo dire che la maturità ed eleganza stilistica che lo caratterizzano superano di gran lunga tanti lavori di professionisti miei coetanei. Alessandro una volta maggiorenne, ha montato per me il mio episodio di POE 2, poi Red Krokodil… e poi ha co-diretto SHOCK.

A: Sei il regista de Un Serpente dalla Lingua d’Acciaio, il secondo di tre episodi di Phantasmagoria che vedrà la luce nel 2014. E’ noto che il film collettivo sia un ghost movie ma puoi svelarci qualcosa in anteprima sull’opera soffermandoti maggiormente sul tuo episodio?

B: Beh posso dire che PHANTASMAGORIA è un’operazione squisitamente vintage, e dal sapore molto molto francese… nasce infatti dall’idea di Mickael Abbate già direttore della FANTASTIQUE SAMAIN DU CINEMA… festival che ha sempre supportato il cinema italiano ed il mio. E’ stato quasi normale per Mike, coinvolgermi nel suo progetto… che vanta collaborazioni illustri di cui non posso fare nome al momento. Il mio episodio è ambientato in un HOTEL stregato nella notte di HALLOWEEN, notte che è il filo conduttore del film per tutti e 3 gli episodi. Come si evince dal titolo il mio episodio è terribilmente anni ‘70.

A: Sei un cineasta prolifico e di ampie vedute perché il tuo cinema abbraccia qualsiasi genere e tema oltre che ogni forma d’arte. Doll Syndrome infatti è il titolo del film estremo sulle perversioni che hai appena finito di girare. La pellicola rappresenta l’Inferno e fa parte di una trilogia incompleta iniziata con Red Krokodil che invece raffigura il Purgatorio. Perché la scelta di quel titolo che riconduce ad una determinata sindrome?

B: La syndrome di MOEBIUS detta anche DOLL SYNDROME porta a una totale inespressività facciale. E’ usata più genericamente per indicare in modo “volgare” tutti i sintomi di imbambolamento (compresi gli adolescenti troppo davanti PC e videogames) e nel mio film gioca appunto nel descrivere sia la fissità inespressiva del protagonista che è quasi un automa senza emozioni, che la sua passione per una sex doll che va a sostituire il rapporto fisico con la sua donna “ideale”.

A: The Night-Gaunts è un film composto da due episodi (TWO LEFT ARMS è il titolo del tuo episodio) ispirati ai sogni di H.P. Lovecraft a cui sono state aggiunte le leggende italiane legate al culto della dea Sicinna. Il film, nato dalla collaborazione tra Italia e USA, è in post produzione, puoi darci qualche notizia su questo progetto?

B: Stiamo avendo una lavorazione lunga e difficile grazie all’ambizione del tutto… ma anche tante soddisfazioni. Il mio episodio è attualmente in post-produzione e vanta un cast eccezionale: una magnifica Yvonne Sciò (Il nascondiglio), Paolo Stella (La terza madre) ed i mitici Ruggero Deodato (Cannibal Holocaust), Carlo de Mejo (Paura nella città dei morti viventi) e Frank Laloggia (Scarlatti). La sceneggiatura è del mio fidato collaboratore Andrea Cavaletto.

A: Se da una parte il genere horror è penalizzato dalla carente attenzione da parte dei grossi distributori, è anche vero che dall’altra il pubblico continua ad interessarsi poco a questo tipo di film. Intanto però tra i più continua a vivere il mito di Dario Argento sia attraverso omaggi cinematografici che con libri ecc… Perché secondo te? Cosa pensi di Argento? Cosa dei suoi film?

B: Come hai detto tu è un mito ed i miti in Italia non si toccano. Non si tocca Mina, non si tocca il calcio… non si tocca Darione. Da regista e da fan dell’horror sarei disonesto se non potessi notare in che momento misero versa la cifra stilistica del regista di PROFONDO ROSSO, SUSPIRIA, INFERNO, 4 MOSCHE DI VELLUTO GRIGIO. Lavori come Dracula3D, Giallo, La terza madre… son davvero inclassificabili non solo paragonati ai suoi vecchi capolavori… ma proprio come film in sè. Non è presunzione poter osservare che qualcosa non va… e non va con i contributi del ministero. Se i miei film fan cagare, intanto son soldi miei.
Continuare a difendere ciecamente il maestro è una presa di posizione a volte presuntuosa e a volte non onesta. Ricordo bene dei filmati su youtube di gente che ha ripreso risate in sala durante la proiezione de La terza madre a Roma, e poi all’uscita del film la stessa gente era a complimentarsi con il maestro per il suo CAPOLAVORO. Non è esaltando qualunque cosa si faccia in Italia (avete notato che ogni film horror che si fa, o è la rinascita dell’horror o è merda pura? Le vie di mezzo qui non esistono mai e la cosa è sospetta) spacciandola per campione di incassi e film del decennio che la situazione migliora. Perdiamo solo di credibilità invece sul mercato internazionale.

A: Molti ti considerano un regista horror ma tu dici di non esserlo. Qual è il vero orrore che proietti o che vorresti proiettare negli occhi degli spettatori? In questa vita cosa rappresenta per te l’inferno?

B: Beh parliamoci chiaro io non sono un regista horror… ogni genere ha dei canoni. La commedia ha degli stili e dei tempi… così il giallo o il dramma.
L’horror richiede un linguaggio filmico fatto di colpi di scena, suspance… cose che io non uso. Io a volte anticipo anche cosa sta per accadere o la mostro senza alcuna presentazione. Non uso musiche ossessive anzi, tutt’altro. Io racconto semplicemente degli eventi drammatici… spaventosi forse perché è la realtà che racconto ad esserlo… non ci sono psicopatici da manuale nei miei film, morti ammazzati in modo creativo… a volte nei miei film non muore nessuno o una persona sola (vedi Museum, Red Krokodil, Lovecraft, Doll Syndrome) quindi non penso di rientrare tecnicamente nell’horror. Io faccio dei drammi a tinte forti. Mi sorprende a volte in certi BLOG o recensioni leggere “EH, MA FLESH MANNEQUINS NON FA PAURA NON SPAVENTA…” e perché dovrebbe aggiungo io?

A: Quando ti sei addentrato nel mondo del tatuaggio e cosa rappresenta per te?

B: A 18 anni ho incontrato il mondo dei tattoo. Ora ne ho 40. Rappresenta quello che per molti rappresenta fare shopping e avere tante scarpe, o cambiare cellulare ogni 2 mesi… o fare palestra e diventare fisicato… un modo di rappresentarsi, di essere, di giocare con sè e manifestarsi.

A: Con quale altra forma d’arte con cui tu non abbia mai avuto a che fare, ti piacerebbe esprimerti?

B: Nessuna! Per fortuna mi dedico solo a cose che so fare e che sento di fare. E secondo alcuni anche ora non sto facendo cose che so fare! AHAHA

A: Un’opinione su questa intervista?

B: Mi ha permesso di approfondire molto dei miei punti di vista su cose che normalmente si danno per scontate.

A: Lascia un messaggio alla community di DarkVeins!

B: Sostenete il cinema indipendente… non scaricate i film… comprateli in DVD. Pagate gli streaming ufficiali in HD invece di vedere merdate compresse su Cineblog. Andate nei cinema se un’opera esce… o nei festival… se vi piace un autore contattatelo e scrivetegli… non fateci sentire soli. Noi non guadagniamo facendo film… non sono rose e fiori… lottiamo ogni giorno per dare una alternativa a quello che l’industria impone. Investiamo il nostro tempo, soldi ed energie… e a volte ci chiediamo PER CHI LO FACCIAMO se poi quando i piccoli miracoli accadono… non vediamo nessun appoggio e stimolo a continuare? Scaricare THOR è una cosa, scaricare un piccolo film è un grave danno. Non andare a fare presenza in sala se esce è un grave danno perché educate i gestori dei cinema ed i distributori a continuare a puntare sui blockbuster. Se davvero amate il cinema indipendente e vorreste vedere più cose in giro… non pensate che sia tutto in mano nostra che facciamo i film… senza il supporto del pubblico non esistiamo.

B: Grazie Domiziano!

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