Intervista ad Ascanio Malgarini, regista di Fairytale

Intervista ad Ascanio Malgarini, regista di Fairytale


ascanioDarkVeins intervista Ascanio Malgarini che insieme a Christian Bisceglia ha diretto Fairytale, film horror ispirato alla leggenda sulla fata dei denti, opera che ha riscosso un grande successo internazionale.
Artista multimediale e amante delle immagini, in Fairytale lo troviamo anche in veste di direttore degli effetti visivi.
Il promettente Malgarini ci fa ora luce sul suo percorso artistico e sul suo amore per l’horror.
Buona lettura!

A: Chi è Ascanio Malgarini?

B: Mi piacerebbe avere una risposta, magari piena di significato, ma non credo proprio di averla. Quel che so é che sono letteralmente ossessionato dalle immagini, dalla loro bellezza, dalla loro forza evocativa. I film, la fotografia, la grafica, l’arte mi attraggono in modo viscerale, ecco, forse sono un maniaco dell’immagine!

A: Sei un regista e artista multimediale. Quando nasce in te la passione per il cinema?

B: Da bambino. Mia madre é sempre stata una grande fan del genere horror, sono cresciuto con film come L’esorcista, Shining, Profondo rosso e tanti altri, credo di aver visto ogni film horror pubblicato in Italia tra gli anni ‘60 e ‘90. Il cinema mi ha sempre affascinato e continua a farlo tutt’ora, é un tipo di droga che non dà assuefazione.

A: Con Direct 2 Brain, il tuo studio di animazione, hai lavorato nel settore pubblicitario e musicale. Oltre che alle campagne pubblicitarie televisive (più di cento per brand come Coca Cola, Opel, Fiat, Agip, Vodafone, Bulgari, Seat, Star, Parmalat, Chrysler, Samsung…) ti sei anche dedicato alla realizzazione di videoclip con cui hai conseguito moltissimi premi e una lunga serie di riconoscimenti riscuotendo un gran successo. Hai anche lavorato al fianco di grandi artisti italiani ed esteri e sei stato inserito tra i maggiori esponenti del settore videoclip a livello mondiale nel libro “Musica per i nostri occhi” di Domenico Liggeri. Parlaci del percorso campagna pubblicitaria-videoclip-film.

B: Ho fondato D2B e diretto i primi spot pubblicitari intorno ai 25 anni, ero uno dei pochi che ragionava già in termini di integrazione tra live action e computer grafica, parliamo della metà degli anni ‘90. La pubblicità ti insegna tantissimo e ti espone a delle responsabilità enormi: shooting complessi, budget molto alti, tempi strettissimi, insieme alla difficoltà di raccontare una storia in pochissimi secondi, é davvero un mestiere molto complesso. Impari ad usare le immagini per evocare le emozioni che non avresti il tempo di raccontare, in formati così brevi la storia é solo una cornice, l’opera é legata alle sensazioni che riesci a comunicare con le immagini, é una palestra eccellente per affinare la tecnica del racconto. Inoltre la pubblicità ti costringe a ragionare su ogni singolo fotogramma, a ricercare la perfezione in ogni inquadratura, in ogni minimo dettaglio, é una ricerca maniacale della qualità.
I video musicali sono sempre stati una mia grande passione. Sono l’occasione per sperimentare, per inventare, per giocare con le immagini e lavorare sulla sinergia tra audio e video. É davvero molto divertente, c’é tanta libertà creativa e lavorare con grandi artisti é sempre stimolante. Dare una connotazione visiva ad un brano musicale é un lavoro molto delicato, si finisce per suggerire una chiave di lettura che va spesso ben oltre il significato delle parole e l’intenzione dell’autore. Il videoclip mi ha permesso di confrontarmi con formati più lunghi, é mi ha insegnato a raccontare per immagini, senza l’ausilio della parola, un po’ come girare un film muto.
Ho deciso di girare un film quando ho trovato le condizioni giuste per farlo, era una cosa che desideravo da sempre, ma che non volevo affrettare. Volevo sentirmi pronto per affrontarlo nel migliore dei modi, perché é un settore che difficilmente ti dà una seconda opportunità, e non volevo sprecarla. Nel mio modo di fare cinema le immagini continuano ad essere assolutamente centrali, cerco di portare sullo schermo le mie visioni, le cose che mi spaventano, che trovo disturbanti, ma senza rinunciare ad una certa eleganza formale. Raccontare una storia non è difficile, la sfida è mantenere una forte tensione, spaventare con le attese, costruire la paura pian piano, senza ricorrere a trucchi e scorciatoie.

A: Nel 2009 hai vinto il Fantasy Horror Award con “The Fairy” (co-regia con Christian Bisceglia). Come ti ha segnato questa esperienza?

B: Mi ha dato coraggio. É stata una bellissima esperienza, è molto difficile dare un valore al proprio lavoro, capire se funziona e quanto, perché quando ci lavori per dei mesi finisci col perdere la capacità di giudicarlo con oggettività. Il riscontro positivo di pubblico e critica mi ha spinto ad andare avanti con maggiore fiducia e determinazione.

A: Com’è nata la collaborazione con Christian Bisceglia nella realizzazione di questo corto in seguito adattato a lungometraggio noto come Fairytale?

B: Ci ha presentato Manuela Cacciamani, la produttrice di Fairytale. Christian ha un talento incredibile ed una umanità che mi ha subito conquistato. Abbiamo capito di essere molto complementari: entrambi registi ed autori, ma con percorsi e competenze completamente diverse. Entrambi appassionati di film di genere abbiamo subito pensato di fare qualcosa insieme, e così é stato.

A: Com’è stata l’esperienza lavorativa a fianco di Christian Bisceglia?

B: Davvero positiva, è una collaborazione che andrà avanti nel tempo, c’è un ottimo affiatamento unitamente ad una comune visione del genere e del mestiere di regista. A volte abbiamo posizioni diverse, ma questo finisce sempre per arricchire il film. Dirigere in due non è una cosa semplice nè scontata, ma per noi funziona, probabilmente perché ci rispettiamo reciprocamente, il che è altrettanto raro…

A: Fairytale è una fiaba horror, una rivisitazione della fiaba sulla Fata dentina. Perché proprio questo tema?

B: Cercavamo un soggetto originale, ma anche qualcosa che fosse già nell’immaginario collettivo. La fatina dei denti é un personaggio legato all’infanzia, trasformarla in un mostro e metterla in relazione con una bambina ci é sembrato molto funzionale a creare un clima di paura. Non volevamo fare un film splatter, ma piuttosto creare inquietudine, tensione, ed incuriosire lo spettatore con una trama che lo porta a scoprire la verità un po’ alla volta, fino ad arrivare ad un finale che ribalta di colpo tutte le sue certezze.

A: Secondo te quali sono le sequenze più angoscianti del film? Quali le più riuscite?

B: Una delle scene che amo di più è l’incidente sul ponte, che non é assolutamente una scena spaventosa, ma che trovo molto elegante e riuscita. Quella più originale é probabilmente la pioggia di denti che si staccano dal soffitto della stanza d’ospedale della bimba. Quella che trovo più angosciante é l’apparizione della fata all’interno della casa, penso sia una delle sequenze più spaventose del film, mi piace molto.

A: Di Fairytale, oltre che della regia, ti sei anche occupato della supervisione degli effetti digitali. Che differenza c’è tra videoclip e lungometraggio in tal senso?

B: Tutto deve essere molto più credibile, altrimenti la tensione cade immediatamente. Abbiamo creato poche sequenze di effetti, ma molto curate, sempre nei limiti di un film a basso budget. Gli effetti digitali rischiano sempre di prenderti la mano, bisogna avere le idee molto chiare per non rischiare di strafare e realizzare cose gratuite. Continuo a pensare che quel che fa più paura è ciò che non vedi, che non cogli mai del tutto.

A: The Fairy e Fairytale sono gli unici progetti horror a cui hai lavorato? Cosa ti ha trasmesso questo genere cinematografico sia positivamente che negativamente?

B: Si, sono gli unici due progetti horror che ho realizzato e mi hanno fatto capire che amo profondamente questo genere! Investigare i meccanismi della paura é in un certo senso terapeutico, devi guardare dentro te stesso per trovare ispirazione, per capire cosa sia davvero spaventoso ed inquietante, inoltre spaventare le persone é troppo divertente…

A: Qual è la figura horror che preferisci e che ritieni poco sfruttata nel cinema?

B: Credo che le figure poco sfruttate siano davvero poche ormai, per Fairytale abbiamo speso molto tempo nel trovare qualcosa che non fosse già troppo utilizzato. Le favole e le tradizioni popolari spesso celano personaggi e situazioni inquietanti, é una direzione nella quale ci troviamo spesso a cercare ispirazione…

A: Dimmi cinque titoli horror italiani che non ti stanchi mai di rivedere.

B: Profondo rosso, La casa dalle finestre che ridono, Suspiria, Zombi 2, La maschera del demonio!

A: Qual è stato l’ultimo film horror che hai visto?

B: Sono un po’ in ritardo sulle uscite, l’ultimo film che ho visto ed apprezzato è L’evocazione.

A: Chi è il regista italiano del panorama indipendente horror che apprezzi di più?

B: Ce ne sono diversi, Della Pepa, Cristopharo, Bianchini, per fortuna c’è ancora tanto talento in questo paese…

A: Puoi parlarci dei tuoi progetti? Hai intenzione di dirigere altre pellicole horror?

B: Sto preparando un nuovo film con Christian, molto presto torneremo dietro la macchina da presa insieme. Si tratta di un horror decisamente più ambizioso e spettacolare di Fairytale, non vedo l’ora di iniziare!

A: Un’opinione su questa intervista!

B: Molto impegnativa! Scherzi a parte è sempre lusinghiero essere intervistati, dalle domande che fate capisco quanta passione mettiate nel vostro lavoro, mi sento tra amici…

A: Lascia un messaggio agli amici di DarkVeins!

B: Carissimi, fare horror in Italia ed in particolare in questo momento è molto difficile, chi lo fa non pensa certo di arricchirsi, insegue solo i suoi sogni e desidera condividerli con chi ama questo genere. Spero di regalarvi qualche emozione e qualche spavento quanto prima, grazie e lunga vita alla paura!

A: Ti ringrazio Ascanio!

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Required fields are marked *

*

Google Translate »