Intervista ad Alda Teodorani

Intervista ad Alda Teodorani

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alda-teodoraniIntervista ad Alda Teodorani, la celebre scrittrice italiana conosciuta tra gli appassionati del genere per le sue opere horror ma che abbraccia anche generi come il noir, l’erotico e il giallo. A questa passione che è diventata il suo mestiere, affianca la traduzione e l’insegnamento della scrittura nella Scuola Internazionale di Comics di Roma. Le facciamo alcune domande.

A: Chi è Alda Teodorani?

B: Una persona che ama prima di tutto leggere, che ha scoperto la sua voglia di scrivere, di comunicare ma anche di avere cose diverse da dire rispetto a quelle che già sono state dette, e soprattutto in modo diverso.

A: Qual è stata la scintilla che ti ha fatto infiammare d’amore per la scrittura? Perché horror?

B: La scintilla è decisamente stata la lettura. E la lettura di horror è stata quella che mi ha emozionata di più, credo sia stato naturale scrivere del genere che più ho amato.

A: Quali sono le tue fonti d’ispirazione?

B: I pensieri s’inseguono, e nelle profondità della mente trovo le mie fonti, in genere, ma ogni libro ha una storia a sé. Può essere una persona, un sogno, una cosa che qualcuno mi ha raccontato, qualcuno che ho visto per strada. Alcuni raccolgono ritagli di giornali, io per ora ho altri modi.

A: Hai una lunga carriera nel campo dell’editoria. Hai esordito nel mondo della scrittura con il racconto “Non hai capito”, pubblicato nell’antologia Nero italiano. Com’è cambiata la tua vita? Come giudichi i tuoi primi lavori?

B: Ho cambiato tutto da allora. Facevo un lavoro che mi coinvolgeva troppo emotivamente e mi faceva soffrire, mi sentivo prosciugata, ero molto stanca. Ero stanca della mia vita, della persona che stava con me, persino del paese dove abitavo. Quella cupezza, quella voglia esplosiva di andarmene, si riflettevano nei miei primi lavori.

A: Appuntamenti letali è un DVD antologico horror che raccoglie sei cortometraggi ispirati ai tuoi racconti che tu stessa hai donato perché venissero trasposti su pellicola. Sei rimasta soddisfatta del risultato?

B: Molto soddisfatta. I ragazzi hanno realizzato delle produzioni ottime, nessuno escluso. È stata una delle mie più belle esperienze, e la proiezione di tutti i film che ci fu alla sala Trevi di Roma, con un vero bagno di folla, mi ha fatto sentire tanto affetto, è stata qualcosa di straordinario, irripetibile. Ho rivisto i lavori di recente, poiché ho cercato materiale online per arricchire il mio sito, e devo dire che sono lusingata di tutte le energie e l’attenzione che mi è stata dedicata dai registi in quella situazione. Non lo posso dire poiché ovviamente non sono a conoscenza di tutte le produzioni indipendenti ma credo che mai nessun autore abbia vissuto qualcosa del genere (posso paragonarlo solo a quello che è successo musicalmente con 15 desideri, che è stato realizzato grazie alla collaborazione di 15 band, 15 disegnatori, 5 traduttori, alcuni grafici e tanta altra gente). Appuntamenti letali è davvero una bella dichiarazione d’amore, e mi compensa del fatto che, nonostante io conosca diversi registi e alcuni sceneggiatori, nessun mio romanzo è stato trasposto in un lungometraggio.

A: Ripeteresti questa esperienza? Se sì, quale tuo romanzo ti piacerebbe vedere trasposto su pellicola?

B: Belve, un libro davvero complesso, è da tempo stato “opzionato” da un regista amico, ma credo che l’unica strada per realizzarlo sarebbe un lungometraggio di animazione. In generale, ovviamente, mi piacerebbe fare qualcosa da ognuno dei miei lavori. Si tratta, come penso sappiate, di roba molto visionaria, onirica, nei romanzi molto più che nei singoli racconti e ho il timore che davvero pochi registi e sceneggiatori italiani riuscirebbero a realizzare qualcosa.

A: Nel 2010 il tuo racconto “L’isola” si fonde con la musica de Le forbici di Manitù nell’omonimo CD musicale in cui sono presenti anche inserti della tua voce. Com’è nata la collaborazione con questo gruppo di musica elettronica sperimentale?

B: Conoscevo da anni Vittore Baroni, che aveva recensito diversi lavori miei e poi ho scoperto essere un mio appassionato lettore. Aveva sentito il mio audioracconto Coltelli, e in seguito la prima edizione di 15 desideri, un lavoro che desideravo fare da tanto tempo (l’idea è nata nel 2002) che fu musicata da Fabbreschi, e mi chiese se mi interessava collaborare con le Forbici per un loro CD, ovvio che ho accettato con grande entusiamo – nel CD sono presenti alcuni inserti con la mia voce.

A: Subito dopo hai autoprodotto 15 Desideri, in cui quindici brani erotici accompagnano la tua voce. Al DVD è anche allegato il libro con i brani tradotti in quattro lingue diverse. Come descriveresti questa esperienza e che legame c’è secondo te tra la musica e la scrittura?

B: Come dicevo, realizzai la prima edizione con un solo musicista. Poi i diritti sono tornati di mia proprietà e ho deciso, insieme agli amici di alcune distro, in primo luogo Deny Everything, di assemblare un prodotto più complesso: in ogni confezione era presente anche una cartolina con una delle illustrazioni. Le abbiamo assemblate personalmente, a caso, e ne ho anche firmate alcune. La musica contestualizza il testo e diversifica la lettura, contestualizza persino la scrittura. Il periodo in cui ho abitato a Piazza Bologna a Roma, il fracasso che lo ha accompagnato, è stato fertile da questo punto di vista, poiché la musica era presente ininterrottamente nelle mie giornate.

A: Le radici del male, uno dei tuoi grandissimi capolavori, è stato rieditato e ripubblicato in e-book per la casa editrice Mezzotints. Diversi tuoi lavori sono scaricabili in formato e-book da Kipple Officina Libraria, dove tra l’altro è presente Alda Teodorani’s Corner, uno spazio dedicato solo a te… Cosa pensi in generale della nuova editoria digitale? Potresti dirci la tua opinione su pro e contro?

B: Penso che i due mezzi abbiano fruitori diversi e che sia giusto essere presenti in entrambi i formati. Il problema per me arriva ora, in un momento in cui sto riacquisendo i diritti di molte delle mie opere, la scelta è ardua e amministrare la questione, cedendo a una casa editrice i diritti digitali o su carta, è complesso. Ma del resto capire che fare nel momento in cui molti editori ancora mettono allo stesso prezzo ebook e carta è difficile. Sto traccheggiando, in realtà, ed è passato davvero molto tempo – forse troppo – da quando ho proposto una nuova opera a un editore e soprattutto da quando ho iniziato a valutare se servirmi o no di un agente. Ma Mezzotints, devo dirlo, è davvero un ottimo punto fermo in tutta questa confusione.

A: Belve – Final Cut, pubblicata da Cut-Up Editore nella collana Strade Perdute è la nuova edizione di Belve Edizioni Addictions, il tuo romanzo del 2003. Quali differenze ci sono fra le due edizioni?

B: Ce ne sono moltissime. Il testo è stato completamente rivisto, è diverso persino dall’edizione digitale proposta da Kipple, poiché per non “rubare” il lavoro degli editor di Kipple, l’edizione Cut-Up è stata completamente rivista da me soltanto. La trama è diversa, ci sono parti che nel primo Belve non esistevano, e parti che ho tagliato, il finale è differente, più ottimista e intimo. C’è la lunga intervista di Pierluca D’Antuono che contiene molti chiarimenti e dichiarazioni di intenti.

A: A cosa stai lavorando attualmente e quali sono i tuoi progetti futuri?

B: Ho appena terminato un nuovo libro – è molto breve, a dire la verità, ma si tratta di qualcosa che ho sempre desiderato scrivere anche se non è un horror. Ho un paio di testi che vorrei rivedere e completare, roba complessa e guarda caso nata in collaborazione con altre persone, ma ci ho lavorato tanto e non è nemmeno giusto che finiscano nel nulla. Poi c’è VERDE, una rivista di racconti e rubriche nata da un’idea di Pierluca D’Antuono, dove ogni mese pubblico un racconto e che contiene molti miei inediti. C’è il tentativo di ricatalogare tutto quel che ho fatto, anche questo è un lavoro molto complesso, che ovviamente è finalizzato pure al mio website http://www.aldateodorani.it, che ho rediretto a un blog, più semplice da gestire e aggiornare.

A: Sei una donna umile nonostante la tua celebrità. Partecipi infatti a molti concorsi in veste di giurata. Perché?

B: Perché sulla scrittura ho idee e pareri molto diversi da altri, e voglio far parte di chi offre un’occasione a chi desidera scrivere, magari in modo non convenzionale, sui generis.

A: Dedica alcune parole ai nuovi talenti italiani che non riescono a trovare la loro strada nel difficile mondo dell’editoria.

B: Sembrerà retorica ma credo che non basti saper scrivere bene, quello è il minimo. Bisogna lavorare sodo, non farsi sconfiggere se qualcuno non apprezza il proprio lavoro, si deve essere i primi a crederci, non ci si può arrendere.

A: Parlaci un po’ dei tuoi gusti. Che tipo di musica ti piace ascoltare? Quale genere cinematografico attira maggiormente la tua attenzione? Potresti citare i tuoi artisti preferiti in un campo e nell’altro?

B: Ho un vecchio affetto per il blues, ma la musica che mi interessa di più è la musica elettronica e sperimentale, che contiene elementi ambient. Le forbici di Manitù sono proprio un esempio lampante, insieme a tutti i gruppi che hanno lavorato su 15 desideri. Il resto va e viene, ci sono cardini fondamentali, ma sono esattamente quelli che hanno fatto la storia della musica e non è il caso di compilare una lista tipo quella della spesa. Cinema: vedo tutto e mi piace quasi tutto: ho dedicato ai miei registi preferiti alcuni capitoli del mio INCUBI, oltre a essere un’argentiana irriducibile (basta polemiche, ragazzi: Argento è come il fatto che io sono non mangio carne. Possiamo parlarne per ore ma ognuno resta della sua opinione). Ma i film che ho visto più e più volte sono due: Il silenzio degli innocenti e Psycho.

A: Cosa pensi di questa intervista?

B: Che è ottima, faticosa pure!

A: Lascia un messaggio alla community di DarkVeins!

B: Vivete, emozionatevi. Il più possibile!

A: Grazie Alda!

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