Risponde Alberto Bogo, da Extreme Jukebox alla Troma

Risponde Alberto Bogo, da Extreme Jukebox alla Troma

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alberto-bogoDarkVeins intervista Alberto Bogo, il regista esordiente di Extreme Jukebox, il film italiano incentrato sul mondo del rock e del metal in cui si apprezzano venature horror, slasher e sfumature demenziali e comiche. Un gran mix di generi e sottogeneri del campo cinematografico che rende questa pellicola interessante sotto tutti i punti di vista, tanto da aver destato l’interesse di Troma Entertainment che ne ha acquistato i diritti.
Cerchiamo di conoscere meglio questo film, attraverso le risposte del regista…

A: Descrivi Alberto Bogo

B: Sono un ex educatore laureatosi con una tesi sul cinema horror. Dai 16 ai 33 anni ho coltivato il sogno del rock, suonando in diverse band e facendo decine di concerti. Amo il cinema fin da quando ero piccolo e devo ringraziare la mamma che mi portava a vedere film come Rambo 2 e Robocop (spesso a spettacolo iniziato o addirittura all’inizio del secondo tempo!). A parte le idee non credo di avere qualità particolari, se non quella, fondamentale per un regista, di saper valorizzare i talenti degli altri: in quello sono un grande. Sono un buddista praticante e ciò influisce sulla mia vita, naturalmente in meglio.

A: Cosa o chi ti ha fatto avvicinare al cinema da protagonista?

B: La fortuna di trovarmi senza un lavoro per mesi (e dunque con tanto tempo libero a disposizione), lavoro che poi ho ritrovato per finanziarmi il film, facendo enormi sacrifici. Essere col culo a terra ti rende più creativo…

A: Come nasce l’idea di realizzare Extreme Jukebox e soprattutto perché il connubio tra horror e metal?

B: Come ti dicevo in precedenza, il mondo del rock/metal è quello da cui provengo e che conosco molto bene. Considero Extreme Jukebox “Il mio ultimo concerto”, più che “Il mio primo film”. E’ stato il mio modo per “elaborare il lutto” personale dopo aver abbandonato la mia fallimentare carriera musicale.

A: Cosa ti ha spinto ad assegnare la parte del prete a Pino Scotto? Perché poi Trevor dei Sadist nel ruolo del killer “rurale”?

B: Mentre scrivevamo il personaggio di Pino Scotto con Andrea Lionetti, gli dissi “O Pino o niente!”. Era l’unico che volevo per quel ruolo, per fortuna ha accettato… Trevor invece lo conosco da un po’ di tempo e sapevo che col suo physique du role poteva esserci utile. Ne parlammo per ore con lui fino a quando Andrea creò dal nulla questa storia parallela del killer dei boschi, che da subito mi entusiasmò. La preproduzione di Extreme è stata un processo unico e assurdo di casting, scrittura dei personaggi, secondo casting e altra riscrittura di personaggi… Insomma, un casino!

A: Il film è un brulicare di diversi generi in cui spicca lo slasher. Perché inserirne così tanti e corredare il tutto con una vena comica?

B: La comicità è un modo di leggere la realtà che sia io che Andrea abbiamo radicato profondamente in noi. L’eccesso è un aspetto che mi ha caratterizzato soprattutto in passato, per il resto, semplicemente, quando fai il primo film sai che potrebbe essere anche l’ultimo, quindi, la tentazione e il desiderio di metterci “più cose possibili” è una cosa difficile da contenere…

A: Perché far indossare al killer Naughty Rocky Boy delle maschere con enormi lingue?

B: Questa è stata un’idea di Andrea, che ha anche realizzato i concept delle altre maschere. Volevamo che ricordasse un po’ “la lingua iperftrofica” di Gene Simmons dei Kiss e un po’ anche il celebre logo dei Rolling Stones. E’ una citazione, il film ne è pieno. A livello scenografico, è un film molto ricercato, se vi capiterà di vederlo più volte, ogni volta, troverete disseminati qua e là indizi e riferimenti musicali ma anche cinematografici.[wrap=left][ATTACH=CONFIG]35868[/ATTACH][/wrap]

A: Extreme Jukebox sarà distribuito negli Stati Uniti e nel Canada. Ad accaparrarsi i diritti è stata la Troma Entertainment. Cosa significa per te vedere la tua opera distribuita all’estero? Cosa ti aspetti da questa manovra?

B: Per noi questa rappresenterà soprattutto un’enorme vetrina, la Troma ha fan in tutto il mondo e da quando abbiamo dato l’annuncio, infatti, qualche piccola porta per noi si sta aprendo… Le persone che ci lavorano sono persone molto serie, che ti seguono passo passo e hanno fortemente voluto il nostro film. Noi ne siamo ovviamente onorati.

A: Possiamo sperare in una distribuzione italiana del film?

B: Noi siamo fiduciosi che qualcosa si muoverà, anche se paradossalmente continuano ad arrivarci altre proposte interessanti dall’estero, mentre in Italia, beh, le cose che ci sono state proposte per ora sono piuttosto…Vabbè, avete capito…

A: Andrea Lionetti è il co-produttore del film e ha scritto insieme a te la sceneggiatura. Com’è nata la vostra collaborazione?

B: Conosco Andrea da circa 15 anni e per me è come un fratello. Avendo in comune la grande passione per il cinema e la musica, ero sicuro che fosse la persona migliore a cui proporre questa avventura. Inoltre è uno scrittore geniale, che con Extreme Jukebox ha mostrato solo una punta del suo talento. Me lo sta dimostrando negli ultimi progetti in cui l’ho coinvolto.

A: A proposito di Troma, quali sono i titoli di questa casa di produzione cinematografica indipendente che più ti hanno colpito e perché?

B: Banalmente ti posso dire che titoli classici della loro produzione come “The Toxic Avenger”, “Class of Nuke’em High” e “Tromeo and Juliet” hanno contribuito alla mia formazione cinematografica in modo importante, ma c’è un film che loro hanno solo distribuito che per me è un capolavoro assoluto. Parlo di Combat Shock di Buddy Giovinazzo, film incredibile.

A: Hai dei punti di riferimento in campo cinematografico a cui ti sei ispirato per il tuo film?

B: Come tutti i registi credo di averne tanti, però penso che Extreme Jukebox sia figlio soprattutto di quel tipo di cinema che negli anni ’80 tendeva a “crossoverizzare” con disinvoltura i generi più svariati. Un maestro assoluto di questo approccio per me è stato John Landis, coi Blues Brothers, col suo “Lupo Mannaro” e con film come “Tutto in una notte”.

A: Dacci un tuo parere sul folto panorama indipendente italiano, ovviamente legato al genere.

B: Io ho delle buone vibrazioni al riguardo, ci sono tante persone che hanno voglia di fare e non dobbiamo mai dimenticare che noi Italiani siamo dei grandissimi artigiani e abbiamo il background per tiraci su. Si, sono positivo sul futuro del nostro cinema di genere, purché si apra ai mercati esteri e concluda un lungo e controverso processo di sprovinciliazzazione!

A: So che sei un appassionato di musica. Puoi dirci quali sono i tuoi gusti musicali? Quali le band e gli album che preferisci?

B: I miei gusti, anche in campo musicale, sono piuttosto schizofrenici: Alice Cooper, The Doors, Madonna, Type O Negative, The Cure, Kiss, Umberto Tozzi, London After Midnight, The Sisters of Mercy, Depeche Mode, Goldfrapp, Elisa, Anima Morte, Burzum, Ladyhawke, Neil Young, tutta la musica anni ’80, anche la più brutta…

A: In un imminente futuro c’è già il progetto di un nuovo film horror?

B: Ti posso dire in anteprima che ho un progetto in stato avanzato di scrittura con Andrea Lionetti, non troppo distante dallo stile di Extreme Jukebox. Qualche produttore sta iniziando ad interessarsene, ma le cose come al solito procedono piano piano… Inoltre sto scrivendo un horror adulto con un altro bravissimo sceneggiatore, ma abbiamo ancora molto lavoro da fare. Poi sto lavorando ad altri progetti, ma non inerenti al mondo dell’horror…

A: Cosa pensi di questa intervista?

B: Che adoro sia scrivere che rispondere alle domande infatti da piccolo volevo fare il telecronista sportivo e per tanti anni ho fatto “amatorialmente” il giornalista, inoltre sono ossessionato dalle biografie delle persone…

A: Lascia un saluto agli amici di DarkVeins e a tutti coloro che si soffermeranno a leggere questa intervista!

B: Ragazzi continuate a sostenere il cinema di genere Italiano, ci sono tanti modi per farlo e non tutti sono dispendiosi… Parlate dei film, bene, male, come vi pare, ma senza mai dimenticare il “contesto” da cui questi film sono venuti fuori… Perché “fare è sempre più difficile che parlare”… Per il resto W l’horror, che è il nostro grande amore e che sta vivendo proprio un bel periodo di rinascita! Ma ve li ricordate gli anni ’90? Usciva un horror ogni morte di Papa…

A: Grazie Alberto!

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