Intervista a Ricky Caruso, il regista di Naftalina

Intervista a Ricky Caruso, il regista di Naftalina

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Ricky-CarusoIntervista a Ricky Caruso, il regista catanese di Naftalina, che ci parla delle sue opere e dei suoi progetti futuri non tralasciando quelle che sono le sue passioni.

A: Chi è Ricky Caruso?

R: Classe 1976.
Sono un appassionato di cinema e letteratura cresciuto a pane, libri e vhs.
Nel 2009 insieme a Irene Catania ho fondato KINA snc, uno studio/laboratorio catanese in cui ci occupiamo professionalmente di progettazione grafica, servizi fotografici, stampa fine art, produzione e post produzione video. Da anni organizziamo anche eventi artistici e cinematografici.

A: Cosa ti ha spinto a dirigere un film?

R: Beh, realizzare un film è un sogno che coltivo da sempre, fin da quando, bambino, ho scoperto di amare smodatamente il cinema. Ovvero quando è comparso per la prima volta un videoregistratore a casa mia… dopo aver registrato Terminator (ancora oggi un film che amo moltissimo) mi divertivo con i miei compagnetti a smontarlo e rimontarlo, praticamente il nostro hobby era imparare i film a memoria per poi recitarli e mimarli interi a scuola.
Comunque sia a quel tempo, e forse anche adesso, pensavo che affermare “voglio fare il regista” era come dire “voglio fare l’astronauta o il calciatore”… insomma una chimera.
Quindi indirizzavo la mia creatività verso la scrittura. Scrivevo versi e raccontini horror (qualcuno lo conservo ancora).
Per scrivere raccontini mi serviva solo la fantasia, per fare un film sappiamo benissimo che la fantasia è un ingrediente necessario e fondamentale ma non basta.
Ricordo però che dodicenne, insieme ad un mio amico di allora, mi dilettavo a realizzare make up horror amatoriali per poi testarli in strada tra la gente… Profondo Rosso, il negozio del Maestro Argento gestito dal mitico Luigi Cozzi, era già nato e il padre di questo mio amico ci faceva recuperare i kit per realizzare ferite, trucchi da Zombi etc etc… erano gli anni, più o meno, in cui leggevo Nosferatu (oltre a Splatter, Mostri etc) rivista che dispensava “ricette” per realizzare calchi, sangue finto…
Insomma mi divertivo come potevo.

A: Puoi parlarci degli inizi della tua carriera da filmmaker? Quali sono le tue prime opere che ti hanno dato soddisfazione e ti hanno invogliato a proseguire per questa strada?

R: “Carriera” è un termine abbastanza “forte”.
Più che altro mentre crescevo, i mezzi per realizzare “immagini in movimento” cominciavano ad essere sempre più facilmente accessibili, poi c’è stato il boom digitale… questa sorta di democraticizzazione totale del mezzo… e insomma con le prime telecamere non professionali che riuscivo a farmi prestare mi dilettavo a realizzare piccoli sketch tra amici, poi cortometraggi senza alcuna pretesa… ho iniziato a frequentare corsi, stage…
Approssimativamente direi che ho cominciato ad impegnarmi concretamente verso il 1999, ma sempre senza alcuna pretesa.
Se proprio vogliamo trovare un “colpevole” questo è Riccardo Sgalambro, un professionista del settore che conoscevo. Un giorno, grazie ad un’amica comune, ha visto un mio cortometraggio del 2000 intitolato DOROTEA, una sorta di omaggio farlocco a Jesus Franco (che adoravo e adoro!) e alle sue vampire lesbiche. Era una roba simpatica girata in una notte…
Sgalambro, che al tempo aveva uno studio di post produzione importante qui a Catania, si offrì per dare una sistemata al video… a quel punto però ho detto: ok, se sei così gentile da aiutarmi, piuttosto che sistemare questo girato mi organizzo, rigiro tutto in maniera più decente e curando meglio certi dettagli, così montiamo un cortometraggio dignitoso. E così è stato.
Devo molto a Ricky S., perché mi incentivava, credeva nelle idee bizzarre che mi piaceva (e piace) mettere in scena, e mi supportava come probabilmente nessun altro avrebbe fatto.
Nel frattempo avevo fondato una sorta di “etichetta” indipendente con l’attrice / scrittrice Laura Tornambene (una ragazza con cui avevo una storia importante a quel tempo), mi riferisco all’etichetta Visione Singolare Factory, ormai accantonata.
Diciamo comunque che già si cementificavano collaborazioni che durano ancora oggi, per esempio con Rosario Samuel Adonia… che era il volto dei mie protagonisti folli.
Il primo cortometraggio che mi ha dato soddisfazioni concrete è stato INTERIORE, del 2003, appunto con Adonia protagonista.
Raccontava la quotidianità di un feticista necrofilo che torna a casa, si prepara una gustosa cenetta monologando con una donna silente inquadrata solo di spalle, scopriamo poi che è un cadavere già in decomposizione (parziale), scopriamo che il protagonista vuole assegnarle una “compagna di giochi”, dopo cena arriverà a casa una nuova vittima e quindi lui vuole “fare bella come una Diva” il cadavere-oggetto dei suoi desideri, per renderlo più presentabile.

Terminata la cena, eccitato, porta il cadavere semi nudo in camera da letto e comincia a imbellettarlo, lentamente e in maniera abbastanza morbosa veste la sua bambola con intimo e abiti decisamente volgari, indugiando su piedi e capezzoli.
Ciò che rendeva “simpatico” questo cortometraggio era la scelta narrativa che escludeva drasticamente le azioni principali della storia (ovvero quando il protagonista si procura il primo cadavere, e l’arrivo della nuova vittima, interrotto dai titoli di coda quando appunto la porta di casa si apre) per blindarsi, invece, in una sorta di ipnotica bolla di non-azione, nei ritualismi compulsivi del protagonista… la preparazione della cena e la preparazione del cadavere erano infatti il monotono e ossessivo centro nevralgico del corto.
Questo lavoro, abbastanza grezzo e di cui ancora conservo un master analogico, era stato praticamente accettato da tutti i festival a cui lo avevo sottoposto, anche il Taormina Film Fest di quell’anno lo ammise in concorso.
Un altro lavoro che mi ha dato soddisfazione è stato quello del 2007, sempre con Adonia protagonista, intitolato FANTASMI DI LUCE BUIA (co-prodotto con ObraZ, lo studio catanese di Sgalambro)… ha vinto il premio migliori FX al JoeD’AmatoHorrorFestival di quell’anno (un festival a cui sono molto legato).
Era una storia meno “aliena”, più “di genere”, e trattava maledizioni cicliche e Streghe.
Il risultato finale, per tutta una serie di problemi, non era stato però quello che avevo in mente… non tutto era filato liscio… ma diciamo che comunque resto affezionato a questo lavoro e penso che dentro abbia anche sequenze riuscite esattamente come volevo.
Cito solo questi due corti perché, a modo loro, sono centrali rispetto ai progetti più recenti… ovvero il lungometraggio sperimentale Naftalina (che nasce proprio a partire dalla voglia di rifare Interiore con più consapevolezza) e il prossimo film che spero di riuscire a realizzare per il 2015: Lo Sperma di Satana, che appunto sarà una versione riveduta e corretta di Fantasmi di Luce Buia.

A: Sei anche un fotografo e grafico. Puoi definire meglio il legame che c’è tra Kina snc e i tuoi film?

R: Beh, il legame tra Kina snc ed i miei film ormai è assolutamente inscindibile, tutti i miei progetti -cinematografici e non- prendono forma in questo laboratorio.
Kina è nata proprio perché io e Irene Catania (che oltre ad essere un’artista attiva su vari fronti da decenni con risultati importanti, è la mia compagna) abbiamo voluto concretizzare una sorta di quartier generale che ci permettesse di lavorare utilizzando mezzi utili anche per poter realizzare le nostre ambizioni personali.
Per Kina, oltre ad occuparmi di servizi video (di ogni genere, dal video matrimoniale al videoclip allo spot) svolgo servizi fotografici. Rispetto al settore della “grafica”, diciamo invece che il mio apporto si limita solo alla fase del “concept” quando di mezzo ci sono lavori che hanno a che fare con il “cinema” (in tutti i sensi, perché noi collaboriamo anche con un cinema storico di Catania: il King, ex Mirone), la vera grafica dello studio è Irene, che comunque è anche una bravissima fotografa.

A: Naftalina è il tuo primo lungometraggio. Come nasce l’idea di incentrare una pellicola su psicopatologie e parafilie come sadismo, coprofagia…

R: Come accennavo prima, in origine NAFTALINA nasce come riformulazione e aggiornamento di INTERIORE.
Discutendo con alcuni amici, avevo esternato il desiderio di rifare Interiore con più mezzi (per quanto possibile, ovviamente) e con maggior cura.
Poi però ho pensato che rifare quel vecchio corto non avrebbe avuto senso, o forse semplicemente non mi avrebbe entusiasmato davvero. Inoltre penso che per quanto adesso possa contare su attrezzature migliori e professionali, maggior consapevolezza del mezzo (sempre con i miei limiti eh, non sto dicendo di essere “arrivato” e menate varie in stile “sboroni si nasce”. Semplicemente sono passati molti anni da quel lavoro), il risultato finale non sarebbe stato mai all’altezza del primo.
Pur scalcinato, grezzo e amatorialissimo quel corto aveva una morbosità e una “sporcizia” che non riuscirei a replicare. Sarebbe venuto fuori certamente più corretto, magari più figo, con una fotografia più giusta, stacchi di montaggio meno barbari e approssimativi… ma penso che sarebbe stato comunque più innocuo.
Il centro di quel lavoro era la quotidianità degenerata e ossessiva di un individuo dall’apparenza normale.
Quindi perché non fare un nuovo lavoro amplificando quel nucleo asfittico? moltiplicando gli “interiori” ?
Così è stato.
Dopo un soggetto ideato da me e Irene, con alcuni collaboratori stretti -tra cui Emiliano Cinquerrui, un artista attivissimo nel panorama underground catanese- abbiamo cominciato a pensare seriamente al progetto.
Ho scritto una sceneggiatura che riunione dopo riunione veniva drasticamente rintuzzata e limata dai miei solidali… l’intento era togliere tutto quello che il testo presentava di “canonico”, di narrativo… per approdare ad una sorta di anti-narrazione.
Il film doveva essere un osservatorio monotono, quasi entomologico, di momenti morti… di non-azione.
Oggi che la cifra assoluta di corti e lunghi è la velocità, l’iper-azione, volevo fare un film in totale antitesi con certe logiche, ma giusto per sperimentare…
D’altronde, scherzando, io ed Emiliano citavamo come riferimento una vecchia sitcom Mediaset.. una delle primissime.. I Cinque del Quinto Piano.
Ho detto questa cosa anche durante la presentazione del film a Milano (fuorisalone di Cartoomics presentato da Filippo Mazzarella)… e l’ho lanciata così, come una battuta.
Ma effettivamente quella sitcom era davvero una roba oscena e infernale, e davvero il mio intento era realizzare una versione andata a male (ancora più “a male”) di quella roba.
Oppure c’è quel cartone animato incredibile, Annette, una sorta di “ode al tempo morto”…. ecco diciamo che prima ancora di film come Blue Movie dell’immenso Alberto Cavallone, o come Schramm, del mio mito Buttgereit, questi erano i reali riferimenti alla base di Naftalina.
Ovviamente ero consapevole che una scelta simile sarebbe stata dura da veicolare e far fruire… ma l’operazione economica a monte era davvero risibile, non dovevo dar conto e ragione a nessuno… stiamo comunque parlando di un piccolissimo film frutto di una microscopica co-produzione tra amici e con il patrocinio dell’Accademia di Belle Arti di Ct (che mi lasciava totale libertà), quindi me ne sono fregato altamente.
Questo da un punto di vista “formale”, per il resto mi interessava mettere in scena dinamiche famigliari e psicologiche che riguardano tutti ma estremizzate e portate al limite.
Il DOP e montatore del film, Ence Fedele, una volta rispondendo ad un’intervista disse che se fai la radice quadrata del film ottieni la normalità.
La penso come lui, poi ok, ho scelto psicopatologie e parafilie assortite perché sono ambiti che ho sempre trovato interessanti, e perché condensare tutti questi elementi in un film mi entusiasmava… ma in realtà non è “l’estremo” ciò che cercavo e che spero di aver messo a fuoco nel film.
Piuttosto è il “principio di delicatezza” di cui parla Sade in una nota lettera ad interessarmi.
E’ la tenerezza.

A: Perché hai scelto di intitolare questa tua opera “Naftalina”? Perché gli insetti?

R: Il titolo Naftalina è stato suggerito da Irene, e subito ho pensato che fosse il titolo giusto. Anzi, l’unico titolo possibile, perché riusciva a sintetizzare la connotazione psicologica dei protagonisti (bambini bloccati dentro corpi adulti, appunto infanzie conservate in naftalina) e quindi la trama del film (che mette in scena dinamiche psicologiche più che una storia), inoltre è emblematico anche della forma statica, monolitica, del film.
Allo stesso modo ho scelto di aprire i miei quadretti identificandone i protagonisti con alcuni insetti… ciò da un lato preannunciava gli assetti psichici che avrei messo in scena, da un altro lato manifestava l’intento “entomologico” della regia… che volevo minimale, nascosta, un occhio neutro che osserva monotono le sue cavie da laboratorio, alla ricerca di quella disarmante tenerezza che sta al fondo di tante cose, anche quelle che immediatamente appaiono sconcertanti e orribili.
L’apporto di Adriano Pricoco, aiuto regia con Massimiliano Coppola, in tal senso è stato determinante.. perché lui da appassionato di entomologia è riuscito a trovare gli insetti che meglio potevano rappresentare i personaggi.

A: A chi consigli la visione di questo tuo lungometraggio? Com’è stato accolto?

R: Beh, a chi lo consiglio?
Eh eh eh, è un veleno stantio lanciato nel mondo… lo consiglio a tutti e nessuno.
Non è intrattenimento, quindi chi cerca intrattenimento è inutile che tenti approcci con il film.
Principalmente è stato un laboratorio creativo, una scommessa.
Il risultato finale non è privo di difetti ma è abbastanza aderente all’idea di base… ciò che volevo. Insomma chi cerca capolavori deve rivolgersi altrove, personalmente lo consiglio a chi ha voglia di scoprire qualcosa di insolito, a chi ha voglia di premiare lo sforzo di un team sincero che per nove giorni (su 18 complessivi) ha lavorato per pura passione anche 20 ore al giorno, senza sosta (gli altri nove giorni, suddivisi in vari week end, sono stati più “umani”).
Lo consiglio a chi vuole vedere un prodotto siciliano non allineato e orgogliosamente fuori dai giri istituzionali siculi.
L’accoglienza devo dire che è stata decisamente buona, insperabile.

A cominciare dalla bellissima pagina che Nocturno Cinema (rivista che leggo da anni e che amo) ha dedicato al film… ma in tanti hanno speso belle parole per Naftalina e in tanti hanno supportato e continuano a supportare il progetto.
Ovviamente io ringrazio di cuore tutti, molte recensioni sono state riunite in un booklet contenuto nel dvd ufficiale del film uscito lo scorso ottobre… poi certo, ovviamente non sono mancate anche le stroncature, chi ha odiato il film… ci mancherebbe.
Ma il bilancio finale è positivo e sono strafelice che il senso più vero dell’operazione sia riuscito ad emergere.
Tra le soddisfazioni più grandi, ovviamente, c’è l’attenzione che il fondatore di Sinister Film (una label home video distribuita da CGHV che apprezzo tantissimo) ha dedicato al mio freak dopo una proiezione catanese, proponendomi l’inserimento in una collana dvd dedicata all’Underground Italiano a quel tempo in via di progettazione e che adesso è una risorsa concreta che, spero, possa far “uscire” anche tanti altri registi indipendenti italiani… in questa collana è uscito anche Come Una Crisalide di Luigi Pastore, tra pochi giorni uscirà Morituris di Raffaele Picchio, Gli Arcangeli di Simone Scafidi… e non so quali altri titoli sono in programma.
Un’altra cosa, e poi mi fermo, che mi ha entusiasmato molto è stata la mail che mi scrisse a caldo, dopo una proiezione, Alessandro De Filippo, docente della Facoltà di Lettere di CT… concludeva la mail con una citazione che, da allora, per me è l’emblema più vero di Naftalina:
< <ma io, che non fui fatto per tali svaghi, né fatto per corteggiare uno specchio amoroso; io che sono di stampo rozzo e manco della maestà d’amore con la quale pavoneggiarmi davanti a una frivola ninfa ancheggiante, io sono privo di ogni bella proporzione, frodato nei lineamenti dalla natura ingannatrice, deforme, incompiuto, spedito anzitempo in questo mondo che respira, finito a metà, e questa mia figura così storpia e brutta che i cani mi abbaiano dietro quando zoppico accanto a loro, ebbene io, in questo fiacco e flautato tempo di pace, non ho altro piacere con cui passare il tempo se non quello di spiare la mia ombra nel sole e commentare la mia deformità>> (Riccardo III, William Shakespeare).

A: Com’è nata la collaborazione con Monika Zanchi? Perché l’hai voluta nel tuo film?

R: La collaborazione con Monika è nata per caso. Aveva letto del casting su Facebook mostrando un certo interesse, io ne ho approfittato subito per farle la proposta. Abbiamo discusso il ruolo in lunghissime mail, ha letto la sceneggiatura… e infine ha accettato.
Adoro la Zanchi… è sempre stata un’icona per me.
Chi mi conosce sa che ho il culto per una triade “sacra”… questa triade comprende Laura Antonelli, Lilli Carati e Monika Zanchi.
Lei, a parte il mio fanatismo, era perfetta per il ruolo della Madre.

A: Il DVD di Naftalina distribuito da Sinister Film completa il concept della tua opera. Il packaging presenta una cura maniacale dei dettagli contenendo oltretutto un booklet molto ricco. Chi dobbiamo ringraziare per questo gioiello? Perché il desiderio di estendere a questo il concetto del film?

R: Sì, tra le condizioni nel contratto con Sinister avevo chiesto artwork e booklet curati da KINA snc.
Attenzione, io adoro il modo in cui Sinister affronta la parte grafica dei suoi dischi… sono un collezionista e certi aspetti per me sono fondamentali. Ma proprio perché il mio studio si occupa anche di questi aspetti, Naftalina doveva uscire con un artwork pensato da noi in maniera coerente e organica al cuore poetico del film (ribadisco: la tenerezza).
Tra l’altro, subito dopo le prime proiezioni pubbliche del film avevamo già realizzato un dvd non ufficiale, a tiratura limitata (50 copie), che più o meno aveva una concezione simile… quindi ci trovavamo con un lavoro già pronto che andava solo migliorato.
Il fatto che tu mi parli di “gioiello” ribadisce che abbiamo svolto un buon lavoro, e ne sono felice.

A: Il Midnight Cult Independent Night è stato un festival organizzato da Kina.  Cosa puoi dirci a riguardo?

R: Independent Night è stato un evento ricco di ospiti proiezioni e dibattiti dedicato al cinema indipendente italiano, nato come appendice-festival di una rassegna notturna che da ormai quattro anni io e Alberto Surrentino (amico e collaboratore) organizziamo al King, un cinema storico di Catania.
Mi riferisco alla rassegna Midnight Cult, che mensilmente propone vecchi cult in 35MM (quando è possibile), a mezzanotte, seguendo logiche magari non sempre condivisibili ma sempre coerenti con la mia visione e quella di Alberto… in merito potete leggere una sorta di “manifesto” pubblicato tra le note nella pagina Facebook ufficiale della rassegna… inutile qui tediarvi con le nostre elucubrazioni eh eh eh
(Midnight Cult Catania)
Dico soltanto che siamo a Febbraio, e per questo mese abbiamo preparato una serata tributo alla Cannon Film, la vera sorpresa -se tutto va bene- sarà a Marzo… ma per adesso non voglio dire nulla per scaramanzia.

A: Nel 2013 durante questo festival c’è stata la proiezione del tuo Midnight Spot, un cortospot. Come in Naftalina anche qui c’è la componente feticistica. Le parafilie stimolano la tua creatività? Quali sono le altre tue fonti di ispirazione?

R: Sì, il MidnightSpot con Elaine Bonsangue, attrice che adoro, e Giuseppe D’Alia, un bravissimo artista catanese.
Lo abbiamo girato in un pomeriggio/sera e montato in 2 giorni… ha delle sproporzioni (in teoria doveva essere più breve, più “spot”) ma mi piaceva Elaine in campo e me ne sono fregato eh eh eh, dopo tutto quel corto apriva serate organizzate da noi, quindi mi potevo permettere di fare come preferivo.
Come dicevo prima, reputo le parafilie in generale temi molto stimolanti, possono mettere in luce aspetti non scontati dell’essere umano, non banali, e anche da un punto di vista estetico alcune parafilie per me sono decisamente intriganti per le possibilità che offrono.
Poi ok, sarei un ipocrita se ti dicessi che sono totalmente insensibile a certe cose… io sono un feticista cronico a partire dal fatto che sono un collezionista di vhs, dvd e bluray da decenni… quindi è legittimo immaginare che il mio feticismo può raggiungere diverse “zone” eh eh eh
Per quanto riguarda le ispirazioni, beh, non so…
Fin dai primissimi tempi il primo motore che mi spingeva a fare un cortometraggio era una domanda. La seguente: “come potrei realizzare la tale scena senza avere i mezzi necessari per realizzarla? come può funzionare?”

A: Attualmente sei occupato nell’horror collettivo Sangue misto ideato da Davide Scovazzo a cui partecipi con l’episodio Villa Ada. Perché hai deciso di inserire il Femdom nella storia?

R: Beh, per varie ragioni.
La prima, ovviamente, è che le dinamiche femdom e in generale bdsm mi hanno sempre affascinato… siam sempre lì. Sarei un ipocrita se mi limitassi a scrivere motivazioni troppo “impegnate”… sono pulsioni e aspetti (anche dell’erotismo) che mi hanno sempre affascinato (colpa, probabilmente, delle “cattive” letture che facevo da ragazzino eh eh eh).
Aggiungo però che soprattutto il femdom, con la sua teatralità, con i suoi “stereotipi capovolti”, al cinema può giocare un ruolo simpatico.
Le donne, per esempio, negli horror sono quasi sempre vittime seviziate e uccise.
Io, che vengo dalle reiterate visioni di Ilsa e tutti i suoi derivati, ho scelto una connotazione femdom per l’episodio Villa Ada proprio perché trovo più interessante ed erotico avere come protagoniste donne autoritarie e sadiche, con un lato oscuro e perverso molto marcato.

A: Lo sperma di Satana è un progetto su cui stai lavorando. Cosa dobbiamo aspettarci dopo l’horror psicologico di Naftalina? Perché questo titolo provvisorio? Vi sono possibilità che sia quello definitivo?

R: Spero di cominciare la pre-produzione di questo secondo lungometraggio verso marzo, e di iniziare a girare approfittando del periodo estivo.
Il progetto sarà molto diverso da Naftalina (che io non ho mai concepito come un horror, piuttosto come un film grottesco, bizzarro) adesso invece voglio fare un horror vero e proprio… insomma “genere”.
Con Nafta si tornava a Interiore per partire da quel centro e spingersi oltre… allo stesso modo con Lo Sperma di Satana torno ad un vecchio corto, Fantasmi di Luce Buia, per cercare di realizzare un prodotto più vicino all’idea di base che, come accennavo prima, in quel caso era stata un po’ tradita a causa di vari problemi.
Sarà un horror, quindi.
La storia (che nasce durante una discussione estiva con Irene Catania, Chiara Segreto, Emiliano Cinquerrui e Adriano Pricoco) racconta la rovina psicofisica di un uomo colpito da una oscura e terribile maledizione… carne, sangue, ritualismi magici, perversioni e sperma saranno gli ingredienti principali.
Anche in questo caso ritroverete Emiliano protagonista.
Riguardo al titolo, beh, l’ho scelto perché è totalmente inerente alla storia, inoltre è molto provocatorio ed evocativo. Comunque sì, ci sono molte probabilità che resti definitivo, anche perché fa subito venire in mente alcuni filmacci che porto nel cuore… a cominciare dal delirante Nuda per Satana di Batzella.
Approssimativamente sarà diviso in tre parti, e ogni segmento avrà un andamento ben preciso.
Non posso dire molto, perché ancora sto trattando il soggetto. Comunque semplificando direi che il primo segmento sarà quello più vintage e terrà in considerazione certi gotici italiani anni 60.
Il secondo avrà un’atmosfera più “contemporanea”; il terzo sarà quello più estremo, bizzarro, e terrà in considerazione certi deliri “satanici” anni 70.
Ma non mi fraintendere… questo film non vuole essere un omaggio, allo stesso modo in cui Naftalina non era un omaggio a nulla.
Più che altro in questa fase di scrittura e già a monte quando abbiamo discusso l’idea ho scelto alcuni riferimenti-guida.. ma ancora è tutto da valutare concretamente.

A: Quali registi consideri ispiratori della tua vena artistica?

R: Ehhhh, un campo troppo vasto… amo davvero tanti, troppi Registi, di ogni livello e ambizione… per motivazioni diverse.
Comunque citerò almeno tre Registi: Jesus Franco, Joe D’Amato e Ze Do Caixao.
Li scelgo perché il loro modo di intendere e gestire i set è stato, è e sarà sempre una grandissima e importante Lezione di Cinema.
So che in tanti storceranno il naso, pazienza. Io penso che non si impara solo da chi, pur geniale quanto si vuole, con grosse produzioni alle spalle sforna un capolavoro ogni tot anni.
Si impara soprattutto da chi sa fare di necessità virtù, e malgrado i problemi quadra il cerchio come può.
Ma ovviamente questo è un mio parere relativo, ci mancherebbe.
E certo non sto citando decine e decine di Maestri, italiani e internazionali, che amo visceralmente.

A: La tua passione per i contorni più oscuri dell’animo umano si riflette in qualche modo anche nella musica? Cosa ascolta Ricky Caruso?

R: Punk, PostPunk… tendenzialmente. Tra i miei preferiti di sempre trovi Joy Division, Current 93, i Cure di Pornography…
Ma ascolto anche molte colonne sonore, soprattutto di film italiani anni ‘60, ‘70, ‘80… e sono un fan di Nico Fidenco, per citarne almeno uno imprescindibile.

A: Cosa abbiamo da aspettarci da te nei prossimi anni?

R: ah beh, speriamo bene eh eh eh
Continuerò a fare quello che faccio, anche perché non potrei fare diversamente.
Si dice che perseverare sia diabolico… ecco, sono diabolico!
Aspettatevi diavolerie ih ih ih

A: Una tua opinione su questa intervista?

R: Mi sono divertito, vi ringrazio di avermi intervistato… sono tornato con la memoria ad episodi del passato che ormai avevo quasi rimosso… e scusatemi se a volte mi sono dilungato, ma quando comincio non riesco a fermarmi.

A: Lascia un messaggio a questa community e a tutti quelli che leggeranno questa intervista!

R: Saluto tutti di cuore e ringrazio i lettori per il tempo che mi hanno dedicato. Un Grazie particolare a chi sta supportando il mio piccolo film!

A: Grazie Ricky!

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