A tu per tu con la modella alternativa Delilah Sixthessence

A tu per tu con la modella alternativa Delilah Sixthessence

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delilahIntervista a Delilah Sixthessence, fotomodella gothic e alternative che ci regala scatti fotografici bellissimi degni dell’ammirazione di qualsiasi amante del genere dark, gotico ma anche horror. Scopriamo chi è Delilah.

L: Chi è Delilah?

D: Delilah sono semplicemente io, nelle varie sfaccettature del mio carattere e dei miei sogni. Non mi sono costruita addosso un personaggio; non c’è nulla che la Delilah che vedete nelle foto (o più generalmente, in quello che faccio su internet) non sia parte della Delilah che esiste nella real life. Anzi, la Delilah dell’internet è molto più limitata proprio perchè, spesso, solo un’immagine e qualche manifestazione sparsa e non una persona con la quale interagire.

L: Ami gli stili e i generi creativi. In quali ti identifichi di più? Cosa pensi del gothic e del dark?

D: Sono una darkettona senza speranza :D. Dal punto di vista fotografico, le mie prime foto erano improntate quasi esclusivamente su questo genere; poi mi sono aperta ad altre rappresentazioni, anche perchè il mio mondo è piuttosto vario – in tutto ciò che faccio.

L: Quali sono invece i generi che rifiuti e perché?

D: Non faccio nudo o erotico, semplicemente perchè non mi interessano come generi.

L: Da quanti anni sei una modella alternativa? Cosa ti ha colpito di questo mondo tanto da decidere di farne parte?

D: Ormai una decina, direi. Come passa il tempo, eh?
Ai tempi, quando ho iniziato, non esistevano le modelle alternative. Non in Italia almeno; qualcosa si muoveva certamente all’estero, dove da sempre sono più aperti artisticamente (per assurdo, l’Italia ha un sacco di ottimi artisti ed alcuni decisamente “alternativi” nel loro modo di creare ma in linea generale è piuttosto conservativa). Le mie prime foto erano la rappresentazione di quello che ero, di quello che sentivo. Ho avuto la fortuna di poter collaborare con fotografi in Italia ed all’estero. Prima con amici, poi con fotografi professionisti e fotoamatori. Ancora oggi è così; nelle mie foto ci sono io, ed ogni tema è l’unione di me con lo/a specifico/a fotografo/a e chiunque altro partecipi allo shoot.

L: Se dai uno sguardo alle prime foto che hanno segnato la tua carriera da modella cosa pensi?

D: Penso ai ricordi che mi trasmettono. Ai momenti ed agli aneddoti dietro ogni determinata foto, alle cose che solo io posso ricordare proprio per esserci stata. A come mi sentivo, alle persone che erano attorno a me in quei momenti. E spesso sorrido.

L: Sei anche una modella Cosplay. Hai mai vestito i panni di un personaggio del mondo horror? Quale quello più cattivo?

D: Di cosplay ho fatto poco. Io, contrariamente ai “cosplayer al 100%” che meritano tutta la mia ammirazione, faccio solamente fotografie. Perchè magari mi piace il personaggio, perchè magari in un dato momento mi viene proposto di ricoprire i panni di un altro e l’idea mi piace, perchè… per tanti motivi. Ma non mi faccio i costumi di cosplay da sola, sebbene spesso io stessa crei gli accessori per i miei shoot. Ho davvero un grande rispetto per i cosplayer, quelli veri, che stanno in piedi le notti a cucire per essere pronti per ogni fiera.

L: Quali personaggi più cattivi delle favole ti piacerebbe riproporre con il tuo stile? Quali quelli horror?

D: La pianta della piccola bottega degli orrori (Audrey II).

L: Generalmente come nasce un tuo servizio fotografico? Sei tu a deciderne location, abbigliamento, ecc…, o ti affidi alla fantasia dei fotografi?

D: All’inizio capitava quasi sempre che mi occupassi di tutto io. Spesso arrivavo in “pacchetto completo” ed al fotografo, incuriosito dallo stile non propriamente comune, bastava scattare. Alla fine io ero quello che volevo esattamente come volevo, e lui riprendeva il tutto dal proprio punto di vista. Spesso capitava che io stessa editassi le fotografie (lavoravo come grafica, ed avevo sempre il benestare – se non la richiesta esplicita – del fotografo).
Poi ho cambiato modo di fare le cose; sulla filosofia del “great minds think alike” ho trovato alcune persone con le quali creare un set è questione di minuti, e più ci scatti assieme più diventa facile.
E poi c’è la filosofia di base che applico a tutti; cerco di capire quali sono le cose che piacciono in comune. Se a tutti piacciono le atmosfere lovecraftiane, è là che andrò a proporre un’idea. Se a tutti piacciono le immagini sacre, allora è un altro punto di incontro sul quale costruire qualcosa unendo i nostri stili. Nessuno escluso, dal/la fotografo/a al/la makeup artist, da me a chi crea abiti o accessori. Tutti quanti.

L: Nella gallery del tuo sito sono presenti diversi album. Puoi parlarci di “In a Day”, “Hellraiser”. “Cold Fairytales” e “Gothic Seaside”?

D: “In a Day” fa parte di un progetto dei meravigliosi fotografi che mi hanno ritratta, ReflexStudio. La gallery raccoglie alcuni degli scatti fatti nello stesso giorno (da qui il nome).
I fotografi, Thomas e Chiara, mi hanno proposto il loro progetto con entusiasmo ed io, da anni, volevo fare delle foto con una corona di spine.
Anni fa avrei scelto l’opzione splatter; insanguinata e sporca. Tuttavia quelle foto rappresentano un momento particolare della mia vita; la scelta del look è stata totalmente affidata a me, poichè ogni modella che posa con quella corona è lasciata alla propria interpretazione.
La mia la svelerò a progetto terminato. Vi consiglio di dare un’occhiata ai lavori di questi fotografi per avere un’idea di quanto è grosso il progetto con la corona.

Hellraiser è il risultato, felicemente oscuro, di una collaborazione che da tanti anni si sperava di realizzare. Con il fotografo Ettone, e con la modella con la quale ho posato, SaraMiao. Un soddisfacente lavoro di squadra.
Cold Fairytales è la rivelazione del talento della MUAH Daniela Lecce e della talentuosa fotografa Juliet Labdiën, che hanno contribuito a creare atmosfere incredibili. L’abito invece, incluso il corsetto ed il collare di piume, è stato creato da Hekate. Il risultato lo devo tutto a loro ed alle loro infinite capacità.
Gothic Seaside è un po’ una sfida. Delle foto di chiaro look goth in spiaggia, prima, non le avevo mai fatte. Ma con THE.ORY tutto è possibile ed abbiamo deciso di uscire lo stesso nel giorno prescelto per fare le foto, nonostante la nebbia. Ma era un giorno freddo, la luce non era neppure delle migliori e le spiagge invernali, abbandonate da tutti, sono diventate una location interessante. Quel set è il risultato di una giornata fredda e divertente.

L: Oltre alle foto raccolte nei succitati album, quali sono quelle più macabre che hai realizzato? Potresti descrivercele?

D: In alcuni dei miei primi set ho fatto diverse foto che mi vedevano protagonista vampira con del sangue finto, a colpire le mie vittime. Oppure semplicemente essere inquietante, senza iride o pupille, o dall’aspetto morente o morto. Curioso il progetto al quale ho partecipato della fotografa THE.ORY: una sequenza di due foto dove, vestita con un cappotto rosso, scarpe alte e rossetto, occhiali da sole e sorriso, vestita “alla moda” con un gran numero di borse per lo shopping, parlo al telefono scendendo gli scalini. Lo scatto successivo rappresenta la stessa persona rovinosamente stesa sugli scalini, con le borse sparpagliate, il telefono caduto dalle mani ed un rivolo di sangue che scende dal naso. Una morte pulitissima e scomposta.

L: Nella tua gallery fotografica mi ha colpito moltissimo anche l’album “Memento Mori” di chiara ispirazione alle foto post mortem. Cosa pensi di questa pratica fotografica sviluppatasi nell’epoca vittoriana?

D: Adoro, e dico adoro, le fotografie post-mortem. Ne ho una collezione salvata da internet; le migliori le tengo per poi riguardarle. Sono vere e proprie opere d’arte. E’ vero, forse sono un po’ macabre; ma la bellezza di queste fotografie sta un po’ anche in questo. Alcune le guardi e non diresti mai che la persona fotografata è in realtà morta. Era, per qualcuno, l’unico modo per avere un ricordo della persona amata, o del bimbo “nato morto”. Per qualcuno era un saluto, ma sempre fatto con amore e volendo immortalare gli ultimi, davvero, momenti assieme.
Le più struggenti sono quelle di bambini che paiono dormire tranquilli. Di componenti della famiglia che sembrano semplicemente seduti. Di fratelli che si tengono la mano nel loro estremo saluto. La fotografia post-mortem è incredibile.

A: Sei stata anche una bellissima Calavera… cosa pensi della morte?

D: Grazie; adoro le calavere e dopo molti anni sono riuscita a fare quelle foto con l’aiuto di Cunene ed Alige Couture.
La morte è un argomento molto difficile. La morte spesso porta con sè molta sofferenza, e trovo che non sia necessariamente legata alla paura.
Si tratta dell’assenza di qualcuno – o di te stesso; dipende dalla tua cultura, da come sei cresciuta, da come l’hai vissuta fino a quel momento. Ma è un argomento troppo personale e difficile per parlarne in questo contesto.

L: Che rapporto hai con l’occulto?

D: L’occulto e le religioni sono un argomento caldo che, soprattutto negli anni dell’adolescenza, mi hanno interessato parecchio. E continuano a farlo; nulla è più affascinante di ciò che non si può davvero conoscere.

L: Ci è sembrato di capire che sei ammaliata dalla letteratura di Lovecraft. Cosa ti piace dei suoi scritti? Hai mai portato sul set la tua passione per questo autore? Se sì, in che modo?

D: L’ho portata in alcuni set, con della simbologia ad esempio, o delle atmosfere o dettagli, spesso impercettibili, che rimandano ai personaggi dei racconti.
Lovecraft è stata una scoperta fatta da bambina, e riletta in età adulta, e riletta ancora successivamente. La vita di questo autore è piuttosto curiosa; così come sono curiose le ripetute ed intrecciate vicende dei racconti. Verbi come “raspare, strisciare, gorgogliare” hanno assunto un ben preciso significato.
Mi piace Lovecraft ed adoro Cthulhu, da sempre (più o meno) simbolo. Tanto da aver creato, in suo tributo, un cammeo con l’immagine del Grande Antico, disegnata appositamente.

L: Ci parli dei tuoi gusti musicali? Quali sono i tuoi gruppi preferiti?

D: Ascolto musica classica (Tchaikovsky, Mozart, Smetana indubbiamente tra i preferiti), chiptunes (per intenderci, le musichette dei videogiochi) ed il metal.
Nel metal ho una predilezione per il black, anche se ascolto un po’ di tutto. Sono legata ai grandi classici ed a canzoni particolari; cito ad esempio “Necrophiliac Antropophagous Maniac” dei Carpathian Forest, “Hybrid Stigmata” dei Dimmu Borgir, “Bathory Aria” e “Beneath the Howling Stars” dei Cradle of Filth, “MorningStar” dei Cadacross, “Dainty Delusive Doll” degli Enslavement of Beauty, “The Black Waltz” dei Kalmah… ed aggiungo di straforo “No warning shot” dei Six Feet Under. Voilà, avete anche una playlist ora.

L: Ami il cinema horror? Esistono pellicole che ti hanno impressionato e che tutt’ora ti fa un certo effetto rivedere?

D: In realtà, no. Non guardo film horror. Sebbene questo possa essere visto come una nota di demerito, si sappia che preferisco di gran lunga leggere un libro che vedere un film. Ho visto qualche film horror, e tra tutti posso dire che preferisco quelli che premono più sul lato psicologico che sullo splatter. Tuttavia, gusti son gusti e nulla eguaglia un buon libro ben scritto, nella mia mente ho una grande fortuna: quella di avere una fervida fantasia e di immergermi completamente in quello che sto leggendo facendomi guidare dalle mie emozioni – da quelle che io stessa creo leggendo determinate parole, senza essere guidata ad esempio dalla musica in background o da un certo tipo di inquadratura. Il film, insomma, me lo faccio io.

L: Hai mai pensato di prestarti per un ruolo nel cinema horror? Ti vedi più come serial killer o come Scream Queen?

D: A dirla tutta tempo fa mi era stato proposto, ma non se n’è mai fatto nulla perchè vivevo decisamente lontana dai luoghi delle riprese e non era assolutamente fattibile. La scelta del ruolo è molto dipendente dal personaggio; qualcuno ha preferenze piuttosto spiccate per l’uno o per l’altro. Io probabilmente sono una via di mezzo, e mi piacciono molto le soluzioni che prendono entrambe le possibilità. Perchè scegliere?

L: Quali sono i tuoi progetti futuri?

D: Ne ho sempre molti e sempre troppi. Ma credo proseguirò come ho fatto negli ultimi anni; una costante crescita e scoperta di sè stessi.

L: Una tua opinione su questa intervista!

D: Grazie per questa chance. E’ stato divertente rispondere alle vostre domande!

L: Lascia un messaggio a questa community!

D: “Ph’nglui mglw’nafh Cthulhu R’lyeh wgah’nagl fhtagn”

L: Grazie Delilah!

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