Intervista al regista friulano Lorenzo Bianchini

Intervista al regista friulano Lorenzo Bianchini

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lorenzo-bianchiniDarkVeins ha avuto l’onore di intervistare Lorenzo Bianchini, uno dei maggiori esponenti del cinema horror indie italiano. Reduce dalla nuova vittoria al TOHorror 2013 per il suo terrorizzante Oltre il Guado, Lorenzo chiacchiera con noi riguardo ai suoi primi film, parlandoci dei suoi progetti futuri e rispondendo poi alle nostre domande su Across the River. Scopriamo chi è Lorenzo Bianchini e perché merita tanta attenzione dal pubblico.

L: Come descriveresti Lorenzo Bianchini?

L.B.: Semplicemente un autodidatta che vuole esprimere emozioni e raccontare storie attraverso il cinema.

L: Cosa rappresenta per te il cinema e quando hai deciso di girare il tuo primo film?

L.B.: Per me il cinema rappresenta un veicolo comunicativo per trasmettere emozioni, illusioni, sogni.
Le prime riprese ho comiciato a farle quando mi sono potuto permettere la mia prima telecamera nel lontano1996. Da li il primo corto Paura Dentro con mia cugina Annalisa.

L: Puoi parlarci del tuo cortometraggio Smoke Allucination?

L.B.: Nel ’98 ho realizzato questo secondo corto di venti minuti ambientato all’interno di una villa con protagonisti tre amici che interpretavano il ruolo di tre teppistelli cannati.

L: Radice quadrata di tre è il tuo primo lungometraggio. Puoi dirci qualcosa in più su questo film?

L.B.: Film autoprodotto con budget quasi inesistente. L’idea di Radice quadrata di tre nasce quasi suggerita dalle inquietanti locations naturali dei sotterranei della scuola in cui è stato girato. Interminabili corridoi, labirintici sotterranei, angoli angusti e nascosti, intrappolati quasi in un’altra dimensione… una scenografia perfetta per una storia misteriosa. L’intenzione era di trasformare quegli ambienti in una sorta di percorso infernale che ti trascinava, ti risucchiava, quasi, verso i meandri più lontani, claustrofobici e sconociuti di una realtà parallela, di una sorta di sogno, di incubo. Un’avventura mentale sino alle soglie della perdita della ragione… della pazzia.

L: Perché diversi tuoi lavori sono stati girati in dialetto friulano?

L.B.: Perché ritengo che il dialetto e la lingua diano un aspetto più realistico alle storie, soprattutto se le tematiche trattate sono radicate nel territorio e fanno parte della cultura popolare locale. In fondo le paure sono sempre presenti nelle leggende e nelle enigmatiche figure notturne che vengono descritte.

L: CustodesBestiae è stato premiato al TOHorror Film Festival di Torino 2004. Come hai vissuto questa esperienza?

L.B.: Bel viaggio quello del TOHorror. Grande ospitalità e ottima occasione per far conoscere ad un pubblico più vasto i propri lavori. Vincere quell’edizione è stato per noi motivo di grande soddisfazione.

L: Dincj de Lune (I denti della luna) è un tuo corto sulla licantropia. Cosa ti affascina della figura del licantropo? E quali sono secondo te i migliori film sui lupi mannari?

L.B.: Del licantropo m’affascina il senso del doppio che c’è nella sua essenza e la solitudine e il dolore che racchiude in sè. M’affascina la fragilità umana mescolata alla forza istintiva dell’animale.
Non ho visto molti film sui lupi mannari e non saprei dirti quali sono i migliori… ne hanno fatti talmernte tanti…

L: Quanto è importante il budget nella realizzazione di un film?

L.B.: Non so rispondere non avendo mai lavorato con quello che si potrebbe definire un “budget”.

L: Dopo i successi di CustodesBestiae ti sei allontanato dal genere per ritornarci con Oltre il guado (2013). Questo ritorno è stato segnato da una nuova vittoria al TOHorror Film Festival 2013. Com’è stato per te replicare il successo di anni prima?

L.B.: Ovviamente enorme soddisfazione sia per aver replicato la vincita e sia per aver rivisto dopo anni gli amici del TOHorror. E’ stato come fare un balzo all’indietro nel tempo.

L: La tensione che si avverte nel guardare il tuo film è data sicuramente dalla location, dai lamenti appena accennati e dalle misteriose presenze che si intravedono durante la visione. Hai giocato su un terrore diverso, velato, perché questa scelta?

L.B.: In Oltre il Guado la ricerca di paure vere è spinta all’estremo descrivendo quell’inquietudine che si insidia nelle attese di ciò che di orribile potrebbe avvenire da un momento all’altro, o che tu ti immagini possa avvenire o nascondersi nelle penombre, dietro le porte, nei corridoi o per le strade abbandonate di un luogo che diventa metafora di solitudine e di abbandono, di freddo e di marcio e di tutto ciò che della morte del corpo e della coscienza a me fa più paura… Film che è la partenza di un percorso di minimalismo narrativo che nell’ultimo “Oltre il guado” ha trovato ancor più spazio nel tentativo di descrivere paure vere, pure, primordiali. Un percorso che vorrebbe portare a quello che ironicamente definisco come il “neorealismo delle paure”.

L: Oltre il guado infatti riesce a regalare non solo piacevoli brividi ma proietta nello spettatore le emozioni vissute dal protagonista, come in una perfetta simbiosi. Perché la scelta della figura, non proprio comune, dell’etologo naturalista?

L.B.: Per introdurre un mestiere che di per sé ha già a che fare con una sorta di solitudine e di isolamento.

L: Per quando è prevista una distribuzione italiana di Oltre il guado? Cosa ti aspetti dal pubblico?

L.B.: Probabilmente per giugno-luglio. Mi auguro che il pubblico rimanga inquietamente soddisfatto…

L: Chi sono per te i Maestri dell’orrore? Quali di questi le migliori pellicole?

L.B.: Potrei dirti che i film, chiamiamoli di genere, che preferisco sono L’Esorcista e Shining, senza mai dimenticare i grandi classici del passato e la fantastica serie televisiva francese “Belfagor” che, quand’ero bambino, m’aveva impressionato particolarmente.

L: E se invece parliamo del circuito indipendente? Che ci racconti? Quanto è difficile essere oggi un regista indipendente in Italia?

L.B.: Ci sono molte difficoltà che si devono affrontare quando lavori in forma indipendente. Devi occuparti di moltissimi aspetti che partono dalla scrittura del soggetto alla sonorizzazione del montaggio finale, con tutto quello che ci sta in mezzo, e il dispendio di energie è veramente notevole. La cosa buona è che ti formi un’esperienza ampia su tutte le fasi di realizzazione del film. Fortunatamente ho sempre riscontrato partecipazione e accoglienza da parte di tutti nei progetti che andavo proponendo. Le persone che sono riuscito a coinvolgere, animate da passione pura, hanno sempre creduto nei progetti dedicando gran parte dei loro ritagli di tempo libero e della loro professionalità per portarli a compimento senza mai “abbandonare” nulla a metà strada.
Altre difficoltà sono quelle legate alla distribuzione. Per vari motivi è molto difficile approdare al circuito distributivo ufficiale e quindi capita molto spesso di veder relegato nel solito cassetto lavori che ti sono costati tempo, lavoro e gran fatica.

L: Stai lavorando su un nuovo progetto attualmente?

L.B.: Beh, quest’anno vorrei porre le basi per tre progetti, uno teatrale, uno che riguarda una serie tv e un altro film.

L: Cosa pensi di questa intervista?

L.B.: Domande straordinarie con risposte non all’altezza!

L: Lascia un messaggio alla community di DarkVeins e a tutti gli appassionati del genere horror.

L.B.: Non ci foste voi… dove andremmo a finire?
Un abbraccio a tutti.

L: Grazie per la tua disponibilità e per averci concesso il tuo tempo!

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