Intervista a Paolo Girardi, artista pittore tra metal e horror

Intervista a Paolo Girardi, artista pittore tra metal e horror

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paolo-girardiInteressante e piacevole intervista a Paolo Girardi, ovvero Madman, l’artista italiano noto in tutto il mondo per i suoi lavori d’illustrazione discografica realizzati per tantissime band di musica metal.
Girardi ci parla del suo amore per la pittura, delle sue influenze, delle sue ispirazioni, di come il macabro e il romanticismo siano aspetti importanti della vita e di tutto ciò che trasferisce nelle sue opere… opere stupende, dalla base seicentesca, che sembrano aprire un varco su mondi paralleli in cui sogni, morte, vita vengono delicatamente immortalati con colori caldi e scuri.
Le opere di Paolo Girardi sono la proiezione della sua mente visionaria, il riflesso del suo mondo in cui è facile perdersi per assaporare un’arte debitrice di altri tempi.


L: Chi è Paolo Girardi?

P: Paolo Girardi sono io, un pittore italiano… un artigiano, fortunatamente. Non sono un artista.

L: Nell’ambiente sei noto come Paolo “Madman” Girardi. Perché la scelta di questo nome d’arte?

P: Ormai sono noto in tutto il mondo metal (specialmente estremo) come “Madman”. Tutto nacque 14 o 13 anni fa quando facevo copertine di cassette e cd di gruppi e progetti del mio amico RR Bastard dei Blasphemophagher. E poi ovviamente lo stesso accadde coi Blasphemophagher. Lui scriveva sempre Paolo “Madman” Girardi e tutti incominciarono a chiamarmi così. Il soprannome deriva dal fatto che sono sempre stato un eccentrico, un po’ pazzo. Ogni fine settimana facevo qualche nuova cazzata in giro. Cazzate grosse e piccole. Erano periodi in cui o mi si amava o mi si odiava. A me non interessava perché volevo (e voglio ancora) morire col sorriso sulla bocca. Ora la pazzia è aumentata ma è molto più lucida e consapevole… soprattutto la “uso” per dipingere, non per fare male o dare fastidio alle persone intorno a me.

L: Che rapporto hai con il macabro?

P: Beh io non parlerei solo di macabro… in senso più lato direi che sono uno delle persone più romantiche che abbia mai conosciuto. Il romanticismo comprende anche aspetti “estremi” della vita, dove la vita stessa si mescola con la morte. Così contemplo spesso queste zone di contaminazione organico/inorganico. Mi sono sempre piaciute fin da quando ero piccolo. Sia l’estetica che i significati (se ce ne sono) mi interessano. Ogni momento penso alla fragilità di quello che siamo, alla corruzione della carne, al marcio, alla nostra precarietà. Dall’altro lato credo ad una sorta di eternità di gesti quotidiani, come dedicare la propria vita alle passioni e all’azione, all’agire, al fare. E per essere più diretto: ho sempre amato cimiteri, ossa, insetti, vermi, animali dall’apparenza misteriosa o schifosa, buio, mostri etc… etc…

L: Sei un noto pittore italiano, i tuoi dipinti sono usati anche come cover di CD musicali metal. Chi eri prima di essere un artista e cosa ti ha spinto ad avvicinarti alla pittura?

P: Io ho sempre disegnato o dipinto fin da piccolo, appena fuori dalla culla disegnavo ovunque, anche sui muri prima di articolare i suoni per parlare. Poi sono stato obbligato al Liceo Classico nonostante disegnassi sempre anche alle medie… poi feci il militare. Dopo intrapresi l’Accademia di Belle Arti ma facevo più danni che imparare. Avevo già capito fin dall’inizio che in Italia quella scuola era un parcheggio di figli di papà e che i professori che insegnano sono quasi tutti raccomandati, persone senza qualità né amore. Ho fatto molti meravigliosi danni e stronzate varie là spesso con l’aiuto delle birre. Alcune stronzate meno pesanti, altre un po’ più cattive. Prima della tesi per laurearmi ho lasciato gli studi, stanco dell’andazzo buonista e ignorante che c’era. Mi misi a dipingere seriamente per fatti miei ad Ascoli, la mia città, chiuso per anni e anni e anni a copiare quadri antichi tutti i giorni senza mai fermarmi. Poi incominciai a crearne di nuovi, supportato da una tecnica di base classica.
Sopravvivendo con la vendita delle mie opere e anche con altri lavoretti temporanei sono arrivato a 3 anni fa, quando ho “seriamente” incominciato a vivere esclusivamente con la mia pittura. Ora a 40 anni sono una persona felice e realizzata, sempre al lavoro, sempre fervida e immersa nel flusso delle mie innumerevoli commissioni da tutto il mondo. Un sogno quello che sto vivendo.

L: Chi sono i Maestri che hanno contribuito alla tua formazione pittorica? Quali le loro opere che ti hanno sempre affascinato?

P: Diciamo che il centro dei miei interessi è la pittura europea dal 1400 alla fine del 1800. I maestri che preferisco sono infiniti, sarebbe giusto nominarli tutti senza tralasciarne uno. Per essere breve citerei: Leonardo, Michelangelo, Caravaggio, Guercino, Bosch, Grunewald, Brueghel , El Greco, Goya, Piranesi, Velasquez, Friedrich, Turner, Gericault, David, Ingres, Constable… e infiniti altri. Ovviamente mi interessano tutti i movimenti che affondano le radici nella cultura europea (pittura americana ottocentesca, ad esempio). Tutto ciò che è visione mi nutre comunque, sono stato colpito ed ho imparato da tutto quello che vedo, senza divisioni male/bene o brutto/bello, senza morale o etica.

L: Quanto c’è della tua vita sulle tue tele? Quali sono le tue fonti di ispirazione?

P: Da quando sono più conosciuto, da quando i miei clienti come la gente in generale si fidano delle mie capacità posso esprimermi meglio sulla tela. Questo vuol dire che durante il mio lavoro ho potuto aprire di più il mio cuore a ricordi, perversioni, speranze, visioni, sogni, incubi. Quindi oggi c’è molto più privato di prima nella mia pittura. Non so quanto ma posso finalmente condividere il vero Paolo Girardi con chi mi sa e/o vuole leggere. Io sono ispirato da tutto, non butto via mai nulla. Negativo e positivo, comodo e scomodo… io brucio tutto per usarlo come carburante ed energia, qualità in fase di pittura. Tutto è prezioso.

L: Come nasce una tua opera?

P: Una mia opera nasce da una commissione e quindi da una richiesta. Io uso come trampolino di lancio per la realizzazione pittorica tutto quello che quei clienti mi hanno dato (impressioni dietro le parole delle loro mail, loro gusti, musica suonata, la loro nazionalità, il loro immaginario, testi delle canzoni, etc…). Poi mescolo tutto questo con quello che io mi aspetto e voglio fare per loro, lo mescolo con qualcosa di casuale che mi succede in quei giorni spesso, rendendo il tutto molto consono al mio flusso di vita, alle mie vicende… legandolo anche in parte alla casualità di eventi di quel momento particolare… e poi visioni, ossessioni. Tutto contribuisce ad un prodotto unico, alto e puro, per me. Profondamente umano.

L: Che sensazione provi quando guardi le tue opere finite? La pittura per te è un modo per immortalare frammenti della tua vita o gran parte della tua vita?

P: Dopo un po’ di tempo che ho finito un’opera provo un distacco-indifferenza verso di essa, perché ormai sono abituato a dipingere un quadro dopo l’altro con la velocità di una macchina. Ma in fase creativa, appena finito un quadro devo provare soddisfazione, armonia, perfezione, elevazione, fusione col mondo, forza, completezza. Se non ho queste sensazioni devo cercare ancora, devo ancora finire l’opera che è incompleta. La pittura immortala la mia vita, ed è il miglior modo di comunicare col mio corpo, credo.

L: Quali sono i temi che affronti maggiormente e perché?

P: I temi che affronto sono i più svariati, dall’epico al decadente marcio, dal fantasy al nonsenso. Tutti come hai detto poc’anzi hanno sempre quella vena “macabra” che io in senso lato definirei estremamente romantica… forte, terrena, sanguigna ma allo stesso tempo eterea, ideale, eterna. Come ho detto i temi sono all’inizio pattuiti col cliente ma poi io decollo sempre per altre vie, le mie. Ovvio che se il genere musicale o la proposta del cliente non mi soddisfano, non mi aggradano, io rifiuto il lavoro.
In ogni lavoro metto sempre molta natura (agenti atmosferici, animali, piante, rami, vedute) perché da piccolo sono cresciuto nella natura, in silenzio tra le montagne e questi tempi dilazionati, lunghi, profondi, solitari… mi hanno segnato profondamente. La natura è comunque la base di tutto, sempre e dovrebbe esserla per ogni pittore, credo.

L: Contrasti luce/buio, tonalità calde intrecciate a quelle fredde, corpi contorti e deformi, caos e morte… cosa ti spinge a dipingere determinate figure e ad usare determinati tipi di colore? Qual’è il colore che utilizzi più spesso e perché?

P: Beh oramai credo di essere una macchina da lavoro e guerra per cui non mi domando più perché certe scelte. Prima avevo più tempo per capirmi. Ora faccio, cerco di farlo al meglio. Di sicuro le mie sono scelte formali che rispecchiano una volontà di trascendere una realtà tangibile quotidiana incompleta, povera di valori, non nobile, utilitaristica, ignorante. Così creo mondi sovrannaturali dove si ribaltano le regole, le sorti della vita stessa. Mondi paralleli in cui cerco di vivere, colori e contrasti dove mi rifugio dall’estrema ovvietà e noia della realtà. Le mie creature deformi e contorte, l’estetica del contrasto freddo/caldo, il ribaltamento della natura, mi aiutano a non annoiarmi qui.
Io ci faccio l’amore, diciamo così. Come faccio l’amore coi miei colori, tutti… i miei preferiti sono il rosso di Pompei per primo, poi il terra d’ombra bruciata, il giallo di Napoli, il rosso di cadmio e la lacca di garanza, il blu cobalto e l’ocra. Diciamo che amo molto i colori di terra. Veri, reali, semplici… ma intensi, polverosi, ossessivi, soffocanti, appena si scaldano un po’…

L: Puoi parlarci dei tuoi lavori di illustrazione discografica? Qual’è stato il primo album con una tua opera sulla copertina? Solitamente sono i gruppi che commissionano una tua opera?

P: Sono sempre contattato dai gruppi, non ho mai contattato nessuno. Mi hanno trovato, all’inizio ed ora che sono ben noto nell’ambiente ho molte richieste da gruppi ed etichette discografiche. Cerco di evitare i privati perché per me c’é più soddisfazione a vedere stampati i miei dipinti su vinili, cd, poster, magliette e altro… in tutto il mondo. La mia prima album cover è stata “Nuclear Empire of the Apocalypse” dei Blasphemophagher, anno 2008. Dopo uno o due anni feci la copertina ai Diocletian, poi ai Tyrants Blood, In League with Satan, Chaos Inception, Nuclear Magick, STAV, Vastum, Kulto Mladito, Baphomet’s Blood, Power Trip, Prosanctus Inferi, Cauchemar, Battle Ram, Lycus, Inquisition, Direblaze, Nocturnal Graves, Essence of Datum, Nihilo, Artificial Brain, Decaying Purity, Warpstone, Ordo Inferus, Craven Idol, Demonic Christ, Evil Eruption, Ashencult ed altri…

L: Tra tutti gli artwork che hai curato, quali ti hanno soddisfatto maggiormente?

P: Non so… come ho già detto provo un certo distacco dalle opere che ho fatto precedentemente, una sensazione di sereno distacco, equilibrata estraneità quindi non saprei! Sono tutti miei figli, i miei dipinti. Ognuno coi suoi pregi e difetti. In più non amo rivangare il passato come se fosse un’epoca d’oro, anche se sono una specie di troglodita che vive nel medioevo. Inoltre citare gli artwork per i gruppi più famosi o più seguiti non darebbe giustizia alle altre band che mi hanno dato amicizia, fiducia, rispetto, lavoro e denaro.

L: Di quale famoso album metal ti sarebbe piaciuto realizzare la cover? Citaci due band per le quali faresti salti mortali per curarne gli artwork delle pubblicazioni.

P: Non ho rimpianti o desideri. Voglio dire: ho i miei gruppi preferiti, i miei album – culto totale. Ma credo che la mia vita ed il mio percorso siano perfetti così. Non ho desideri di collaborare con questo o con quello. Ho desiderio di continuare ad incontrare ancora persone che mi amano, onorano e rispettano, come fino ad ora mi è capitato. La fama o il valore musicale passa in secondo piano rispetto ai valori umani: rispetto, onore, lealtà, fiducia. Il mio profondo “religioso” impegno va onorato, altrimenti addio.

L: Come riesci a conciliare le tue opere sulla natura morta con le blasfemie riprodotte nelle cover metal?

P: A me piace dipingere prima di tutto, quindi ho già un flusso perpetuo dentro di me che mi fa dipingere qualsiasi cosa, come ho fatto per anni. Tutto ciò che accomuna i “generi” diversi di cui mi occupo è questo mio stile cupo, seicentesco, onirico, surreale, distorto, misterioso, soffocante, mortale. A volte acidino anche. Le nature morte sono cupe, riflessive, silenziose… come alcuni abissi senza fondo che dipingo nelle mie copertine.

L: Che rapporto hai con la religione? Cosa ne pensi della Chiesa?

P: Io sono un religioso: la pittura è la mia religione, il lavoro è la mia religione, l’amore, la passione sono la mia religione. Forse sono un vero religioso perché in generale quella che la gente “normale” chiama “religione” é un’associazione a delinquere. Odio la Chiesa come associazione a delinquere, so che nei secoli ha solo torturato, condannato a morte o alla sofferenza più gente lei che qualsiasi dittatura. Ma penso anche che grazie a lei qui in Italia abbiamo ancora il patrimonio artistico più vasto ed importante del mondo. Io amo le chiese antiche, amo gli oggetti sacri: quadri, sculture, architetture etc…
La Chiesa come la vita, le vicende umane sono controverse, il bene ed il male si mischiano, si contaminano, nulla ha un senso solo… Per cui sono cosciente che onorare tante vite immolate nei secoli potrebbe essere osservare, capire, studiare quel patrimonio pagato col loro sangue. Ignorare le opere d’arte che abbiamo solo perché appartengono alla Chiesa sarebbe come ripetere gli errori derivati dall’ignoranza del passato. Io sono qui a dipingere grazie alla religione: sono cresciuto in un’Italia ricca di arte religiosa. I miei occhi e i miei sensi sono stati “viziati” fin da piccolo al meglio. Odio totalmente l’Islam, invece.

L: Cosa ami del tuo lavoro e cosa ti gratifica di più?

P: Del mio lavoro amo tutto, in primis il rapporto che ho con la gente, la libertà e la fantasia, il sogno, gli orizzonti che travalicano la materialità della vita. Amo il lavoro, la parte pratica: fisica ma molto mentale. Amo essere amato ed apprezzato in tutto il mondo, amo vivere nel cuore delle persone. La pittura è l’unica cosa che dà senso alla mia vita, anche se non so che cosa è e perché dipingo. So solo che ne ho bisogno.

A: Che rapporto hai con la musica dark e metal? Puoi dirci quali sono i tuoi gruppi preferiti e quali sottogeneri prediligi?

P: Non ascolto musica dark, la cosa più dark che ascolto è il dark rock anni ’70 (dai Black Sabbath a Black Widow, High Tide e Atomic Rooster, tanto per fare qualche nome). Ascolto solo Metal anni ’80 soprattutto heavy – power. Amo anche il country rock, il thrash metal, il primo death metal, il dark rock anni ’70 come ho detto, hard rock in generale. Meno metal anni ’90, quasi niente dalla fine degli anni ’90 in qua.
Mi piacciono (album “vecchi”): Iron Maiden, Manowar, Anthrax, Judas Priest, Manilla Road, Black Sabbath, Dio, Rainbow, Motorhead, AC/DC, Accept, Running Wild, Venom, Helloween, Cirith Ungol, Kiss, Lizzy Borden, Tyrant, Omen, Ozzy, Rose Tattoo, Molly Hatchet, Pentagram,WASP, Virgin Steele, Fifth Angel, Anvil, Atomic Rooster, High Tide, Uriah Heep, Mercyful Fate, King Diamond, Saint Vitus, The Obsessed… etc… E anche: Lynyrd Skynyrd, ZZ Top, Ted Nugent, Johnny Cash, Dwight Yoakam..etc… poi anche Slayer, Deicide, Sinister, Immolation, Suffocation, Cannibal Corpse, Death, Dark Ange… etc… tanto per citarne alcuni.

L: Ami il cinema horror? Quali sono i film che sono riusciti a farti provare un brivido?

P: Amo il cinema horror anche se da molti anni non seguo particolarmente i nuovi arrivi. Il cinema di oggi mi fa solo rimpiangere tempi migliori. Mi piace in genere tutto l’horror degli anni ’60, ’70 e ’80. Da piccolo sono cresciuto con i classici degli anni ’50 che allora si vedevano in TV ad orari normali. Da adolescente amavo molto Stephen King di cui lessi 13 libri e vidi tutti i film presi dalle sue opere. Il primo vero brivido me lo diede nell’82 “The Fog” che poi è del 1979 credo.
Ovviamente “L’Esorcista” e “L’Esorcista 2″ e i film di Tobe Hooper. Amavo molto i film di Fulci, D’Amato, i primi 4 di Dario Argento, Lamberto Bava, Deodato e, ovvio…”La Casa dalle Finestre che Ridono” di Pupi Avati. Oggi non vedo più TV, mi ha annoiato e deluso molto. Tra l’altro è raro che mi veda un sano DVD, non ho molto tempo per me stesso. Ma i miei ricordi di altri tempi sono sempre presenti e vividi.

L: Musica e cinema sono mai state fonte di ispirazione nella tua arte?

P: Sì, ovviamente anche musica e cinema sono alla base della mia ispirazione. Basti pensare che la musica è il costante sottofondo nelle mie giornate di lavoro allo studio. L’interesse per cinema horror che ho sempre avuto mi ha chiaramente “indirizzato” verso il mistero, le paure, i misfatti, gli omicidi, i massacri.

L: Quali sono i tuoi progetti futuri?

P: “AD MAIORA”, questo detto latino esemplifica i miei progetti futuri: quindi lavoro, lavoro e miglioramento. Lo devo a me stesso e a chi mi apprezza, mi rispetta, mi ama, mi sostiene.

L: Una tua opinione su questa intervista?

P: Bellissima e meticolosa intervista, mi ha dato modo di andare a fondo, di parlare, di aprirmi, grazie a Lady of Sorrow che me ne ha dato l’opportunità. Infatti la ringrazio di cuore per la sua grande disponibilità e simpatia. Raro trovare persone così appassionate e aperte come lei.

L: Grazie Paolo… Lascia un messaggio alla community di DarkVeins e a tutti coloro che leggeranno questa intervista!

P: “I am in the ground, I am in the air, I am all, I live in the hearts of men, I am the call to greatness, not all can hear… Tall as a mountain! I’m gonna tear through the sky! Life’s for the taking! Like a man is mountainside, greatness waits for those who tried, none can teach you, it’s all inside… Just climb…”.

L: Paolo ti ringraziamo per la tua gentilezza e disponibilità!

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