Intervista a Samuele Zàccaro, il signore delle evil dolls

Intervista a Samuele Zàccaro, il signore delle evil dolls

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la-notte-più-lunga-del-mondoE’ da poco disponibile in prevendita (dal 10 giugno in libreria) La notte più lunga del mondo – Evil Dolls Movies, un saggio sulle bambole del cinema horror, opera prima di Samuele Zàccaro. DarkVeins ha avuto il piacere di intervistare l’autore di questo particolarissimo libro, un appassionato di cinema di genere che ha affrontato con occhio clinico il mondo delle evil dolls abbracciando titoli cinematografici provenienti da tutto il mondo. Le pagine di quest’imperdibile opera letteraria sono popolate da bambole e burattini di film noti, poco conosciuti e rari.

L: Ciao Samuele, fai una breve presentazione di te stesso.

S: Salve a voi. Molti di DarkVeins già mi conoscono e mi sopportano da un bel po’ di tempo. Per tutti gli altri: sono uno dei tanti appassionati di cinema, non solum sed etiam horror, che qualche anno fa ha iniziato a scrivere di cinema, tra l’altro su lidi ben noti da queste parti (l’originaria gestione de Ilcancello.com). Col passar del tempo ho avuto la fortuna di collaborare ad altri progetti anche editoriali, generalmente in maniera un po’ silenziosa (e giustamente: ero un neofita – e credo proprio di esserlo ancora – con ancora molto da imparare). La passione anche per la ricerca di vecchie e polverose registrazioni di film dimenticati da tutti, l’interesse per la lettura di saggi e riviste di storia e critica cinematografica, e il desiderio di mettermi alla prova con un libro tutto figlio della mia follia, mi hanno dato la spinta definitiva alla realizzazione de “La notte più lunga del mondo“. Passione per il cinema a parte, non credo di condurre una vita così ricca di aneddoti da soddisfare la comprensibile voglia di gossip partorita dall’era dei social network, della condivisione, e della messaggistica istantanea. Tra libri, fumetti, dvd e vhs mi sento molto come la canzone L’ego di Io, Carlo, ma senza i Lego©. Tuttavia, quando fuori c’è bel tempo, esco volentieri con gli amici: non sono pertanto un geek di pura razza.

L: Da poco è stato distribuito La notte più lunga del mondo – Evil Dolls Movies, il tuo saggio incentrato sulle bambole nel cinema horror. Perché proprio questo genere? Cosa ti ha affascinato delle evil dolls tanto da voler dedicare loro un libro?

S: Un’analisi sistematica di tale filone, ben noto a tutti gli amanti del genere horror, mancava e tale lacuna andava colmata. Ogni appassionato di horror ha i suoi generi preferiti e quelli che gradisce di meno e, probabilmente, non c’è nemmeno una ragione chiara a giustificare i propri gusti personali. Guardo volentieri gli zombie movies, le storie di fantasmi, gli horror a episodi, quelli ambientati negli ospedali psichiatrici, gli slasher ed altri ancora, ma spiegarne per bene il motivo del perché mi affascinano non saprei. Gli evil dolls movies, probabilmente, mi hanno da sempre colpito per il senso del perturbante tipico degli oggetti a forma antropomorfa. Allo stesso tempo apprezzo gli spettacoli di ventriloquismo, che in Italia non sono così famosi come da altre parti.

L: A chi ne consiglieresti la lettura? Per quale motivo?

S: Lo consiglierei, ovviamente, a tutti gli amanti di cinema horror e a tutti i pediofobici, soprattutto a quelli che non ammettono di esserlo. Ma voglio esagerare: consiglio il libro a tutti, perché potrebbero divertirsi a leggerlo come io mi sono divertito a scriverlo. Un mio amico proponeva una copertina zozza sostenendo che avrebbe attirato più lettori. Una signora del mio paese, dopo avermi chiesto delucidazioni sul libro, mi ha chiesto se «finisce bene». Penso di sì, comunque: il codice a barre nella quarta di copertina può essere inteso come l’anticamera della mia percentuale sulle copie vendute…

L: Perché proprio questo titolo?

S: Ritengo che tale titolo sia un po’ la sintesi del tema trattato. Il cinema dell’orrore ha spesso trattato il tema dell’infanzia e molto spesso quello della paura. In Dolls – Bambole (1987) tutti i protagonisti devono passare una notte – la notte più lunga del mondo – per poter essere giudicati. La giovinezza, i sogni e la poesia, traditi dalla conformità alle regole di una società che pretende l’omologazione e l’oggettivismo, sono quei valori alla base di tale metafora.

L: Parlaci de La notte più lunga del mondo. Quali sono state le maggiori difficoltà che hai incontrato nel scriverlo? Come consideri questa tua esperienza?

S: Grazie a IMDB e a qualche lista e classifica trovate nel web, avevo una traccia di film su cui partire. Ovviamente miravo alla chimera della completezza: se per le produzioni statunitensi ed europee, tranne qualche eccezione, non c’erano grossi problemi in merito alla loro visione, più difficile è stato esplorare la giungla delle produzioni asiatiche, dove indubbiamente ho recuperato solo una piccola parte. Il cinema africano mi è rimasto, ahimè, oscuro, almeno in merito all’argomento in questione (mi viene da parafrasare una battuta di Alvaro Vitali ne Il medico della SAUB…). Lo stesso IMDB non è infallibile nemmeno per le nazioni occidentali. Allo stesso tempo c’è la tendenza tra molti appassionati a confondere i pupazzi con le statue, o le bambole con i manichini da negozio d’abbigliamento: un po’ di elasticità va bene, ma senza esagerare… L’esperienza del libro è stata formativa, indubbiamente. Ed anche divertente.

L: Com’è strutturata la tua opera cartacea? Puoi parlarcene?

S: Il libro è divisibile in tre parti. La prima è data, oltre che dall’introduzione del noto critico Rudy Salvagnini, da un preambolo generale sul ruolo che giocattoli e pupazzi hanno avuto nel cinema horror ma anche thriller e fantascientifico. La seconda parte è un Dizionario vero e proprio del genere, con schede di lungometraggi, mediometraggi, cortometraggi ed episodi di show televisivi editi ed inediti in lingua italiana. C’è infine la sezione dedicata agli spaventapasseri assassini, con un breve preambolo e un dizionario. Concludono l’opera alcune tabelle e l’indice dei registi.

L: C’è qualcosa che puoi rivelarci in anteprima sul tuo libro?

Alcuni film analizzati non sono presenti su IMDB, come alcune opere italiane alquanto ignote, ad iniziare dalla prima edizione di Sick-o-Pathics (1995). Il discorso va esteso ad altri film stranieri, di cui in rete si trovano ben poche informazioni e quasi mai in italiano: per questo nel libro ringrazio molte persone, avendo rotto le scatole a collezionisti e ad addetti ai lavori dalle varie parti del globo. Inoltre ci tengo a sottolineare come il libro sia anche il primo sguardo d’insieme di quel sotto-sotto genere degli spaventapasseri assassini, molto amato dagli americani ma ignorato in Europa e credo del tutto inedito in Italia.

L: L’immagine della copertina è la cover di Dolls di Stuart Gordon, il film più conosciuto e anche più amato sulle bambole. Cosa pensi di questo film?

S: Oltre ad essere uno dei miei film horror preferiti in assoluto, credo sia quello che meglio ostenta la forza evocativa che pupazzi e bambole sprigionano. È una fiaba gotica che riesce a convincermi ad ogni (re)visione e, soprattutto, a non stancarmi mai. Peccato non sia mai stato realizzato il sequel.

L: Mettendo da parte Dolls, la saga de La bambola assassina e quella Puppet Master, quale titolo suggeriresti a chi dovesse chiederti un buon film sulle bambole cattive?

S: Onestamente non consiglierei la saga di Puppet Master nel suo complesso: le ragioni sono spiegate dettagliatamente nel libro. È una saga famosa ed il terzo capitolo è il mio preferito della serie ed anche un discreto film in sé, ma risente di tutti i limiti di molte delle produzioni a poco budget (e a poche idee…) di Charles Band. Se devo consigliare un titolo, magari poco noto, e quindi escludendo i meritevoli Incubi notturni (1945), Magic (1978), Chi c’è in fondo a quella scala? (1988), consiglierei Triloquist (2008), divertente commedia horror molto stroncata, a torto secondo me. Molti buoni film sono, tuttavia, solo parzialmente inseribili nel filone: pensiamo a Chi sei? (1974), Maléfique (2002), Poltergeist – Demoniache presenze (1982).

L: Nel libro hai trattato 250 titoli in cui rientrano anche quelli con manichini, sex doll e burattini vari. Puoi citarci i titoli che più ti hanno colpito per ciascun oggetto malefico? Puoi dirci il motivo della tua scelta?

S: Per i manichini credo che sia ottima la scena – capolavoro di Horror Puppet (1979). Come sex doll è una perenne lotta tra The Bitch is Back (1995) e Hallo Dolly di Sick-o-Pathics, con Dead Doll (2004) come outsider. Se Scarabocchio di Dolls è per te un grande burattino, non posso che citarlo: lo vedrei volentieri prendersi a botte con Chucky con i soldatini che arrivano subito in suo (di Scarabocchio) soccorso. Ovviamente Chucky imprecherà contro tutto e tutti armato di coltello. Esclusi i manichini del film di David Schmoeller, tutti gli altri sono personaggi carismatici, seppur protagonisti di sequenze non necessariamente lunghe.

L: Se ti chiedessi tre titoli quali sono i primi che ti verrebbero in mente? Perché proprio quelli secondo te?

S: Dolls – Bambole, Magic – Magia e Incubi Notturni, semplicemente perché sono tre grandi film con qualche limite, che tuttavia viene superato da una certa poetica che li rende particolari ed interessanti nonostante qualche annetto sulle spalle, oramai. La scambio finale di battute tra il ventriloquo e la sua figura in Magic e la chiusura del racconto cornice di Incubi Notturni sono indimenticabili.

L: Quali sono stati i film più particolari che hai visto?

S: Se per particolari intendi bizzarri, devo citare Black Devil Doll (2007), Schizophreniac – The Whore Mangler (1997) e Dolla Morte (2006). Evito di citare quelli più trash, per usare questo brutto termine abusato, ma indico due titoli che, per me, sono stati delle ottime sorprese, e sono dei cortometraggi: Bear Scary (2009) e Das Clown (1999).

L: Qual’è secondo te la bambola più inquietante del cinema horror?

S: Sarò banale: quella di una delle sequenze finali di Reincarnation (2005). Non è una bambola, ma in Cimitero vivente (1989) il piccolo zombie pare proprio un bambolotto cattivo. Credo sia lapalissiano dire che la scena degli occhi in Dolls sia molto bella: per me è l’icona del genere.

L: Nel tuo testo hai dato spazio anche ai registi italiani come Paolo Del Fiol, Domiziano Cristopharo e Stefano Bessoni. Potresti lasciare un piccolo commento sulle loro opere (rispettivamente Kokeshi, Doll Syndrome e Krokodyle) che hai trattato ne La notte più lunga del mondo?

S: Doll Syndrome è citato nel preambolo iniziale ma non è analizzato nel Dizionario perché non è del genere evil doll: molti prima di me hanno già scritto dettagliate analisi, a iniziare da quella di Rudy Salvagnini nel suo blog, senza dimenticare ovviamente anche la vostra. Credo sia oramai superfluo ricordare la grande prova di Cella nella costruzione psicologia del protagonista e, ovviamente, il merito è anche del regista. Il film di Bessoni è un canto d’amore autobiografico e poetico per il cinema: un buon film, privo di bambole assassine, ma di indubbio interesse. Così come Doll Syndrome non è un film per tutti. Consiglio anche i due episodi di Connections, ma limitandomi all’episodio di Del Fiol, va segnalato come una riuscita alchimia tra l’horror occidentale e quello orientale.

L: Il genere evil doll movie è stato poco sfruttato. Perché secondo te?

S: Non credo sia stato così poco sfruttato, ma indubbiamente ci sono altre categorie, come gli zombie movies o i film sui vampiri, ad essere esageratamente prolifiche. Negli Stati Uniti è un genere decisamente più esplorato che in Italia. Su tale penuria italica posso solo fare delle ipotesi. Da una parte gli spettacoli di ventriloquismo non sono così diffusi. Dall’altra La bambola assassina (1988) è un film di fine anni ’80, periodo già di crisi per il nostro cinema di genere. Il pupazzo di Profondo Rosso (1975), che non è vivo e vegeto, è diventato l’emblema per molti senza essere prettamente del genere. Sul noto sito Memocinema sono molti a riportare trame o sequenze di fantasy – horror con bambole e pupazzi, e certi titoli, come il celeberrimo episodio di Trilogia del terrore (1975), sono ricercatissimi (apro una parentesi: ho letto e riletto tutte le richiesta di film con pupazzi, bambole e manichini presenti proprio su Memocinema e ho fatto di tutto per schedare tutti gli horror o dark fantasy, sia film che episodi di serie televisive, maggiormente “ricordati” dagli internauti, non trascurando quei ricordi rimasti senza soluzione. Chi ha orecchie per intendere, legga dunque il libro…). Tuttavia, credo decisamente che tale filone sia molto più eterogeneo e variegato rispetto quello zombesco, ad esempio, dove il prototipo del cadavere cannibale o dell’infetto aggressivo producono cloni su cloni.

L: Quali sono i tuoi progetti futuri? C’è la possibilità che tu possa dedicarti nuovamente alle bambole?

S: Non mi dispiacerebbe curare con un amico (un grande, ma teme sempre che i miei appellativi su di lui siano ironici e non sinceri, e di questo si sbaglia; comunque aspetto a fare il suo nome, ma auspico che possa davvero aiutarmi) l’adattamento in lingua inglese di tale guida: non una semplice traduzione, ma una sorta di versione 2.0, come si suol dire, spiegando meglio certi concetti che possono essere già noti al lettore italiano, e soprassedendo su altri, oltre che approfondire la produzione indipendente statunitense ed il cinema asiatico. Credo sia molto prematuro parlare di altri progetti oltre questo. Vorrei fare mia e parafrasare una risposta ad una lettera pubblicata su Nocturno Cinema pochi mesi fa (senza entrare nel merito di tale epistola, perché non mi riguarda): un libro andrebbe scritto se qualcuno ha qualcosa di nuovo da raccontare; magari non sarà scritto bene ma sarà sicuramente originale. Almeno per quel che riguarda l’analisi cinematografica vorrei seguire tali indicazioni. Poi, come si dice, del domani non c’è certezza. E non parliamo poi del dopodomani…

L: Una tua opinione su questa intervista?

S: Ai tempi de Ilcancello.com ho realizzato io qualche intervista, ed adesso ne pago le conseguenze. Direi simpatica, fatta quasi in famiglia, e mi è servita per capire che ho più confusione io nella testa che il bambolotto Black Devil Doll quando non sa con quale ragazza dedicarsi… Battute a parte, è stata un’esperienza interessante, quindi grazie a voi.

L: Lascia un messaggio agli amici di DarkVeins e a tutti coloro che leggeranno questa intervista!

S: Mi porto in avanti con gli auguri e riporto le parole di un cattivissimo bambolotto (che non è Chucky…): «Merry Christmas my ass, and a crappy New Year!». Battute a parte, mi auguro che tale guida possa davvero essere utile a qualcuno di voi. Come disse il compianto Beppe Viola: «Quelli che scrivono libri hanno figli da mantenere». Pertanto, è meglio che corra a chiedere delucidazioni in merito alla mia ragazza…

L: Grazie Samuele, noi di DarKVeins ti auguriamo tanta fortuna! E… attento alle bambole!

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