Intervista a Daniele Serra

Intervista a Daniele Serra


serraL’arte visionaria e onirica di Daniele Serra, illustratore e fumettista, si affaccia su DarkVeins per allettare gli occhi di chi si sofferma a perdersi tra le sue opere. Il giovane artista sardo vanta collaborazioni di spicco con le più importanti case editrici di fumetti americane e inglesi come DC Comics, Image Comics, Cemetery Dance Publications, oltre che con il magazine statunitense Weird Tales basato su racconti horror e fantastici.
Daniele firma anche copertine di racconti, libri horror e fantasy.
Ma non è tutto. Collabora a Carne di Marcello Fois e nel 2012 è il vincitore del British Fantasy Awards, prestigioso premio che lo porta sul podio. Ora l’attenzione è catturata da Veins and Skulls, il suo artbook in uscita a dicembre 2014 per SST.

A: Chi è Daniele Serra?

B: Non so ancora perfettamente chi sia, ma vive in Sardegna, ha 36 anni, ha una moglie e tre gatti. Ama molto leggere, suonare, guardare film e disegnare. Difficilmente lo vedrete ballare in pubblico vista la sua timidezza.

A: Come ti sei avvicinato all’arte?

B: Diciamo che l’avvicinamento all’arte e in particolare al disegno è avvenuto sin da piccolo grazie ai miei genitori e parenti che mi hanno sempre spinto a coltivare questa passione. Passione che non mi ha mai abbandonato tanto da essere attualmente la mia professione. Ricordo ancora che intorno ai sette anni sfogliavo avidamente i volumi che possedeva mio padre dei grandi pittori, rimanevo ore a guardarli e avevo anche i miei pittori preferiti, che già da allora erano quelli che usavano colori non troppo accesi. L’avvicinamento tecnico è poi avvenuto con alcuni corsi di fumetto e pittura ad olio dove ho imparato le basi della tecnica.

A: Come ti definisci artisticamente parlando?

B: Mi definisco un illustratore di genere. Con molto romanticismo e pochi dettagli.

A: Cosa ti ha portato a improntare la tua arte sull’horror?

B: Non è un qualcosa di studiato a tavolino, penso sia un tipo di sensibilità, un tipo di approccio che mi porta a disegnare determinate cose che per molti risultano forti e macabre ma che io considero molto romantiche a loro modo, diciamo romantiche decadenti. Questo per dire che spesso l’aspetto orrorifico per me viene in secondo piano, non parto con l’idea di disegnare qualcosa “horror”, ma cerco solo di comunicare un’emozione. Ciò non toglie che l’horror mi piace molto!

A: Che rapporto hai con l’horror e la cultura dark-gothic in generale?

B: L’horror mi piace, come la cultura dark-gothic. E’ un tipo di cultura molto affine ai miei gusti, quindi mi ci sono ritrovato dentro senza neanche accorgermene. La letteratura gotica, la musica dark, i film horror, sono tutti aspetti presenti nella mia vita, e piuttosto imprescindibili. Ripeto, penso sia un discorso di sensibilità, ognuno ha la sua, io mi emoziono per un albero spoglio e secco e c’è invece chi si sente felice guardando un albero in fiore con mille colori.
Ho un rapporto molto stretto con la scena musicale, che mi ha portato a disegnare copertine per vari gruppi come Wumpscut e Simon Balestrazzi dei TAC.

A: Quali sono le tue fonti di ispirazione? Come si è evoluto il tuo processo creativo?

B: Penso che noi siamo ciò che vediamo, leggiamo, sentiamo, quindi la mia idea è quella che possiamo solo rielaborare ciò che già esiste. Detto questo credo che per me la musica e la letteratura siano una fonte inesauribile di ispirazione ed emozioni. Soprattutto le emozioni che provo leggendo, ascoltando, sono il carburante che mi porta a voler a mia volta ricreare ed esprimermi. Sono molto timido, di conseguenza il disegno mi permette di esprimermi e di comunicare quello che penso e quello che sogno.

A: Quali sono i temi da te maggiormente trattati nelle tue opere?

B: La vita e la morte, i rapporti umani, la sensualità. Temi piuttosto universali con cui tutti hanno a che fare nella vita.

A: Quali tecniche usi?

B: Prevalentemente tre: china, acquerello e olio. In genere in base alla commissione decido la tecnica che reputo più appropriata, ultimamente mi sta dando grandi emozioni lavorare con l’acquerello, la sua immediatezza è adrenalinica, mentre l’olio lo trovo molto rilassante. Oltre al tipo di soggetto un altro fattore in base al quale decido la tecnica è lo stato d’animo in cui mi trovo.

A: Nei tuoi lavori usi prevalentemente il nero e il bianco. Che significato hanno per te questi colori?

B: Mi piace il nero perché lo trovo elegante, il bianco mi piace per il contrasto che crea col nero. In generale non hanno per me grande significato i colori presi singolarmente, mi interessa come si rapportano tra loro, la delicatezza di un tono su tono o, appunto, un contrasto netto tra bianco e nero. Poi in verità non ho una grande varietà di colori nei miei lavori, alcuni ho proprio paura di usarli e le terre sono quelli con cui mi trovo più a mio agio.

A: Sei un illustratore conosciuto, infatti i tuoi lavori sono stati pubblicati a livello mondiale. L’Italia, in particolare la Sardegna, ti hanno dato soddisfazione come il resto del mondo?

B: In Italia e specialmente in Sardegna ho pubblicato poco, non c’è una ragione precisa, forse, per quanto riguarda le copertine dei libri, ho notato che in Italia si preferisce utilizzare fotografie o immagini iperrealistiche spesso modificate al computer, mentre invece in America e in Inghilterra sono molto legati all’illustrazione pittorica e commissionano anche a grandi pittori la realizzazione delle cover. Spesso fanno edizioni limitate che danno al libro maggior valore come oggetto artistico. Comunque, a parte l’aspetto culturale, adesso è molto più facile lavorare all’estero, i confini e le nazionalità con l’avvento di internet si sentono molto meno, con una connessione si ha la possibilità di arrivare in tutti gli angoli del mondo, quindi lavorare per una casa editrice in Italia o in Australia diventa praticamente uguale, e questo lo trovo molto bello e stimolante.

A: Puoi parlarci della tua intervista apparsa su Fangoria? Di quale edizione della nota rivista si tratta?

B: Sì, a settembre è uscita la mia intervista sull’edizione americana di Fangoria. Da grande fan di cinema horror è stata una bella soddisfazione e in più sono stato intervistato da Barbie Wilde, scrittrice e attrice conosciuta per aver recitato la parte della cenobita in Hellraiser II. Dopo aver realizzato la cover del suo romanzo siamo diventati amici e lei stessa mi ha proposto un’intervista per Fangoria. Meglio di così!

A: Puoi elencare le cover da te realizzate per libri e film?

B: E’ un po’ complicato perché al momento ne ho realizzato più di centocinquanta, però chi vuole farsi un’idea può visitare il mio sito dove può trovarne molte.

A: In che modo viene innescata la creatività necessaria per la realizzazione di una cover?

B: In genere l’editor e lo scrittore si occupano di darmi delle linee guida, che possono essere una breve sinossi del libro, il libro stesso da leggere o un’idea ben precisa di quello che vogliono in copertina. In base a ciò cerco di sviluppare uno sketch iniziale molto veloce a matita per capire gli spazi e gli equilibri, una volta approvato procedo con l’illustrazione vera e propria. Ho un approccio al lavoro molto istintivo, cerco sempre di lavorare sull’emozione piuttosto che sul dettaglio maniacale. Di conseguenza parto con un’idea di base ma spesso non so come verrà l’illustrazione finale, mi lascio molto guidare dall’istinto e anche dai materiali con cui lavoro, mi capita a volte di usare un pennello vecchissimo mezzo distrutto che fa un po’ quello che gli pare sulla carta, e io lo lascio fare.

A: Di quale film horror ti sarebbe piaciuto realizzare la locandina?

B: Uno a caso di Mario Bava, La casa dalle finestre che ridono, Halloween.

A: Di quale album musicale invece avresti voluto realizzare la cover?

B: Wings of Joy dei Cranes, uno a caso degli Einsturzende Neubauten, Hecate degli Ordo Equitum Solis.

A: Che musica ascolti?

B: Molta musica dark ambient, industrial, noise, ethereal, post rock…

A: Sei il “best artist” del British Fantasy Awards 2012. Com’è cambiata la tua vita dopo l’assegnazione di tale premio?

B: E’ cambiata professionalmente, mi ha permesso di farmi conoscere maggiormente, di avere più contatti. E’ una sorta di attestato di valore in ambito lavorativo e ne sono molto contento. Vincerlo è stata una grande soddisfazione e un grande onore, personalmente ed emotivamente rappresenta un piccolo passo in avanti nel mio percorso ancora molto lungo, un’iniezione di fiducia. Un momento importante che deve rappresentare un punto di partenza alla costante ricerca di un’evoluzione.

A: Parlaci del tuo artbook Veins and Skulls, com’è nato questo progetto?

B: E’ nato quest’estate grazie all’editor Paul Fry che mi ha proposto lui stesso l’idea di realizzare un art book con i miei lavori. In partenza doveva essere una collezione delle cover che ho fatto negli ultimi anni, poi invece abbiamo deciso di fare qualcosa di completamente inedito con un concept che potesse legare tutte le illustrazioni presenti nel libro. E’ stato un lavoro durato più di 3 mesi e finalmente l’art book è uscito proprio in questi giorni. Sono molto contento perché è un lavoro a cui tengo particolarmente, ho sempre lavorato in coppia con scrittori e questo rappresenta il primo lavoro unicamente mio. Il concept è proprio nel titolo: “Veins” a rappresentare la vita che scorre e “Skulls” che identifica la morte. Un confronto tra la vita e la morte con alcuni sprazzi di erotismo molto soffuso.

A: Attualmente lavori a qualche nuovo progetto?

B: Attualmente ho vari progetti in ballo tra cui un fumetto con Marcello Fois, spero che veda la luce presto. Per il resto ho sempre parecchie copertine da fare e un sogno nel cassetto: illustrare il Faust di Marlowe. Vedremo…

A: Cosa pensi di questa intervista?

B: E’ stato molto interessante rispondere alle tue domande e ti ringrazio perché mi hai permesso di parlare di argomenti non solo inerenti al mio lavoro. Mi sono divertito molto!

A: Un saluto agli amici di DarkVeins!

B: Un grande abbraccio a tutti!

A: Grazie Daniele!

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