Intervista a Davi De Oliveira Pinheiro, il regista di Beyond the Grave

Intervista a Davi De Oliveira Pinheiro, il regista di Beyond the Grave

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daviDarkVeins ha intervistato Davi De Oliveira Pinheiro, produttore, sceneggiatore e regista brasiliano che si è occupato della produzione di Boundaries of Thought e di cinque episodi della serie online Think Thank interpretata da David Lynch. Beyond the Grave è il suo primo lungometraggio, un film di genere horror che sfocia nel road movie, nel genere azione e anche nello spaghetti western con un pizzico di esoterismo.
Scritto e diretto da Davi de Oliveira Pinheiro (che ha co-prodotto con Isidoro B. Guggiana), Beyond the Grave ha vinto 13 premi, tra cui il “Best Horror Feature Award” all’Arizona Underground Film Festival e l’”Audience Choice Award for Best Latin American Feature” al Montevideo Fantástico (Uruguay). Della produzione del film si è occupata la Lockheart Filmes Ltda.

L: Ciao Davi, parlaci di te.

D: Stavo proprio pensando a cosa scrivere di me quando ho ricevuto questa intervista. E ho pensato a tantissime cose! Mi potrei definire egocentrico, poi pensando al tipo di lavoro che mi attrae in questo momento e a come i romanzi di fantascienza siano per me molto importanti, credo di potermi definire una specie di folle romantico, a partire dal 2014.

L: Cosa ti ha spinto a far parte nel mondo del cinema?

D: Ho sempre sognato di diventare un regista sin da bambino. Ho incontrato un amico di scuola elementare pochi mesi fa e mi sono ricordato che quando ero piccolo ho detto che sarei diventato una delle due cose: un regista o il Presidente del Brasile. Così, ho scelto il cinema. Non volevo entrare in politica perché non ho stomaco per la corruzione.

L: Recentemente hai diretto due cortometraggi. Ce ne puoi parlare?

D: I miei due cortometraggi più recenti sono The Soul Detective e The Perfect Kiss. Entrambi hanno una storia di produzione alquanto strana. The Perfect Kiss è stato girato tre anni prima di Beyond the Grave, mentre The Soul Detective è stato girato un paio di mesi fa e rilasciato esattamente un anno dopo la produzione del lungometraggio. Mi piace sperimentare durante la realizzazione dei cortometraggi. Cerco di non sfociare nella banalità e credo che la paura di non farcela renda il tutto molto più interessante.
L’idea di The Perfect Kiss era quella di creare un corto quasi senza immagini – dal forte impatto visivo – che inizia e finisce prima che il pubblico si renda conto di quello che ha visto. Ha una durata molto breve e si trascina senza essere notato. E’ rischioso perché aliena il 90% del pubblico, ma mi piace.
The Soul Detective è un altro film sperimentale. E’ sul cinema e sulle sue possibilità. I set, i movimenti, il dialogo, la fotografia e il design di produzione non sono pensati. Nel film c’è tutta la mia esperienza e l’interazione con gli attori, lo spazio che ci circonda, la mia idea di quello che potrebbe essere il cinema. E’ un vero ritratto di chi ero durante la lunga post-produzione di Beyond the Grave ed è uno dei miei lavori preferiti di sempre.

portoL: Beyond the Grave (Porto dos Mortos) è il tuo primo lungometraggio. Il film combina perfettamente il mondo post-apocalittico con la magia e l’orrore. Com’è nata l’idea?

D: Bene. Il film è tutto quello che ho vissuto, tutto quello che ho sentito da quando sono nato, che mi ha fatto scoprire le arti e che mi ha portato a terminarlo al mio 32° anno di età. E’ stata una specie di missione. Fino ad adesso non credo di aver mai avuto Beyond the Grave ben definito nella mia testa. E’ stato realizzato al culmine della mia inesperienza e innocenza, è stata un’esperienza che non potrò mai rifare.
Più che essere classificato come buono o cattivo film, penso che mostri un chiaro punto di vista. Il film cattura un momento della mia vita, un modo di pensare sia mio che della mia troupe nato in un preciso momento. Ci sono diversi riferimenti, ovviamente, citazioni e dettagli, e anche piccoli particolari provenienti da altri film ma la cosa più importante è che il film sia stato creato dalle persone che gli hanno dato vita, una troupe e un cast formidabili.

L: Sei il produttore, lo sceneggiatore, il regista e anche il produttore musicale esecutivo del film. Quali sono le difficoltà che hai incontrato?

D: Nella produzione, senza alcun dubbio, poiché è stata un’impresa autofinanziata (50% da me, 50% da Isidoro B. Guggiana) che ha creato pressioni e un eccessivo senso di responsabilità. In alcuni casi, produrre è più importante che scrivere e dirigere il film. Diciamo che la produzione del film mi ha permesso di usare con attenzione le mie risorse.

portoL: Rafael Tombini è il protagonista di Porto dos Mortos. E’ un poliziotto che dà la caccia a un serial killer. Ci puoi parlare di questo personaggio? E’ stato difficile per Tombini interpretare questo ruolo?

D: Rafael può fare tutto. Lui è un attore incredibile e diventerà una star. Se per lui è stato difficile, non lo ha fatto notare. E’ stato onesto e si è completamente calato in un personaggio che è stato un grande punto interrogativo per altri ma che invece lui ha pienamente compreso e ben interpretato.

L: Come è stato lavorare con Rafael?

D: La nostra collaborazione ha avuto inizio dopo la realizzazione di un cortometraggio che ho scritto, Tea Time. Ho incontrato Rafael in questa occasione e gli ho proposto la parte del poliziotto. Sul set mi ha detto che inizialmente pensava che fossi pazzo. Durante la produzione di Beyond the Grave invece ha capito che parlavo sul serio.
Siamo andati d’accordo sin da subito. Rafael ha capito il mondo che stavo cercando di costruire nel film mentre io ho capito ciò che gli serviva come attore. Il suo personaggio ha regalato grandi momenti, alcuni pieni di umorismo, alcuni pieni di densa caratterizzazione. Abbiamo un ottimo rapporto e siamo ancora alla ricerca di un progetto giusto in modo tale da poter lavorare di nuovo insieme.

L: C’è la possibilità di un sequel?

D: Il mondo di Beyond the Grave è aperto a un sequel molto esoterico che ho intenzione di fare in futuro. Se il primo film parla di vendetta, voglio che il secondo sia sul perdono, quindi un tema più difficile e umano.

L: A cosa stai lavorando in questo momento? Quali sono i tuoi progetti futuri?

D: Come regista, sto lavorando all’editing dello sci-fi All That Could Have Been, il film più difficile che abbia mai fatto. Tratta la fine del mondo e di come questa colpisca i ricordi di un uomo nei suoi ultimi secondi di vita. E’ stato selezionato recentemente per il Berlinale Talents Editing Studio ed è stata un’esperienza che mi ha trasformato. Nel frattempo abbiamo girato un altro cortometraggio, un piccolo dramma romantico dal titolo Another Empty Space. Quindi, come ho detto prima, sto mostrando un lato più tenero, cercando di trovare una connessione con gli altri esseri umani attraverso i miei film.
Inoltre sto editando un pilot dal titolo Jack Hammer, una action-comedy creata dall’attore Felipe Monaco.
Sono anche coinvolto nello sviluppo del romanzo cosmico By the Sea e dell’antologia The End of History.

L: Qual è il tuo genere di film preferito? Qual è il miglior film horror e perché?

D: Non ho generi di film preferiti. Per me tutti si mischiano e si fondono per creare un bellissimo mosaico di umanità.
Per quanto riguarda l’horror, preferisco film come L’Aldilà, Dellamorte Dellamore, L’esorcista, Kwaidan, Il Signore del Male e la serie Phantasm, tra tante altre. Sono film che hanno stimolato la mia immaginazione e mi hanno regalato emozioni.
The Beyond è un viaggio di follia pura, senza alcuna spiegazione logica, che trasuda orrore e terrore in tutto.
Considero Dellamorte Dellamore un luogo di esplorazione di filosofia e di riflessione sull’umanità.
L’esorcista tratta la più grande paura di tutte: la paura di perdere qualcuno che ami e di non poter fare tutto il possibile per aiutarlo.
Kwaidan è uno dei più bei film mai realizzati, anche se ciò che affronta è la sfera degli incubi.
Ne Il Signore del male, il tema, la musica e la fotografia sono al servizio di un crescendo di tensione.
La serie Phantasm è horror allo stato puro.
I miei film preferiti cambiano ogni giorno. C’è così tanto da ricordare nel genere horror e ci sono anche tanti film da vedere in futuro.

L: Quali sono le tue influenze cinematografiche?

D: In questo momento Fellini, Bava, Tarkovskij, Zulawski, Miike, Hellmann, Coppola, Carpenter, Leone, Oz, Ford, Lang, Rivette, Ozu, Sganzerla, Rocha, Almeida Prado, Resnais , Soavi, Wheatley, Jodorowsky, Demme, Kluge, Costa, Martel, Hu, Ophüls, Bergman, Minnelli, Russel, Suzuki, Brakhage, Leigh, Cassavetes, Ray e tutte le infinite stelle del cinema.
Non voglio fare film simili a quelli che questi ragazzi hanno fatto. Voglio solo essere sincero con me stesso come lo sono stati loro.

L: C’è qualcosa che vorresti dire ai lettori di DarkVeins?

D: Non mischiatevi con la massa, cercate di avere un vostro modo di pensare prima di aggregarvi a uno stile di pensiero. E’ estremamente importante essere se stessi e si esiste solo ora, in questo luogo, nel tempo.

L: Grazie per la tua disponibilità Davi e buona fortuna!

 

 

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