7 Sins | Recensione film

7 Sins | Recensione film


7 Sins (2019) è un horror corale composto da sette segmenti, ciascuno dei quali affronta uno dei sette vizi capitali. Il film coinvolge registi italiani e internazionali e, come in ogni horror collettivo, anche in questo progetto confluiscono diversi stili (dall’extreme al trash) che andranno incontro ai gusti più disparati dei cinefili.

La curiosità nello scoprire come questi registi indipendenti abbiano interpretato ciascun vizio si scontra però con una realtà amara. Alcuni episodi, oltre a fallire nel tentativo di affrontare il tema trattato, sono segmenti poco riusciti, monotoni e ancor più lasciano il vuoto dopo la visione.
Tra queste storie mediocri, deboli e senza spessore, per fortuna ne spuntano altre che invece sono la perfetta incarnazione del peccato scelto così come anche un ottimo esempio in cui regia, sceneggiatura e fotografia raggiungono livelli molto alti. Sono proprio questi ultimi che risollevano la media generale di questo horror collettivo.

anger7 Sins si apre con “Anger“, l’episodio scritto e diretto da Dario Almerighi.
Il regista dà una sua personale interpretazione dell’ira inserendola in un contesto familiare e inquadrando questo stato psichico alterato in un esempio di violenza domestica.
Nella sua mediocrità, “Anger” è un segmento glaciale e tragico che ben rappresenta il peccato capitale e la violenza da questo generata.
Nel cast: Fabrizio Bordignon e Altea Hernandez.

invidiaSi prosegue con “Envy” di Sam Mason Bell. Scritto da Emily Priest, l’episodio sull’invidia vede protagonista una prostituta che, gelosa della felicità altrui, sfoga la sua rabbia sulla coppia che la sceglie per un gioco erotico.
Envy” non va fuori tema ma è uno degli episodi più blandi e prevedibili di 7 Sins. Sceneggiatura e regia sono visibilmente sottotono e persino l’orrore viene celato (come a dover nascondere l’incapacità di realizzarlo). Resta solo un siparietto erotico bagnato di sangue ma che non lascia distinguere le ferite e le torture inflitte.
Nel cast: Emily Priest, Thomas J. Davenport, Alexandra Robertshaw.

Sloth” di Francesco Foletto tratta invece l’accidia.
Elisa Carrera Fumagalli è un’artista di body art, una ragazza svogliata, abulica e che conduce una vita inerte.
Come “Envy“, anche “Sloth” appesantisce la visione del film a causa di una storia senza spessore che, se in qualche modo riesce a rappresentare il peccato capitale, dall’altra risulta stancante.
Sloth” è un corto vuoto in cui la protagonista rievoca (durante un’intervista) il tempo sprecato a ballare e a non fare nulla di costruttivo come passare dalla sedia al divano e alla vasca da bagno con molta apatia.
La sorpresa finale vale poco quando l’interesse dello spettatore è ormai spento anche a causa di un eccessivo uso dei colori e della visione notturna che non fanno che affossare ancora di più il cortometraggio.

pridePride” di Michael J. Epstein è il cortometraggio extreme sulla superbia che nella dottrina morale cattolica è considerata il peccato narcisistico per eccellenza.
Sophia Cacciola interpreta una ragazza bigotta che ascolta un’emittente religiosa mentre ricama al telaio.
Tentata dalla “mano” di Satana, la ragazza mette da parte la fede e, come una sorta di ribellione a Dio,  si lascia invadere dalla superbia che farà emergere la sua vera indole.
Con pochi mezzi Michael J. Epstein confeziona un particolare e valido cortometraggio estremo intinto nel surrealismo e nella blasfemia. SPOILER:  ——- Con il sottofondo di un rituale religioso infatti, una mano agirà nel nome del male e, in segno di disprezzo per il prossimo, infierirà (con un deflussore) con sadismo nelle parti intime della vittima (Michael J. Epstein)—–.

LussuriaCon “Lust” finalmente si sale di livello per quanto riguarda regia, sceneggiatura, fotografia e recitazione. Diretto dall’esperto Domiziano Cristopharo (House o Flesh Mannequins) e interpretato da una straordinaria Chiara Pavoni, “Lust” è un cortometraggio superlativo che si avvale di una storia notevole (Andrea Cavaletto) che non sconfina nel prevedibile. Impreziosito da una fotografia molto curata, questo episodio incarna la lussuria.
Chiara Pavoni veste i panni di una donna sola che riversa il suo amore su una sex doll in silicone (Davide Di Zio) con la quale instaurerà un rapporto morboso.
Nudità e piaceri della carne fanno solo da contorno ad una storia che in realtà maschera solitudine, debolezza e orrore.
Nel cast anche Paolo di Gialluca e Silvia Bastet. Gli FX sono di Athanasius Pernath mentre la fotografia è di Domiziano Cristopharo.

golaScritto da Melvin Sutherland e diretto da Jason Impey, “Gluttony” è l’episodio che dovrebbe rappresentare la “gola”.
Pessimo a livello registico e recitativo, questo cortometraggio trash è anche un tentativo fallito di affrontare i temi dell’abbandono e quello della “follia”. Inoltre sfiora il ridicolo involontario in più occasioni (il parto delle “bambole”, il teschio del neonato già munito di denti…) risultando davvero pesante da seguire fino alla fine.
Nel cast: Vanessa Hider, Lee Marsh, James France, Jewelz Sirius Jago.

AvariziaInsieme a “Lust“, l’episodio “Greed” di Poison Rouge è uno dei più potenti cortometraggi che compongono 7 Sins.
Dopo “American Guinea Pig: Sacrifice”, Poison Rouge dirige un indimenticabile e incantevole horror sovrannaturale che, avvolto da un’aura retro (il film potrebbe riportare alla mente uno degli episodi de “I delitti del gatto nero”) impersonifica con classe l’avarizia. In un contesto dove regna il degrado, “Greed” fa sfoggio di rituali, sangue e vendetta ma anche di un finale eccezionale in cui a rubare l’attenzione è sicuramente lo straordinario personaggio dalla folta chioma (Melissa Bianchini nell’immagine a sinistra).
Oltre alla regia e alla sceneggiatura (Pasquale Scalpellino), in “Greed” sono notevoli anche la fotografia (Domiziano Cristopharo) e i practical effects delle scene più gore (tagli, eviscerazione).
Nel cast: Bruno Petrosino, Melissa Bianchini, Cleverson Rodrigues, Massimo Margotti.
Gli FX sono a cura di Domiziano Cristopharo.

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7 Sins (2019) è un horror corale composto da sette segmenti, ciascuno dei quali affronta uno dei sette vizi capitali. Il film coinvolge registi italiani e internazionali e, come in ogni horror collettivo, anche in questo progetto confluiscono diversi stili (dall'extreme al trash) che andranno incontro ai gusti più disparati dei cinefili. La curiosità nello scoprire come questi registi indipendenti abbiano interpretato ciascun vizio si scontra però con una realtà amara. Alcuni episodi, oltre a fallire nel tentativo di affrontare il tema trattato, sono segmenti poco riusciti, monotoni e ancor più lasciano il vuoto dopo la visione. Tra queste storie…

Considerazioni finali

Score

Score

Sommario: 7 Sins è un horror corale composto da sette segmenti ciascuno dei quali affronta uno dei sette vizi capitali. Fra gli episodi meno riusciti ne spuntano altri che sono la perfetta incarnazione del peccato scelto così come anche un ottimo esempio in cui regia, sceneggiatura e fotografia raggiungono livelli molto alti.

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