Painkiller (2014) | Recensione cortometraggio

Painkiller (2014) | Recensione cortometraggio


painkiller-movie-posterTra i tanti film appartenenti al body horror, Painkiller è sicuramente un valido titolo che ben valorizza questo particolare sottogenere volto a esplorare la mutazione del corpo, le sue deformità degenerative in concomitanza con il declino psicologico della vittima. Premiato come Miglior Cortometraggio all’HorrorHound Film Fest 2015 (Cincinnati, Ohio), Festival in cui ha ricevuto tra l’altro le nomination come Miglior Regia e Miglior Attrice, Painkiller è un cortometraggio horror diretto nel 2014 da Jeremiah Kipp (qui la nostra intervista), regista, sceneggiatore e produttore americano che vanta una fitta e brillante filmografia alle spalle (Berenice, Contact, Crestfallen, The Minions…).

Descritto dallo stesso regista come un “body horror che incontra Fight Club”, Painkiller attinge dalla mutazione della carne, tema caro a David Cronenberg, omaggiando in questo modo il cinema del celebre regista e sceneggiatore canadese. Della durata di circa 15 minuti, questo cortometraggio combina egregiamente il body horror e il terrore psicologico. Il risultato è una storia malsana, fatta di dipendenze e di abusi e in cui il dolore è il punto di inizio della ricerca effettuata da parte di due scienziati (Kelly Rae Legault e Thomas Mendolia) che intendono trovare una soluzione radicale per porre fine alla sofferenza umana. La coppia crea in laboratorio un organismo che si nutre del dolore dell’ospite in cui viene impiantato e che ha la capacità di tramutare il male fisico in piacere. I due ricercatori però non sanno che la loro cura ha anche dei pericolosi effetti collaterali a cui sarà difficile far fronte.

painkillerIn un film come Painkiller, in cui la sofferenza genera sofferenza, è difficile restare insensibili. L’organismo che si ciba di dolore fisico genera infatti anche altri tipi di rapporti (sadico e masochista) che, come parafilie inerenti la sofferenza del corpo, ben si allacciano al tema portante del film di Kipp. Una regia esperta e una sceneggiatura (a cura di Jerry Janda) semplice ma valida sono i punti più forti di questo intenso cortometraggio sul dolore in cui, oltre al chiaro omaggio cronenberghiano, si intravede un percorso personale. Motivo, quest’ultimo, che rende la visione di Painkiller piacevolmente interessante grazie anche ai godibili effetti speciali e al make up realizzati da Daniel J. Mazikowski e a un discreto livello di recitazione del cast di cui fanno parte Kelly Rae Legault, Thomas Mendolia, Jill Di Donato e lo stesso sceneggiatore eproduttore esecutivo del film, Jerry Janda.

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