The Driller Killer | Recensione film

The Driller Killer | Recensione film

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driller-killer-movie-posterIl giovane pittore Reno Miller vive a New York con la sua ragazza e un’amica lesbica. I tre ragazzi, tossicodipendenti e poveri, “tirano” a campare con l’arte di Reno e le pensioni della sua compagna finchè, in attesa di vendere l’ultimo capolavoro ancora incompleto del pittore, non riescono più a pagare l’affitto e la bolletta del telefono. La situazione di Reno peggiora nel momento in cui prende alloggio nell’appartamento accanto una fracassona rock band che adibisce per l’occasione il locale a sala prove.
Il giovane newyorkese, preso da un attacco d’ira nei confronti di una società dominata dal denaro e dai soprusi, acquista un trapano elettrico ed un alimentatore portatile con i quali comincerà a mietere vittime fra i barboni della zona.

The Driller Killer è il primo lungometraggio cinematografico di Abel Ferrara dopo gli esordi puramente pornografici. Filmato in sedici millimetri, con un budget di appena cinquantamila dollari, il film è stato girato per le strade di New York e con attori non professionisti. Pellicola alquanto sporca e grezza, pregna di droga, povertà e malessere giovanile, The Driller Killer è l’inizio di un messaggio “politico e sociale” che il regista porterà avanti nelle future produzioni.
Nonostante il film presenti alcune costanti splatter molto vistose, comuni a film come Non Aprite quella Porta, questo lungometraggio riesce a “staccarsi” dal genere per ricordare maggiormente film tipo “Taxi Driver” con Robert De Niro o il cinema rude di Scorsese. Ed infatti è proprio l’aria malsana del quartiere newyorkese e dei suoi barboni così come la disturbante immagine dei sedici millimetri a toccare lo spettatore e lasciarlo sensibilmente attratto dal marcio di un lavoro artisticamente sufficiente.

Recensione di Cerbero

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