Zombie 90: Extreme Pestilence | Recensione film

Zombie 90: Extreme Pestilence | Recensione film

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Zombie90extremepestilenceAmburgo, 1990. Strani esperimenti militari con gas venefici hanno risvegliato orde di zombi affamati. Uscendo dal folto delle foreste gassificate, i morti raggiungono, con la lentezza che li contraddistingue, i centri abitati, iniziando la mattanza totale. Due medici coraggiosi, dei “Rambo” teutonici improvvisati, tenteranno di ricacciare all’inferno le putride creature. Inutilmente.

Andreas Schnaas è un mito e nell’ambiente underground amatoriale il suo nome è accompagnato sempre da secchiate compiaciute di sangue (finto). Rientrando nei fondatori del genere “ultragore” (mai nome fu più adatto!) nonché del movimento indipendente dei videoamatori tedeschi assieme al collega Buttgereit (Nekromantik), nei suoi film sembra interessarsi esclusivamente al lato splatter estremo delle scene, tralasciando tutto il resto, ma veramente tutto.
Si potrebbe dividere la valutazione del film in due: da un lato la parte puramente tecnica, dall’altro gli aspetti del make-up, degli effetti speciali e del gore che trasuda da ogni poro.

Parliamo del lato tecnico, in termini obiettivi (per quanto possibile). Questo film fa realmente schifo. Le inquadrature sono traballanti ed a volte sfocate, la recitazione dei personaggi è penosa, non hanno la minima espressività e, per ultimo, la storia è totalmente insensata e si riduce al semplice accostamento di scene rivoltanti. Se nella prima parte del film ci sono un po’ di dialoghi, nella seconda regna il caos, in un susseguirsi di violenza fine a sé stessa. Schnaas ci propone passaggi inutili come l’interminabile sogno che fa il dottore verso la fine, scene illogiche, sequenze lentissime e trascurabili dando quasi l’impressione di voler “allungare il brodo” del suo film. Il montaggio, poi, farebbe inorridire qualsiasi professionista e le luci non fanno altro che creare confusione, alterando scene nitide a sequenze scurissime, in cui non si distingue nulla.
Questo motiva il voto così basso che ho ritenuto opportuno dare alla pellicola in questione.

Veniamo invece al lato divertente. Gli effetti speciali, curati dallo stesso Schnaas, sono ciò che di più casereccio possa esistere. Si assiste allo smembramento di un bambolotto, che dovrebbe rappresentare un bambino vero, all’amputazione di un seno chiaramente di plastica, per non parlare delle budella presenti quasi in ogni scena, ricavate da metri di salsiccia. Il bello di tutto ciò è la caparbietà del regista che, pur sapendo che mai quel bambolotto verrà scambiato per un neonato, lui ce lo mette ugualmente, e che crepi la critica! Per tutta questa purulenza il film meriterebbe ben oltre il dieci.
Comunque non crediate che Schnaas sia un povero mentecatto, alcuni effetti sono davvero ben riusciti, come quando uno zombi armato di motosega (ebbene sì, gli zombi sanno usare oggetti) taglia in due uno sfortunato passante

E’ questo lo spirito giusto dell’amatoriale. Se il “grande cinema” fissa le regole per un buon film, l’underground ha il dovere di porsi all’estremità opposta rispetto a questi dettami, di smontarli e reinterpretarli senza temere di mettersi in discussione. Sfacciataggine e gusto estremo per il macabro sono i due ingredienti principali dell’opera in questione, che, pur non valendo assolutamente nulla in quanto film, rimane comunque una gemma rara nel genere, come solo l’intramontabile Andreas Schnaas sa produrre.

Frase di lancio: “The ultimate Gore-Film

Recensione di Varg

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