Il Nido del Ragno | Recensione film

Il Nido del Ragno | Recensione film

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ilnidodelragnoAlan Withmore, un professore di religioni orientali, si reca a Budapest per far visita al suo collega, il professor Roth, di cui l’università non ha più notizie. Una volta incontrati, Roth consegna a Withmore alcuni documenti e delle misteriose tavole su cui compaiono dei nomi. Il professor Roth viene ritrovato impiccato il giorno stesso e da quel momento Alan inizierà a sentirsi come “intrappolato” nella cittadina bulgara. Il luogo è infatti controllato da una setta gestita dai “tessitori”, adepti al servizio di antiche divinità sanguinarie.
Piccola perla nostrana, Il Nido del Ragno diretto da Gianfranco Giagni nel lontano 1988, gode di uno script rispettabile avvolto da una location alquanto suggestiva che si amalgama alla perfezione con lo svolgimento tenebroso della storia. Il professor Withmore incontrerà nel suo cammino omicidi, donne-ragno, bugie, moniti che lo plageranno nel profondo. Il passaggio nei sotterranei, interiora marce di una città morta, lo condurrà alla prigionia: esattamente al centro di una ragnatela immensa tessuta da adepti senza scrupoli.
La sceneggiatura pecca di qualche ingenuità, mentre la lentezza nello svolgimento della storia è smorzata dalle azioni terrificanti della donna vestita di nero che con movenze di ragno semina morte. Alcuni personaggi sono poco definiti e il livello di recitazione non è dei migliori. Buoni gli effetti speciali di Sergio Stivaletti perfettamente in linea con quelli del periodo.

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