Guinea Pig 4: Mermaid in a Manhole | Recensione film

Guinea Pig 4: Mermaid in a Manhole | Recensione film

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guineapigmermaidinamanholeUn pittore è in piena crisi artistica, non riesce più a dipingere. Un giorno scende nell’impianto di fognature dell’edificio in cui vive e trova una sirena. L’uomo la porta nel suo appartamento e comincia a farle un ritratto… sembra aver trovato l’ispirazione.

Questo quarto capitolo della tanto discussa serie “Guinea Pig”, si distacca dagli altri episodi (il cui unico obiettivo è quello di scioccare attraverso finti snuff) in modo singolare. Mermaid in a Manhole infatti rappresenta la visione artistica dello splatter e del melting più esplicito e feroce. I dialoghi sono ridotti al minimo, tutto si basa su immagini evocative di una poesia visiva che sussurra un dolore profondo.
L’amore, la follia e l’arte del pittore si uniscono in un abbraccio visionario che lo tramutano in un eccellente artista del dolore. Gli stadi di putrefazione della sirena, sua musa ispiratrice, scandiscono il tempo che passa, mentre i suoi colori sono l’essenza della sofferenza che viene fissata dall’uomo su una tela.
La pellicola è interamente invasa da atmosfere malsane che ben avvolgono questo ritratto dell’agonia.
Un film crudele denso di poesia che regala un colpo di scena finale inaspettato.

La serie “Guinea Pig” è composta da: GP – Devils Experiment (1985), GP – Flowers of Flesh & Blood (1985), GP – He Never Dies (1986), GP – Mermaid in a Manhole (1988), GP – Android of Notre Dame (1988), GP – Devil Woman Doctor (1990). Agli episodi si aggiungono alcuni making-off della serie.

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